Italiani soli, welfare assente
Gli italiani si sentono soli di fronte ad uno Stato sociale assente. Un’assenza che si avverte soprattutto di fronte alla non autosufficienza ed all’impossibilità di sostenere spese mediche. Per non parlare delle pensioni e dei problemi legati alla vecchiaia, che non fanno dormire tranquilli il 68% degli italiani. Un popolo, quindi, abbandonato a se stesso e preoccupato della propria vecchiaia; e quello italiano è un popolo che sta invecchiando sempre di più.
E’ questo il desolante quadro che emerge dallo studio realizzato dal Censis per il Forum Ania-Consumatori, presentato oggi a Roma nel corso del convegno "Gli scenari del welfare, tra i nuovi bisogni e voglia di futuro". Il Forum, nato con l’obiettivo di rendere più sistematico e costruttivo il dialogo tra imprese e consumatori, si pone come uno spazio di confronto su temi sostanziali. Quello del welfare è oggi un tema assolutamente sostanziale perché ci troviamo di fronte ad un sistema che non è più adeguato a rispondere alle esigenze dei cittadini.
Nel 2009 una famiglia italiana su tre si è trovata in difficoltà a sostenere alcuni costi: in primis quelli legati alle necessità di assistere malati terminali o non autosufficienti o portatori di handicap. Ma c’è anche chi si è trovato in gravi situazioni di disagio legate all’improvvisa perdita di reddito o alla disoccupazione di un famigliare. Il 59% delle famiglie ha affrontato questi disagi in totale autonomia, il 28% con l’aiuto di amici e parenti, in assenza o con scarso apporto del sistema di welfare. C’è quindi una richiesta di un sistema più efficiente e modulato sui nuovi bisogni di protezione. Altrimenti si crea un mix esplosivo di bisogni insoddisfatti che non ci permetterà di crescere.
"L’indagine presentata oggi arriva al termine di un percorso di una Fondazione voluta da noi e dai Consumatori – ha precisato Fabio Cerchiai, Presidente del Forum Ania-Consumatori – Perché? Principalmente perché c’è una materia prima che la politica non riesce più a considerare. Questa materia prima è il consenso. Per riprenderlo bisogna costruire una proposta condivisa, iniziando dal ripensare un sistema di protezione sociale. Ci sono nuove esigenze – ha aggiunto Cerchiai – e devono esserci nuove soluzioni, diverse da quelle che si sono date fino a ieri. Quello per cui dobbiamo combattere è la sostenibilità sociale del sistema, oltre che di quella economica. E per far questo bisogna porsi il problema di cosa sarà la società tra 20 anni. A cominciare dal mondo del lavoro: oggi si comincia a lavorare tardi e si finisce ancora più tardi. La pensione dei giovani è un rischio terribile per il futuro e questa è una preoccupazione di cui si deve caricare la società di oggi. L’analisi che abbiamo presentato oggi – ha concluso Cerchiai – è quindi una premessa per formulare ipotesi concrete, che saranno già condite con una dose di consenso".
Sul crescente livello di povertà e indebitamento delle famiglie italiane ha messo l’accento Paolo Landi, Segretario Generale di Adiconsum. "I nostri figli rischiano di avere certezze di welfare molto minori di quelle dei genitori. Occorre quindi evitare che con l’espressione riforma si intendano solo tagli. Dobbiamo, invece, riprogettare il futuro, che non vuol dire avere minor protezione, bensì un sistema di solidarietà tra pubblico e privato che consenta di salvaguardare mutualità e solidarietà, di recuperare più efficienza nella gestione e una maggiore responsabilità del singolo cittadino".
Landi ha sottolineato il fatto che le condizioni di non autosufficienza degli anziani, come l’insufficienza gli asili nido e degli ammortizzatori sociali, rappresentano vere e proprie esigenze per le famiglie. Ed è su questo che le Associazioni dei consumatori si interrogano: su quale possa essere il loro ruolo di tutela del cittadino rispetto al welfare. "Una cosa è certa – ha concluso Landi – In passato ci siamo spesi sulla difesa del consumatore sui prodotti e beni di consumo. Oggi la sfida è sulla qualità, l’efficienza e la trasparenza dei servizi. Le Associazioni possono svolgere un ruolo non solo di controllo, ma anche di negoziazione degli standard di qualità".
Ed è infatti sui servizi che si gioca la partita: gli italiani sono abituati a servizi quasi esclusivamente pubblici, soprattutto per l’infanzia, la formazione e la scuola, l’assistenza medica eccetera. Ma il futuro deve andare verso un "welfare mix" inteso come integrazione tra servizi pubblici e privati. Perché è vero che, come emerge dalla ricerca presentata oggi, il 90% degli intervistati è soddisfatto dei servizi erogati, ma è vero anche che per il 57,4% degli italiani il terzo settore e le imprese devono avere un ruolo maggiore nella gestione e nell’erogazione dei servizi sociali.
Allora, sarà proprio il mix tra pubblico e privato e tra nazionale e locale a guidare il nostro sistema di welfare verso uno sviluppo futuro. Di questo ha parlato il Segretario Generale della Cgil, Guglielmo Epifani: "Noi siamo una società che invecchia, a differenza, ad esempio della Cina che è una società giovane. Questo vuol dire che ci sono esigenze sempre più nuove ed un’insicurezza che sale. Con la crisi poi la gente ha avuto sempre più bisogno dello Stato, come lo hanno avuto anche le grandi banche e imprese". Epifani ha sottolineato la grave mancanza di assistenza verso i giovani, sui quali si stanno cumulando una serie di rischi, a cominciare da quelli contributivi e lavorativi. "Siamo andando verso una fase di crescita bassa e risorse pubbliche basse – ha concluso il Segretario Generale della Cgil – In questo contesto diventa centrale il rapporto tra responsabilità pubblica nazionale e responsabilità locale. Altrimenti il rischio di un permanente conflitto istituzionale sulle risorse sociali diventerà pericoloso. A questo deve accompagnarsi un miglioramento del rapporto con il cittadino che non deve rimanere passivo ma deve essere consapevole delle proprie scelte e responsabilità".
di Antonella Giordano

