Associazioni scrivono una lettera aperta ai media: "Il lupo è cattivo solo nelle favole"

Il lupo non è cattivo e su questo splendido animale c’è troppa disinformazione. Oltre a essere diventato specie potenzialmente cacciabile, quando prima era rigorosamente protetto, il lupo è tornato a essere “cattivo” come quello delle favole anche nelle cronache dei media, perché oggetto negli ultimi due anni di “attacchi mediatici basati su atteggiamenti antiscientifici, allarmismi e strumentalizzazioni di singoli episodi di cronaca”.

Il risultato è che in Italia “anche i media tradizionali stanno raccontando la realtà del lupo confusa con la Favola, spesso a detrimento delle verità sostanziali e dell’informazione verificata”.

Il declassamento del lupo

Mentre il declassamento del lupo è in discussione al Parlamento italiano, 13 Associazioni hanno mandato una lettera a giornalisti e organi di stampa in cui chiedono di raccontare insieme la verità sul lupo.

Il canis lupus italicus ha avuto bisogno di mezzo secolo di tutela per sfuggire al rischio di estinzione ma ora rischia di perdere il diritto alla protezione rigorosa.

In Europa è in atto infatti il declassamento del lupo. Nel dicembre 2023 Bruxelles ha proposto di abbassare lo stato di protezione internazionale del lupo da specie “rigorosamente tutelata” a specie “tutelata”. Il provvedimento che declassa lo status di protezione del lupo in Europa è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dell’Ue nel giugno 2025. Gli Stati hanno ora 18 mesi di tempo per tradurre la modifica nella legislazione nazionale. Possono dunque decidere se trasporre il declassamento in legge nazionale oppure mantenere il lupo ‘rigorosamente’ protetto sul loro territorio nazionale. In Italia per l’atto di modifica allo status di protezione del lupo in Italia il voto finale è attualmente calendarizzato al Senato nei giorni 10-12 marzo 2026.

Attacchi mediatici e allarmismo contro il lupo

Ed è da questo punto che parte la lettera di diverse associazioni (firmata, in rappresentanza di tutte, da Federazione Nazionale Pro Natura, Green Impact e Io non ho paura del lupo) che denuncia l’esistenza di una “battaglia asimmetrica” contro il lupo, con richiami anche al Frate Lupo di San Francesco d’Assisi. Contro il declassamento del lupo sono in ballo due ricorsi presentati alla Corte europei di giustizia da varie associazioni che chiedono di annullare il provvedimento.

Però i media propongono allarmismi, denunciano le associazioni.

“Negli ultimi due anni il lupo (Canis lupus) è stato oggetto di attacchi mediatici basati su atteggiamenti antiscientifici, allarmismi e strumentalizzazioni di singoli episodi di cronaca. Ne sono stati protagonisti alcuni segmenti del mondo degli agricoltori, sostenuti da una significativa parte della galassia venatoria. Ne è scaturita una narrazione distopica che ha finito per contraddire le normative europee di protezione delle specie selvatiche, le conoscenze scientifiche, la stessa etologia della specie, spesso facendo riferimento a singoli episodi, distorti e amplificati dai social media”.

Lupo e scienza

È insomma sempre la favola del lupo cattivo. Le associazioni chiedono invece di fare chiarezza e di non tornare al Medioevo. Per farlo ribadiscono una serie di informazioni scientifiche che poco trovano spazio sui mezzi di informazione.

Ricordano allora che “statisticamente le predazioni del lupo sulla popolazione ovo-caprina europea rappresentano soltanto lo 0,07% delle cause di mortalità; in Europa ci sono nove sottopopolazioni di lupo e due sottospecie genetiche, i dati sul loro monitoraggio sono scarsi e non comparabili tra loro perché le metodologie usate sono diverse”.

In Italia fra il 2019 e il 2023 sono stati trovati 1.639 lupi morti con una media annuale di oltre 327 e la tendenza in crescita. E questo mette a rischio la conservazione della specie.

Le associazioni ricordano che “i sistemi di prevenzione alla predazione da parte dei lupi funzionano e sono sussidiati in Europa con decine di milioni di euro l’anno, con fondi UE come parte della politica di ‘coesistenza’, ma sono scarsamente utilizzati dal mondo agricolo: si preferisce generare allarmismo gridando ‘Al lupo, Al lupo’.”.

Il lupo è predatore di animali come i cinghiali, uccisi dai cacciatori senza che questo abbia un impatto a medio termine sul loro tasso di riproduzione. Inoltre il tasso di crescita delle popolazioni di lupi non aumenta all’infinito neanche dove sono ampiamente presenti. Il lupo fa parte della biosfera e gli animali selvatici sono solo una piccolissima parte dei mammiferi sul pianeta. La responsabilità collettiva impone dunque di tutelarli.

Parliamone ;-)