Monopattini elettrici, Assoutenti scrive al Mit e segnala criticità legate alla nuova targa (foto Pixabay)
Monopattini elettrici, Assoutenti scrive al Mit e segnala criticità legate alla nuova targa
Assoutenti segnala alcune criticità legate all’obbligo di contrassegno identificativo per i monopattini elettrici: “la nuova targa si deteriora e può staccarsi facilmente”
Dal 16 maggio 2026 e dal 16 luglio 2026 entreranno in vigore in tutta Italia importanti novità relative all’utilizzo dei monopattini elettrici. Il 16 maggio scade il termine per mettersi in regola col contrassegno identificativo che va richiesto tramite il Portale dell’automobilista o rivolgendosi ad una agenzia di pratiche auto, mentre l’obbligo di assicurazione è stata prorogato di due mesi e scatterà a partire dal prossimo 16 luglio.
Secondo Federconsumatori “il provvedimento rappresenta un importante passo avanti verso una regolamentazione più strutturata della micromobilità elettrica, sempre più diffusa nelle città italiane, con l’obiettivo è garantire maggiore sicurezza, tracciabilità dei mezzi e responsabilizzazione degli utenti. Resta però aperto il tema dei controlli, indicato da più parti come il vero banco di prova della riforma. Senza una vigilanza sistematica e attenta – sottolinea l’associazione – si rischia di annullare gli effetti della norma, come già accaduto con l’obbligo del casco introdotto a dicembre 2024 e tuttora largamente disatteso”.
Monopattini elettrici, Assoutenti segnala problematiche legate a nuova targa
In merito all’obbligo di targa per i monopattini elettrici Assoutenti ha inviato una istanza al Ministero dei trasporti segnalando alcune criticità legate al nuovo contrassegno.
“Un primo ordine di problemi – scrive Assoutenti nell’istanza al Mit – riguarda l’adesione del contrassegno alle superfici del mezzo: qualora il parafango posteriore o il piantone dello sterzo non risultino perfettamente puliti, sgrassati e asciutti, l’adesivo non garantisce un’aderenza adeguata, con concreto rischio di distacco prematuro. La situazione è aggravata dal fatto che le superfici destinate all’applicazione sono frequentemente curve, ruvide o realizzate in plastica porosa, rendendo di fatto impossibile far aderire l’etichetta in modo uniforme su tutta la sua estensione. Il posizionamento sul parafango posteriore, poi, espone l’etichetta a forti vibrazioni durante la marcia, nonché a pioggia, fango e sbalzi di temperatura, fattori che ne accelerano il deterioramento e ne compromettono progressivamente la leggibilità”.
Inoltre – prosegue l’associazione – “un aspetto di particolare rilievo riguarda la natura antimanomissione e l’irreversibilità del contrassegno: l’etichetta è progettata con microtagli che ne determinano la frammentazione in caso di tentativo di rimozione, rendendo impossibile la riapposizione. Ne consegue che un posizionamento errato — anche determinato dalle difficoltà tecniche sopra descritte — comporta la perdita definitiva del contrassegno e la necessità di richiederne uno nuovo, con relativi oneri a carico del cittadino”.
“Per tali motivi abbiamo chiesto al Mit di rendere disponibili contrassegni con caratteristiche tecniche adeguate alle molteplici tipologie di superfici presenti sui monopattini in commercio, e di valutare forme alternative di identificazione del mezzo — quali un contrassegno rigido avvitabile, un sistema QR-code su supporto rigido o un codice identificativo gestito tramite banca dati — che garantiscano le medesime finalità di tracciabilità senza i rischi di applicazione errata o deterioramento sopra descritti”, conclude il presidente Gabriele Melluso.

