Gioco online illegale, business da 20 miliardi che corre sui social
Un report dell’Osservatorio Data Room Nexus fotografa la crescita del gioco online illegale in Italia: oltre 4,5 milioni di utenti attivi, pubblicità sui social e una rete di siti “gemelli” che sfugge ai controlli.
Il gioco online illegale in Italia avrebbe raggiunto un valore di circa 20 miliardi di euro. È la stima contenuta nel primo report dell’Osservatorio Data Room Nexus, presentato oggi a Roma , che analizza il funzionamento del sistema illegale digitale attraverso l’osservazione di 500 siti non autorizzati.
Secondo il documento, tra gennaio e marzo 2026 oltre 4,5 milioni di utenti italiani hanno effettuato più di 13 milioni di accessi a piattaforme illegali di gioco online. Numeri che, sottolineano gli analisti, rappresentano soltanto una parte del fenomeno, dal momento che l’indagine si è concentrata principalmente su Instagram e su un campione limitato di siti.
L’Osservatorio evidenzia come il settore illegale sia diventato un ecosistema dinamico e altamente organizzato, capace di adattarsi rapidamente ai controlli e alle chiusure imposte dalle autorità.
Il paradosso italiano: pubblicità vietata ma diffusissima online
In Italia dal 2018 è in vigore il “Decreto Dignità”, che vieta la pubblicità del gioco con vincita in denaro su tutti i media. Tuttavia, il report mostra come la promozione del gioco illegale non sia scomparsa, ma si sia semplicemente spostata nel mondo digitale.
Social network, banner pubblicitari, video sponsorizzati e contenuti apparentemente innocui vengono utilizzati per attirare utenti verso piattaforme non autorizzate. Secondo Data Room Nexus, proprio la presenza di questi contenuti all’interno di ambienti percepiti come affidabili abbassa la percezione del rischio e aumenta la fiducia degli utenti.
Il fenomeno colpisce soprattutto i più giovani e si sviluppa quasi interamente su smartphone: in molti casi oltre il 90% degli accessi ai siti illegali avviene da dispositivi mobili. La platea è prevalentemente maschile e composta in larga parte da utenti tra i 25 e i 34 anni.
Come funziona la rete del gioco illegale
Il sistema segue un percorso preciso. Tutto parte da un annuncio pubblicitario sui social o da un link condiviso online. L’utente viene poi indirizzato attraverso “link motore”, strumenti tecnici che smistano il traffico verso diverse piattaforme illegali.
Uno degli aspetti più sofisticati individuati dal report è quello dei cosiddetti “siti gemelli”: piattaforme quasi identiche tra loro, che cambiano soltanto dominio. Quando un sito viene oscurato, ne compare immediatamente un altro con la stessa grafica, gli stessi account e gli stessi wallet collegati. In questo modo gli utenti continuano a giocare senza percepire alcuna interruzione.
Accanto ai siti gemelli proliferano anche i “contenuti clone”, pubblicità e pagine web costruite per imitare marchi noti, aziende o perfino enti istituzionali. L’obiettivo è creare una falsa sensazione di affidabilità e legittimità.
Influencer, chat private e traffico diretto
Il report evidenzia inoltre il ruolo crescente degli influencer e delle piattaforme chiuse. YouTube, Telegram e WhatsApp vengono utilizzati per diffondere link e promuovere il gioco illegale attraverso contenuti difficilmente tracciabili.
Sempre più importante è anche il traffico “direct”, cioè quello generato da utenti che accedono direttamente ai siti illegali tramite link salvati, preferiti o indirizzi digitati manualmente. Per gli analisti si tratta di un segnale di fidelizzazione: l’utente non arriva più casualmente alla piattaforma, ma sceglie consapevolmente di tornarci.
Il contrasto delle autorità
Nel solo 2025 l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha bloccato oltre mille siti illegali. Ma il sistema, spiegano gli esperti, riesce a rigenerarsi rapidamente grazie alla continua creazione di nuovi domini e infrastrutture collegate.
Per questo Data Room Nexus punta a sviluppare un monitoraggio permanente del fenomeno, con strumenti di analisi capaci di tracciare in modo più efficace le reti digitali del gioco illegale.
Secondo Isabella Rusciano, direttrice generale dell’Osservatorio, la questione non riguarda soltanto la legalità, ma anche la qualità dell’ecosistema digitale e la tutela dei cittadini. Un sistema che, sfruttando la credibilità delle piattaforme online, rende sempre più difficile distinguere ciò che è legittimo da ciò che non lo è.

