"I diritti sociali non sono privilegi". E sviluppo e coesione sociale non si fanno con l’elemosina: nel 2008 infatti "i fondi nazionali per le politiche sociali erano oltre 2,5 miliardi, nell’anno 2011 ammontano a soli 538 milioni di euro: un taglio dell’80%. Ciò significa riduzioni e chiusure di servizi, diritti negati ai cittadini, rischio di disoccupazione per molti lavoratori e per tante persone svantaggiate, e problemi che tornano a scaricarsi per intero sulle famiglie".

È quanto si legge nell’appello alla mobilitazione del Terzo Settore. All’insegna dello slogan "Basta tagli! Il Terzo Settore in piazza per i diritti delle persone", si svolge oggi alle 11.00 presso piazza Montecitorio l’iniziativa promossa dal Forum del Terzo Settore e dalla campagna I diritti alzano la voce.

Oltre 100 organizzazioni di terzo settore, associazioni di promozione sociale, organizzazioni di volontariato e della cooperazione sociale, enti di promozione sportiva e culturale, hanno deciso di riunirsi in piazza "per dire No ai tagli massicci alle politiche sociali e per rimettere al centro la persona e i suoi diritti". La mobilitazione si svolge in contemporanea in 14 città (Ancona, Belluno, Bologna, Catanzaro, Firenze, Milano, Napoli, Padova, Palermo, Roma, Torino, Venezia, Verona, Vicenza) e parte dalle ripercussioni della crisi economica nel nostro paese: si sono persi posti di lavoro e molte famiglie sono state spinte verso la povertà. A fronte di tutto questo, denunciano i promotori della manifestazione, c’è stata una riduzione dell’80% in quattro anni degli stanziamenti per i fondi nazionali per le politiche sociali.

Commenta il portavoce del Forum del Terzo Settore Andrea Olivero: "Ci sentiamo in dovere di alzare la voce, anche per quei tanti soggetti che non riescono a farlo, contro tagli drastici e privi di razionalità che diventano la scure rispetto alla sussidiarietà del nostro paese. Senza risorse non si può mantenere un welfare dignitoso, né tanto meno capace di promuovere il protagonismo delle persone. Il Governo afferma di voler scommettere sulla sussidiarietà, ma le azioni concrete non si vedono. Il Terzo Settore chiede che venga cambiata la rotta nella prospettiva di far crescere un modello di welfare e non di liquidarlo".

"Ci mobilitiamo ancora una volta – afferma Lucio Babolin, portavoce della campagna I diritti alzano la voce – per far capire al Governo e a tutte le forze politiche che non può esserci sviluppo senza dare risposte ai bisogni reali dei cittadini. Gli italiani sono stanchi di sogni e promesse: sono preoccupati per i problemi che devono affrontare ogni giorno. Noi chiediamo riforme che tengano insieme tutela dei diritti e benessere diffuso. È questa la via maestra per rilanciare il paese."

Fra le proposte dei promotori, ci sono la definizione dei "livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali", come previsto dalla Costituzione (art. 117), l’investimento nelle politiche sociali attraverso un congruo aumento delle risorse destinate al sociale, all’educazione e alla scuola, il sostegno al reddito contro la povertà, il ripristino dei fondi per le non autosufficienze, l’adeguamento del Piano Nazionale Infanzia e Adolescenza e il rilancio del Servizio civile nazionale.

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