Stop alla discriminazione dell’Iban, Altroconsumo porta la richiesta in Parlamento
La discriminazione dell’Iban si verifica quando aziende, enti o piattaforme rifiutano un pagamento o negano l’attivazione di una domiciliazione bancaria solo perché l’Iban, anche se valido nell’area Sepa, non è “nazionale”
Discriminazione dell'Iban, Altroconsumo lancia una petizione e una raccolta di segnalazioni (foto Pixabay)
Stop alla discriminazione dell’Iban, perché i diritti dei cittadini siano uguali per tutti. Ricevere uno stipendio, pagare una bolletta, effettuare una domiciliazione bancaria dovrebbe essere semplice in tutti i Paesi europei. Non lo è quando un pagamento viene rifiutato perché l’Iban non è nazionale, anche se è perfettamente valido nell’area Sepa.
La discriminazione dell’Iban
Questa è la discriminazione dell’Iban.
“Una pratica illegale, vietata dalle norme europee da oltre dieci anni, ma che continua a verificarsi ogni giorno – spiega Altroconsumo – Aziende, enti o piattaforme che rifiutano Iban esteri, che impongono un Iban italiano come unica opzione o che bloccano domiciliazioni e rimborsi per motivi puramente geografici. Tutto questo non dovrebbe accadere”.
Ecco dunque che l’associazione, in un evento organizzato insieme a Satispay, ha portato ieri in Parlamento le firme e le segnalazioni raccolte. Altroconsumo ha presentato i risultati dell’iniziativa lanciata a febbraio per sostenere un’azione coordinata contro la discriminazione dell’Iban nel corso di un incontro promosso con Satispay nella Sala Stampa della Camera dei deputati. L’obiettivo dell’azione è quella di chiedere che le regole europee vengano rispettate; le segnalazioni raccolte in questi mesi sono state trasmesse a Banca d’Italia e all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.
Quando il conto corrente viene rifiutato
Come si diceva, la discriminazione dell’Iban è diffusa in tutta Europa e si verifica quando aziende, enti o piattaforme rifiutano un pagamento o negano l’attivazione di una domiciliazione bancaria solo perché l’Iban, anche se valido nell’area Sepa (single euro payments area) non è “nazionale”. Può colpire chi lavora all’estero e mantiene un conto in un altro Paese europeo, chi sceglie una banca con sede in un diverso Stato membro, o chi semplicemente decide di utilizzare un conto aperto fuori dall’Italia per domiciliare bollette o rate. È una pratica che crea costi aggiuntivi, perché può obbligare ad aprire un secondo conto corrente, e ostacola l’accesso ai servizi.
La SEPA, ricorda Altroconsumo, è l’area europea in cui bonifici, pagamenti e addebiti diretti in euro devono avvenire alle stesse condizioni in tutti i Paesi aderenti. L’obiettivo è avere un mercato unico dei pagamenti, nel quale un cittadino possa utilizzare un unico conto per operare in tutta l’area senza dover aprire conti nazionali in ciascun Paese.
L’articolo 9 del Regolamento 260/2012 è uno dei pilastri di questo sistema e stabilisce che chi accetta bonifici o riceve fondi tramite addebito diretto o altri pagamenti non può discriminare un conto in base al Paese in cui è situato. Un Iban francese, tedesco o svedese deve essere trattato come un Iban italiano, se il pagamento avviene in euro e il conto è raggiungibile, e deve avere lo stesso valore di uno italiano, sia per ricevere un bonifico, che per domiciliare bollette, stipendi o pensioni.
Le segnalazioni raccolte
A oggi sono oltre cento le segnalazioni di discriminazione dell’Iban fatte attraverso la piattaforma. Evidenziano criticità nei pagamenti sia in uscita che in entrata. Con aziende private, banche, università ed enti pubblici.
“La varietà e la ricorrenza dei casi di Iban discrimination segnalati evidenziano che non si tratta di episodi isolati, ma di una criticità sistemica che rischia di limitare la concorrenza nel mercato dei pagamenti – ha detto Federico Cavallo, Responsabile Relazioni Esterne Altroconsumo – La libertà di scegliere il proprio conto è un diritto garantito dalle norme europee, ma ancora oggi viene ostacolato da procedure obsolete e da sistemi informatici che non dialogano con il mercato unico dei pagamenti”.
Nella maggior parte dei casi le criticità riguardano le domiciliazioni bancarie (per bollette relative a servizi di telefonia, energia, pedaggi, streaming, assicurazioni), l’accredito della pensione e dello stipendio ed i bonifici e i pagamenti delle tasse con F24. Ma ci sono anche quelle inerenti alla mancata concessione di un finanziamento rateale.
Per quanto riguarda la provenienza degli Iban discriminati, il numero più alto riguarda il Lussemburgo, seguito da Lituania e da quelli italiani associati ad operatori esteri. Gli utenti che hanno difficoltà nei pagamenti in uscita o negli accrediti in entrata aprono un secondo conto corrente, mantengono conti esteri o italiani che avrebbero voluto chiudere, pagano tramite bollettino (talvolta con maggiorazioni di costo per la presenza di commissioni non presenti con l’addebito diretto in conto), fanno ricorso a bonifici manuali al posto della domiciliazione, cambiano il fornitore o rinunciano al servizio.
