Bambini in carcere con le madri, oggi una giornata di lavoro promossa da UNICEF Italia e CNEL

Bambini in carcere con le madri, oggi una giornata di lavoro promossa da UNICEF Italia e CNEL (foto Pixabay)

Sono 20 le madri detenute con 24 bambini al seguito negli istituti penitenziari italiani, secondo gli ultimi dati del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (aprile 2026). Questo il tema al centro della giornata di lavoro promossa dall’UNICEF Italia e dal CNEL, dedicata alla condizione delle bambine e dei bambini che vivono in carcere con le loro madri, che si è svolta oggi presso il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro, a Villa Lubin.

L’iniziativa, organizzata nell’ambito del Protocollo d’intesa CNEL–UNICEF Italia siglato nel dicembre 2023, è stata un’occasione di confronto tra istituzioni, magistratura, mondo accademico e società civile per delineare un sistema di tutela integrato, capace di garantire ai minorenni coinvolti il pieno rispetto del loro diritto a crescere in un ambiente adeguato e sicuro.

Bambini in carcere, la giornata di UNICEF Italia e CNEL

Tre le sessioni tematiche della giornata: la tutela superiore del minorenne, con interventi di magistrati ed esperti del diritto minorile; crescere in carcere: l’impatto sullo sviluppo psicofisico dei bambini e delle bambine, con contributi di medici, psicologi e pedagogisti; oltre il carcere: esperienze alternative alla detenzione, che presenterà le esperienze delle Case-famiglia protette attive a Roma e Milano e le prospettive di estensione sul territorio nazionale.

“Come UNICEF Italia ribadiamo la necessità di un approccio integrato di tutela, che coinvolga giustizia, welfare, sanità e terzo settore, e che privilegi misure alternative alla detenzione, ponendo al centro il benessere e lo sviluppo di bambine e bambini, senza alcuna discriminazione. Non è più accettabile che esistano soltanto due Case-famiglia protette in tutto il Paese –  ha dichiarato Nicola Graziano, Presidente dell’UNICEF Italia. – Occorre eliminare il vincolo finanziario previsto dalla legge n. 62 del 2011 e prevedere un finanziamento strutturale stabile per la realizzazione e il funzionamento delle Case-famiglia protette. È una scelta politica che non può più essere rinviata”.
“Trovare il giusto equilibrio tra sicurezza e inclusione. È questa la chiave di volta – ha affermato il presidente del CNEL Renato Brunetta – per dare reale attuazione all’articolo 27 della Costituzione, che assegna alla pena una funzione rieducativa e impone il rispetto della dignità della persona. Un’indicazione chiara, una rotta da seguire, su cui abbiamo incardinato il programma ‘Recidiva Zero. Studio, formazione e lavoro in carcere e fuori dal carcere’, realizzato dal CNEL in collaborazione con il Ministero della Giustizia. […] È allora fondamentale la capacità di attivare percorsi mirati di inclusione e reinserimento socio-lavorativo per le madri. In quest’ottica, vi sono alcune buone pratiche di attuazione sperimentale delle case famiglia protette, fondate su modelli di collaborazione interistituzionale e sul contributo di soggetti privati e del Terzo Settore”.

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