BANCHE. Bankitalia, gennaio nero per le famiglie: più prestiti e meno soldi sui c/c
Il 2011 si è aperto con la crisi della famiglie italiane. A dimostrarlo con evidenza sono i dati della Banca d’Italia, contenuti nel supplemento "Monete e Banche" diffuso oggi, che registrano nel mese di gennaio un aumento del 5%, su base annua, dei prestiti richiesti dalle famiglie che hanno sempre meno soldi sul conto corrente. I depositi del settore privato, di cui le famiglie fanno parte, sono, infatti, calati dell’1,7%, su base annua.
E, sempre a gennaio 2011, i mutui e i prestiti per le famiglie sono stati più cari. I tassi di interesse sui mutui per l’acquisto di abitazioni sono aumentati dal 3,18% di dicembre al 3,36% (livello record da dicembre 2009) e i tassi sul credito al consumo sono saliti di mezzo punto dall’8,33% di dicembre all’8,78%. Dall’altro lato si registra un calo degli interessi riconosciuti sui conti correnti, dallo 0,36% allo 0,35%. Infine, il mese di gennaio ha segnato una discesa anche per i tassi sui nuovi finanziamenti alle imprese erogati nel mese: sono diminuiti di 10 punti base, al 2,69%. La discesa è guidata dai tassi sui prestiti di importo superiore a 1 milione di euro (2,36% rispetto al 2,56% di dicembre), mentre rimangono pressoché stabili i tassi sui prestiti di importo inferiore a tale soglia (3,26% dal 3,24% del mese precedente).
E il Codacons lancia un allarme: la crisi non riguarda più solo gli individui poveri, ma anche chi, fino al 2008, occupava una posizione intermedia nella distribuzione della ricchezza, come piccoli commercianti ed artigiani. Secondo l’Associazione, infatti, questi dati dimostrano che anche il ceto medio italiano ha sempre meno soldi ed è costretto, per far fronte alle spese di tutti i giorni, o ad attingere alle riserve liquide del conto corrente o ad indebitarsi.
Il Codacons sottolinea l’altra brutta notizia contenuta nel Bollettino della Banca d’Italia: quella che registra mutui e prestiti più cari, e interessi riconosciuti sui conti correnti più bassi. "Insomma si allarga ancora di più la forbice tra tassi attivi e passivi che in Italia è già un record negativo rispetto agli altri Paesi Ue. L’aumento del costo dei mutui è un dato molto preoccupante, specie se si considera che la Bce ha già annunciato un possibile aumento del tasso di riferimento a partire da aprile, cosa che metterebbe in difficoltà con il pagamento delle rate almeno 30.000 famiglie che attualmente riescono ad onorare ancora i loro debiti. Insomma – scrive l’Associazione – è la fine di un periodo positivo per le famiglie che avevano contratto mutui a tasso variabile".
Per questo il Codacons rinnova la richiesta al Ministro Tremonti di rivedere immediatamente il Decreto 21 giugno 2010, n. 132, ampliando le condizioni necessarie per poter sospendere il pagamento delle rate, a cominciare da quella di aver avuto un aumento di rata mensile di almeno il 20%.
E Casper – Comitato contro le speculazioni e per il risparmio – di cui fanno parte Adoc, Codacons, Movimento Difesa del Cittadino e Unione Nazionale Consumatori, chiede che "Bankitalia intervenga urgentemente per fermare questa vergogna". "L’idea che un cittadino debba pagare per poter disporre del proprio denaro, soprattutto alla luce degli ultimi drammatici dati economici, è un ritorno al Medioevo e l’esempio concreto di come gli istituti di credito introducano periodicamente nuovi balzelli con l’unica ragione di spremere i consumatori e arricchire le proprie casse – si legge in una nota di Casper – La situazione economica è grave, non vorremmo che i consumatori siano costretti a ritirare gli ultimi 3 euro sul proprio conto spendendo la stessa cifra in commissioni. Ad ogni modo, invitiamo i correntisti a verificare se la propria banca è tra quelle che applicano la tassa sul contante e, in tal caso, chiudere il conto e passare ad altro istituto di credito".

