Ue e nuove proposte di legge, Paesi chiedono di rallentare. Animal Equality: a rischio il benessere animale
Diversi paesi europei, fra i quali l’Italia, hanno chiesto un «Anno europeo dell’attuazione e del consolidamento» in cui l’Ue si concentri sulle leggi già esistenti. Secondo Animal Equality, la proposta mette a rischio la riforma del benessere animale
Ue e nuove proposte di legge, Paesi chiedono di rallentare. Animal Equality: a rischio il benessere animale (Foto Pixabay)
Rallentare sulle nuove proposte di legge per esigenze di semplificazione e per concentrarsi sull’applicazione delle norme esistenti. Diversi Stati membri dell’Ue, fra i quali l’Italia, hanno fatto circolare un non-paper che chiede un «Anno europeo dell’attuazione e del consolidamento». Un periodo in cui l’Ue dovrebbe concentrarsi sull’attuazione e la semplificazione delle leggi già esistenti, e in cui ogni nuova proposta dovrebbe prima essere giustificata in base al suo effetto sulla competitività. Secondo Animal Equality Italia, un approccio di questo tipo avrebbe l’effetto di mettere in pericolo la riforma sul benessere animale, che la Commissione europea dovrebbe presentare nell’arco di quest’anno.
Un anno per la semplificazione
Il documento segnalato richiama esigenze di semplificazione.
Si legge ad esempio: “La legislazione dovrebbe essere semplice nella sua concezione, supportata da dati concreti e redatta in modo da facilitare il recepimento, l’applicazione, l’esecuzione e il controllo giurisdizionale. Norme eccessivamente complesse o stratificate possono ridurre il rispetto delle norme, generare incertezza giuridica, creare divergenze nell’attuazione e in ultima analisi minare la fiducia nella legislazione dell’UE e quindi nel mercato unico, oltre a compromettere la competitività delle imprese dell’UE”.
L’ottica proposta è quella di una revisione delle norme comunitarie che non andrebbe concepita come una deregolamentazione ma come “ma come un esercizio di «pulizia profonda» legislativa volto a migliorare la chiarezza, l’accessibilità e l’efficacia della legislazione dell’UE e a creare un contesto operativo competitivo per le imprese e l’industria, mantenendo al contempo i nostri standard sociali, lavorativi, dei consumatori e ambientali”.
“Austria, Repubblica Ceca, Danimarca, Germania, Estonia, Italia, Lettonia, Lituania, Ungheria, Polonia, Portogallo, Slovenia e Slovacchia – conclude il paper – propongono un “Anno europeo dell’attuazione e del consolidamento”, incentrato principalmente sull’attuazione della legislazione esistente, sulla semplificazione, sull’interoperabilità, sulla valutazione dell’onere cumulativo, sulla convergenza nell’applicazione delle norme, sulla riduzione degli obblighi di rendicontazione duplicati e sulle modifiche legislative indispensabili”.
E la riforma sul benessere animale?
Per Animal Equality si tratta di “una minaccia seria contro la riforma sul benessere animale che la Commissione promette da cinque anni, e la firma italiana è quella che stona di più”.
La richiesta è quella di rallentare sulle nuove proposte legislative proprio quando, ricorda l’associazione, la Commissione europea è chiamata a presentare entro il 2026 la riforma sul benessere animale. In Italia il divieto di uccisione dei pulcini maschi, che la riforma stessa dovrebbe includere, entra in vigore tra pochi mesi, a dicembre.
“Una legge rende la firma italiana su quel documento particolarmente difficile da giustificare: il divieto italiano sull’uccisione dei pulcini maschi nell’industria delle uova entrerà in vigore il 31 dicembre 2026, tra meno di tre mesi – spiega Animal Equality Italia – Una legge approvata nel 2022, arrivata alle linee guida attuative solo nell’ottobre 2025, dopo tre anni di ritardi e una campagna pubblica sostenuta da Animal Equality, e che si stima risparmierà circa 34 milioni di pulcini all’anno. L’Italia è quindi a poche settimane dal porre fine a questa pratica in casa propria, ma chiede a Bruxelles di rallentare sulla riforma europea che la eliminerebbe ovunque nel resto dell’Unione”.
Quello sul benessere animale è un percorso avviato da tempo, che ha visto 1 milione e 400 mila cittadini firmare l’iniziativa dei cittadini europei “End the Cage Age” contro il ricorso alle gabbie.
Lo scorso luglio la Commissione ha adottato la Livestock Strategy con l’impegno a proporre una revisione della normativa europea sul benessere animale che preveda l’eliminazione progressiva delle gabbie per alcune specie, oltre a misure per porre fine all’uccisione sistematica dei pulcini maschi. Nel documento viene riconfermata l’intenzione dell’esecutivo UE di introdurre proposte di legge per vietare l’allevamento in gabbia di galline nel 2026 e scrofe nel 2027.
Le richieste alla Commissione
L’associazione si sta mobilitando a Bruxelles. E nella sua campagna ha presentato e rinnovato alla Commissione europea delle richieste precise.
“Il divieto delle gabbie per le galline ovaiole, la fine dell’uccisione dei pulcini maschi e requisiti di benessere equivalenti per i prodotti importati – afferma l’associazione – devono arrivare nel 2026 come una proposta ambiziosa, senza diluizioni attraverso lunghi periodi di transizione, esenzioni o argomentazioni legate all’impatto economico e di mercato”.
Alla Commissione Animal Equality chiede inoltre di includere nel programma di lavoro del 2027 la revisione delle norme sul benessere delle femmine di maiale, l’eliminazione delle gabbie di gestazione e requisiti di benessere equivalenti per i prodotti importati, come impegno sostanziale con date certe e un cronoprogramma.
“La Commissione sa esattamente cosa manca ancora sul tavolo: un divieto che non sia svuotato dalle eccezioni e dalle scappatoie, un impegno ambizioso e un cronoprogramma chiaro, con scadenze definite e senza ulteriori ritardi – afferma Matteo Cupi, vice presidente di Animal Equality Europa – L’Italia questa legge l’ha già approvata in casa propria. Non c’è motivo per cui l’Europa debba aspettare, e non c’è scusa per chiederglielo”.
