Intelligenza artificiale e deepfake, avvertimento Garante Privacy a Grok, X e ChatGPT (Foto Markus Winkler per Pexels)

Avvertimento del Garante Privacy ai servizi di intelligenza artificiale che spogliano le persone, creano e diffondono nudi senza il loro consenso e ricorrono a deepfake: l’uso e la diffusione di questi contenuti possono rappresentare un reato e mettere a rischio i diritti e le libertà fondamentali.

Dopo il blocco di Clothoff dello scorso ottobre (esplicito già nel nome: è un servizio di AI generativa che permette di creare immagini di “deep nude”, ovvero foto e video falsi che ritraggono persone reali in pose nude o sessualmente esplicite o, addirittura, pornografiche) il Garante per la protezione dei dati personali richiama l’attenzione sull’uso di Grok e altri servizi analoghi nel momento in cui vengono generate immagini di nudi  e deepfake che manipolano voce e immagini senza consenso.

Avvertimento verso Grok e ChatGPT

Il Garante Privacy ha infatti adottato “un provvedimento di avvertimento nei confronti degli utilizzatori di servizi basati sull’intelligenza artificiale, come Grok, ChatGPT e Clothoff – quest’ultima piattaforma già destinataria di un provvedimento di blocco nell’ottobre scorso – e altri servizi analoghi disponibili online, che consentono di generare e condividere contenuti a partire da immagini o voci reali, arrivando anche a “spogliare” persone senza il loro consenso”.

Nel provvedimento, in corso di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, il Garante ricorda che con i deepfake vengono attribuite alle persone “ idee e pensieri rappresentati con la loro voce parlata e le loro immagini senza che ciò corrisponda effettivamente alla loro volontà e coscienza”.

Il ricorso a video, immagini e audio manipolati “può privare le persone della propria “autodeterminazione informativa” (“ciò che voglio far sapere di me lo decido io”), e incidere sulla loro libertà decisionale (“quello che penso e faccio è una scelta su cui gli altri non possono interferire”)”.

A rischio diritti e libertà fondamentali

L’Autorità ricorda dunque che l’uso di questi strumenti e la diffusione dei contenuti generati, attraverso social media, servizi digitali o app di messaggistica, possono determinare reati e, fatti senza il consenso delle persone colpite, “gravi violazioni dei diritti e delle libertà fondamentali delle persone coinvolte, con tutte le conseguenze, anche sanzionatorie, previste dalla normativa europea in materia di protezione dei dati personali”.

Il Garante richiama inoltre i fornitori di questi servizi alla necessità di progettare, sviluppare e rendere disponibili applicazioni e piattaforme in modo tale da garantire che gli utenti possano utilizzarle nel rispetto della disciplina privacy.

L’istruttoria è stata avviata d’ufficio e rileva che questi servizi di intelligenza artificiale rendono spesso molto facile l’uso illecito di immagini e voci di terze persone, in assenza di qualsiasi titolo giuridico.

“L’Autorità, che per quanto riguarda i servizi resi disponibili da X è già al lavoro con l’omologa Autorità irlandese, competente in quanto stabilimento principale della società in Europa, si riserva di adottare ulteriori iniziative”. X dunque è sotto esame e con esso tutti i vari servizi di AI che spogliano le persone, generano immagini fake di nudi senza consenso e manipolano voce e immagine senza che queste corrispondano alla loro volontà di chi è coinvolto.

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