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Riciclo: cresce l’economia circolare ma plastiche e RAEE restano in crisi
Il Rapporto “Il Riciclo in Italia 2025” conferma la forza industriale del settore: tasso di circolarità più che doppio rispetto alla media UE e filiere eccellenti come carta, vetro e imballaggi. Ma emergono criticità profonde: crollo dei riciclatori di plastica e stallo nel sistema RAEE.
L’Italia continua a fare i conti con una forte dipendenza dall’importazione di materiali: nel 2024 ha toccato il 46,6%, oltre il doppio della media europea del 22,4%. Un peso economico enorme, con la spesa per le importazioni salita del 34% in cinque anni, da 424 a 569 miliardi di euro. In questo quadro, il riciclo è una leva strategica per ridurre costi e vulnerabilità del sistema produttivo.
L’Italia leader nel tasso di circolarità
Secondo i nuovi dati Eurostat, l’utilizzo circolare di materia nel 2024 raggiunge il 21,6%, in crescita rispetto al 2023 e quasi il doppio della Germania (14,8%) e della Francia (17,8%). Un risultato trainato dall’86% dei rifiuti gestiti avviati a recupero e da performance eccellenti nel riciclo degli imballaggi: 76,7% sul totale, già oltre i target europei al 2025 e 2030.
Le filiere che trainano l’industria
Acciaio, carta, vetro e legno mostrano come il riciclo sia ormai un pilastro industriale. L’89% dell’acciaio italiano deriva da rottame ferroso, il 56% della materia prima cartaria è macero da riciclo, oltre 2,3 milioni di tonnellate di legno tornano sul mercato sotto forma di pannelli e arredi. Nel vetro il tasso supera l’80%, con oltre 2,1 milioni di tonnellate recuperate.
Un’indagine congiunta Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile–Ispra–Conai evidenzia inoltre l’importanza degli imballaggi nel generare materie prime seconde: rappresentano il 66% del vetro riciclato, il 54% della carta e circa la metà della plastica.
Plastiche: una crisi industriale che si aggrava
Nonostante il superamento del target europeo di riciclo al 51,1%, l’industria italiana della plastica riciclata vive una fase di profonda crisi. Nel 2024 i fatturati sono crollati, i prezzi ai minimi e la concorrenza del PET vergine e di quello riciclato importato – che vale ormai il 20% del mercato – ha aggravato le difficoltà.
L’obbligo del 25% di PET riciclato nelle bottiglie, attivo dal 2025 ma privo di sanzioni, non ha generato l’atteso aumento della domanda. Tutti i polimeri riciclati soffrono il calo dei prezzi dei materiali vergini, mentre i costi energetici e di smaltimento restano elevati. Senza interventi urgenti, avverte la Fondazione, si rischia di compromettere una filiera strategica nella competizione globale.
RAEE: la grande miniera dimenticata
I rifiuti elettronici rappresentano una riserva di materie prime critiche, ma l’Italia continua a recuperarne troppo pochi: nel 2024 il tasso di raccolta è sceso sotto il 30%, meno della metà del target UE del 65%.
La Commissione Europea valuta l’introduzione di una tassa di 2 euro/kg sui RAEE non raccolti: per l’Italia significherebbe un costo di 2,6 miliardi l’anno. La Fondazione propone di trasformare questa cifra in investimenti obbligatori da parte dei produttori, per rafforzare la rete di raccolta e dare piena attuazione agli accordi con i Comuni.
Una leadership da consolidare
Il sistema italiano del riciclo genera valore economico, lavoro e benefici ambientali. Ma, come sottolinea Conai, non può essere considerato un risultato acquisito: servono condizioni stabili, regole chiare e una visione industriale capace di sostenere le filiere più esposte.
Solo così l’Italia potrà mantenere la sua leadership europea e trasformare definitivamente l’economia circolare in un vantaggio competitivo strutturale.

