Atlante dell'acqua 2026, acqua al centro della crisi climatica e tecnologica (Foto Pixabay)

L’acqua è al centro di una crisi che investe clima, diritti, tecnologia, ambiente. È fonte di vita (e l’umanità lo dimentica), attraversata da una crisi che va dall’eccessivo consumo all’inquinamento, ma rappresenta anche la soluzione se si vuole puntare sull’ecologia, sul rispetto dei diritti umani e sulla salvaguardia dell’ambiente. L’acqua è un diritto umano e un bene comune.

Atlante dell’acqua 2026

In vista della Giornata mondiale dell’acqua, che ricorre il 22 marzo, lo stato dell’acqua nel suo complesso è al centro dell’Atlante dell’Acqua 2026 che Legambiente ha diffuso per raccontare la crisi invisibile dell’oro blu che attraversa clima, digitale e territori. L’Atlante è una pubblicazione realizzata dall’associazione ambientalista in collaborazione con Heinrich-Böll-Stiftung Francia & Italia, e raccoglie studi, dati scientifici e analisi su usi, consumi e impatti sull’acqua nel mondo e in Italia. Vuole far comprendere il legame fra acqua, energia, agricoltura, industria, clima e diritti umani e ribadire l’urgenza a livello mondiale e nazionale di una governance della risorsa idrica più sostenibile, circolare, equa e resiliente.

Il legame fra crisi climatica e acqua

Oggi più che mai, si legge nell’Atlante, l’acqua è minacciata da consumo smodato, inquinamento e crisi climatica.

“È essenziale, ad esempio, chiarire il legame tra la crisi climatica e l’acqua. Molte persone non sanno ancora come la crisi climatica alteri la disponibilità e la distribuzione dell’acqua. La ricerca scientifica mostra che comprendiamo meglio i problemi ambientali quando possiamo percepirli direttamente con i nostri sensi. La crisi idrica, con siccità, inondazioni, foreste aride e fiumi pieni di pesci morti, si manifesta direttamente ai nostri occhi, mentre i gas serra come l’anidride carbonica restano invisibili. Ecco perché molti non percepiscono quanto strettamente il clima sia legato alla qualità e alla disponibilità dell’acqua. Gli scienziati definiscono questo fenomeno water blindness, “cecità idrica”. Ulteriori incertezze sorgono perché la crisi climatica può generare fenomeni apparentemente opposti quando si tratta di acqua: inondazioni da un lato, carenza idrica dall’altro” (Atlante dell’acqua, premessa).

 

Atlante dell’acqua 2026

 

Consumo di acqua, stress idrico, inquinamento

Qualche numero sull’acqua rende l’idea di tutti gli aspetti investiti. Ogni anno nel mondo vengono estratti circa 4.000 chilometri cubi di acqua da falde, fiumi e laghi. Il 70% -72% dell’acqua dolce globale è destinata all’agricoltura. 3,2 miliardi di persone vivono in aree agricole con scarsità idrica, mentre 12,5 milioni di europei sono esposti a PFAS (le sostanze chimiche per sempre) perché vivono in aree con acqua potabile contaminata.

La domanda globale di acqua è in aumento in tutto il mondo, lo stress idrico rischia di aggravarsi. Uno dei settori che ha un impatto maggiore è diventato il digitale: un data center medio consuma 1 milione di litri di acqua al giorno, mentre entro il 2027 l’intelligenza artificiale globale potrebbe consumare fino a sei volte l’acqua della Danimarca.

L’acqua attraversa crisi climatica, diritti umani e tecnologia. È fondamentale garantire un accesso equo e universale all’acqua, che sempre più spesso è al centro di guerre e conflitti perché diventa vittima, arma, causa scatenante o fattore di innesco dei conflitti nel mondo.

I dati hanno sete

Il legame con la tecnologia riguarda la crescente impronta idrica delle infrastrutture digitali e dell’AI, che consumano grandissime quantità d’acqua.

Digitale e AI hanno sete. La domanda idrica della digitalizzazione, spiega Legambiente, comprende l’acqua necessaria per produrre i dispositivi elettronici, quella impiegata per generare l’energia che li alimenta e quella utilizzata per il raffreddamento dei data center.

Un data center può richiedere fino a 169 litri al secondo per il suo raffreddamento. Entro il 2030, il consumo idrico dei data center europei potrebbe eguagliare quello di una grande città. E l’espansione dell’intelligenza artificiale amplifica il fenomeno.

“Mentre 20 ricerche su Google consumano 10 millilitri di acqua, ChatGPT ne consuma 500 (mezzo litro) per rispondere a 20-50 domande”, informa l’Atlante dell’Acqua.

“L’aumento del consumo idrico per l’intelligenza artificiale si riflette anche nel fatto che le aziende tecnologiche prelevano quantità sempre maggiori di acqua potabile: nel 2022, Google ha utilizzato il 20% di acqua in più rispetto all’anno precedente; Microsoft addirittura il 34% in più. Entro il 2027, si prevede che l’intelligenza artificiale a livello globale consumerà fino a sei volte più acqua della Danimarca”, prosegue l’Atlante.

La crisi dell’acqua è ora

«L’Atlante dell’Acqua 2026 – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – evidenzia che la crisi idrica non è un’emergenza futura ma una realtà presente, che richiede politiche rigorose, investimenti strutturali, innovazione tecnologica sostenibile e un cambiamento nei modelli di produzione e consumo».

Per Marc Berthold, direttore dell’ufficio di Parigi della Fondazione Heinrich Böll «è più che mai importante far emergere il legame tra l’acqua, la crisi climatica e l’azione umana e di come queste ultime alterino il ciclo dell’acqua. L’uso sconsiderato di questa risorsa, con tutte le sue tragiche conseguenze su biodiversità e comunità intere, va fermato».

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