Italia maglia nera in tema di energia: troppo dipendente dalle fonti fossili (Foto David Brown per Pexels)

L’Italia è fra i paesi più vulnerabili alla crisi energetica per la sua dipendenza dalle fonti fossili e dalle importazioni – pari al 95% del gas fossile consumato e al 91% del petrolio utilizzato. Nel giorno in cui si apre la Conferenza internazionale di Santa Marta e a 40 anni dal disastro di Cernobyl, Legambiente presenta il report “Il prezzo della dipendenza” e ribadisce la richiesta di accelerare la transizione energetica basata sulle fonti rinnovabili.

Energia, Italia bocciata

L’Italia detiene una doppia maglia nera ed è bocciata in tema di energia: è fra i paesi europei più vulnerabili per dipendenza da fonti fossili e quello dove le bollette sono tra le più care d’Europa.

L’Italia importa ben il 95% del gas fossile e il 91% del petrolio che consuma. Fra i principali fornitori ci sono paesi come Algeria (23.267 milioni di metri cubi di gas importati nel 2024 dall’Italia) e Azerbaigian (10.314 milioni di metri cubi di gas importati) che da soli hanno coperto il 54,2% della domanda di gas fossile della Penisola. Poi Qatar (11,1%), Russia (9%) e Libia (2,3%), paesi che hanno un basso indice in materia di rispetto dei diritti umani o dove sono in corso i conflitti. Dagli Stati Uniti importa 5.186 milioni di metri cubi, pari all’8,2% del gas importato.

L’Italia paga inoltre lo scotto di avere un sistema elettrico incentrato per quasi il 50% sul gas. Tra gennaio e aprile 2026 con una media di 130,5 euro a MWh, l’Italia è quella ad aver registrato il costo maggiore dell’energia elettrica all’ingrosso rispetto ai quattro paesi europei presi in esame nello studio da Legambiente: è infatti seguita da Germania con una media di 99,8 euro/MWh, Olanda con una media di 100,1 euro/ MWh e Francia con 70,4 euro/MWh. Meglio di tutti fa la Spagna che registra il costo più basso con 42,5 euro/MWh.

Rinnovabili, crescono solo del 10%

Bisogna poi accelerare sulle rinnovabili. In Italia la produzione da fonti rinnovabili è infatti cresciuta, negli ultimi cinque anni, solo del 10% contro il 41,9% della Spagna. Ci sono oltre 1.700 progetti a fonti pulite in attesa di valutazione e fermi al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica fra ritardi, opposizioni, iter autorizzativi lenti.

E in tutto questo, aggiunge Legambiente, il Governo ha deciso di continuare la sua “corsa insensata verso nuovi approvvigionamenti di gas e il nucleare”.

In Europa a fare scuola è la Spagna, con le rinnovabili che generano il 56% della produzione totale di energia elettrica. Anche Germania e Olanda puntano sempre di più sulle rinnovabili che producono rispettivamente il 58,8% e il 51,3% del totale della produzione elettrica.

Transizione energetica basata sulle rinnovabili

Di fronte dunque alla dipendenza energetica dell’Italia e a uno scenario geopolitico instabile, segnato dalle guerre e dalle conseguenze del blocco navale nello Stretto di Hormuz, Legambiente chiede al Governo di accelerare la transizione energetica in Italia incentrandola sulle rinnovabili e non sulle fonti fossili e sul nucleare.

Per l’associazione i principali errori di politica energetica del Governo sono quelli di rafforzare la dipendenza dal gas fossili e gli investimenti sulle infrastrutture fossili e di puntare ancora su un possibile ritorno al nucleare che, denuncia Legambiente, è una tecnologia in via di estinzione e altamente costosa. “I 40 anni dalla tragedia di Cernobyl siano un monito per il Paese, è assurdo parlare di atomo quando in tutto il mondo, a partire dalla Cina e dalle imprese americane, si sta investendo quasi esclusivamente sulle rinnovabili”.

“A quattro anni dall’invasione militare della Russia in Ucraina e di fronte a quadro geopolitico internazionale sempre più difficile – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – l’Italia dimostra di non aver ancora imparato la lezione, restando fortemente dipendente dalle fonti fossili, inquinanti e climalteranti, e con una politica energetica miope che punta su rigassificatori, nuovi fornitori di gas e un surreale ritorno al nucleare”.

Gli esempi ci sono e in tutto il mondo le imprese, anche quella americane, stanno investendo sulle fonti pulite.

“Il Governo – prosegue Ciafani – prenda esempio dalla Spagna, investa davvero sulle fonti rinnovabili rimuovendo quegli ostacoli burocratici che ad oggi ne frenano il pieno sviluppo insieme ad un piano di uscita dalle fossili da presentare alla Conferenza di Santa Marta in Colombia. Le rinnovabili sono il presente e il futuro, le fonti fossili il passato e il nucleare è una tecnologia in via di estinzione, su cui l’Italia deve ancora dire da anni dove realizzerà il Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi”.

Santa Marta, uscire dalle fonti fossili

Da oggi al 29 aprile si svolgerà a Santa Marta, in Colombia, la Conferenza internazionale sulla transizione oltre i combustibili fossili.

Promossa dai governi di Colombia e Paesi Bassi, è un appuntamento storico perché mette insieme governi, istituzioni, comunità scientifica, organizzazioni della società civile per costruire un percorso concreto di uscita da carbone, petrolio e gas. É il primo evento di questo tipo dedicato alla costruzione di una coalizione internazionale per accelerare la transizione energetica in linea con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi, e dunque per definire tempi certi e obiettivi misurabili per abbandonare le fonti fossili.

Per l’occasione lunedì 27 aprile torna in piazza a Roma il Climate Pride con un’azione pubblica dei movimenti ambientalisti per chiedere lo stop ai combustibili fossili e una transizione energetica giusta. L’appuntamento sarà alle 11.00 a piazza Capranica, a pochi passi dal Parlamento, dove prenderà il via la manifestazione organizzata in concomitanza con Santa Marta.

La pace è rinnovabile, la guerra è fossile” è il messaggio che sarà al centro della mobilitazione, promossa da una rete ampia di organizzazioni ecologiste, sindacali e sociali. Tra le organizzazioni promotrici figurano, tra le altre, A Sud, CGIL, Extinction Rebellion Italia, Fridays for Future Italia, Greenpeace Italia, Legambiente e WWF Italia.

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