https://www.pexels.com/it-it/foto/cibo-verdure-frutta-delizioso-4443442/ (Foto Polina Tankilevitch per Pexels)
Pesticidi nel piatto: il dossier Legambiente 2025 denuncia l’aumento
L’analisi su 4.682 campioni mostra un peggioramento rispetto all’anno precedente: quasi un alimento convenzionale su due contiene fitofarmaci. Il biologico si conferma più sicuro, ma l’effetto cocktail resta fuori dal quadro normativo.
Il nuovo dossier “Stop pesticidi nel piatto 2025” di Legambiente, realizzato con il sostegno di AssoBio e Consorzio Il Biologico, delinea una situazione ancora lontana dall’obiettivo di un’agricoltura sicura e sostenibile. L’indagine, che analizza 4.682 campioni di frutta, ortaggi, cereali, prodotti trasformati e alimenti di origine animale, rivela un quadro contraddittorio: se da un lato più della metà dei prodotti convenzionali risulta priva di residui (50,94%), dall’altro cresce il numero di campioni contaminati da uno o più fitofarmaci.
Multiresiduo in aumento: cresce la minaccia dell’“effetto cocktail”
Quasi il 48% dei campioni convenzionali contiene residui, e oltre il 30% presenta multiresiduo, con un aumento del 14,93% rispetto all’anno precedente. Una criticità che la normativa europea continua a sottovalutare: le autorizzazioni dei fitofarmaci vengono valutate singolarmente, ignorando le esposizioni combinate che rappresentano il rischio reale per consumatori ed ecosistemi.
Sebbene solo l’1,47% dei campioni risulti fuori dai limiti di legge, questa percentuale non considera gli effetti cumulativi nel tempo, né le ricadute sanitarie e ambientali dei pesticidi nel piatto.
Frutta il comparto più contaminato, bene i prodotti animali
La frutta si conferma l’alimento più problematico: nel 75,57% dei campioni si rileva multiresiduo e il 2,21% non è conforme ai limiti UE. Migliore, ma comunque complesso, il quadro degli ortaggi, con residui nel 40,17% dei casi e irregolarità all’1,03%.
Nei prodotti trasformati la presenza di residui scende al 32,89%, mentre il settore animale risulta il più sicuro, con quasi l’88% dei campioni totalmente esenti. Legambiente, però, chiede un ampliamento delle analisi, includendo sostanze come gli antibiotici.
Molecole tossiche e vietate: i casi più critici
Tra le sostanze più rilevate figurano insetticidi e fungicidi diffusi come Acetamiprid, Boscalid, Pirimetanil, Azoxystrobin e Fludioxonil. Ma il dossier evidenzia anche la persistenza di molecole vietate: Tetramethrin nei peperoni italiani (non autorizzato dal 2002), DDT in campioni di patate e zucchine. Segnali che indicano un problema di contaminazione ambientale di lungo periodo.
Il biologico resta il modello più sicuro
Decisamente più rassicurante il quadro del biologico: l’87,7% dei campioni risulta privo di residui e si registra un solo caso di irregolarità, probabilmente dovuto alla deriva da coltivazioni vicine.
Per Legambiente, questi dati dimostrano che i sistemi a basso input chimico sono già oggi una soluzione credibile, efficace e competitiva.
Le preoccupazioni degli esperti
Angelo Gentili (Legambiente) parla di campanello d’allarme sottovalutato: il multiresiduo di pesticidi nel piatto minaccia in particolare bambini e individui vulnerabili. L’agricoltura italiana è in sofferenza a causa di siccità, insetti alieni e suoli impoveriti, ma la risposta — avverte — non può essere un crescente ricorso alla chimica.
Nicoletta Maffini (AssoBio) richiama l’importanza di alleanze forti per un nuovo modello agricolo più sano ed equo.
Massimo Monti (Consorzio Il Biologico) sottolinea gli effetti sanitari ed economici dei residui nel cibo e ribadisce il ruolo del biologico per ridurre l’esposizione ai pesticidi.
Le proposte di Legambiente: verso un Green Deal agricolo
Legambiente chiede un cambio di passo politico deciso:
- approvazione del SUR europeo e del nuovo PAN con obiettivi stringenti di riduzione dei pesticidi;
- più monitoraggi e biomonitoraggi ambientali;
- misure penali contro la produzione e il commercio di pesticidi illegali;
- supporto concreto agli agricoltori che scelgono biologico e agricoltura integrata avanzata.
L’associazione sollecita politiche pubbliche in grado di trasformare il mercato: incentivi per la conversione al biologico, IVA ridotta sui prodotti sostenibili, agevolazioni e semplificazioni per chi adotta pratiche a basso impatto.
Un ruolo chiave è affidato alle mense pubbliche, che dovrebbero acquistare stabilmente prodotti biologici e locali, diventando motore di una domanda più consapevole e di un’agricoltura più giusta e resiliente.
Per Legambiente, garantire cibo sano non può dipendere solo dai controlli finali o dalle scelte individuali dei consumatori. Serve una visione pubblica forte, capace di tutelare ecosistemi, agricoltori e cittadini.
Un nuovo Green Deal agricolo, conclude il dossier, è l’unica strada per conciliare sicurezza alimentare, sostenibilità ambientale e redditività del settore.

