Pasta Divella, esposto di Codacons e Adusbef per italian sounding. L’azienda: “Vicenda conclusa”

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Codacons e Adusbef hanno inviato un esposto all’Antitrust contro Divella per “italian sounding” sull’origine del grano. L’azienda ribatte: adempiuti tutti gli obblighi di comunicazione

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Pasta Divella, esposto Consumatori e nota dell'azienda (Foto Pixabay)

Quanto è chiara l’informazione ai consumatori della pasta Divella? E quanto quella sull’origine del grano? Sembrava una questione conclusa, ma non è così per le associazioni Codacons e Adusbef che nei giorni scorsi hanno annunciato un esposto all’Antitrust contro Divella spa, l’azienda produttrice di pasta, chiedendo di accertare se sono state violate le indicazioni sull’origine del grano. Insomma: per le due associazioni ci sarebbe una situazione di “italian sounding”. Divella ha diffuso però una nota ufficiale in cui ribadisce la trasparenza della sua comunicazione.

L’origine del grano sulla pasta Divella

Un passo indietro. La vicenda, spiegano Codacons e Adusbef, riguarda il presunto mancato rispetto degli impegni assunti da Divella dinanzi l’Antitrust nell’ambito di un procedimento del 2020 relativo all’ingannevolezza delle indicazioni sulla provenienza italiana del prodotto apposte sulle confezioni di pasta. Queste lasciavano intendere che fosse di origine italiana l’intera filiera produttiva della pasta, a partire dalla sua materia prima, il grano.

Divella si è allora impegnata a modificare le confezioni di pasta e ha inserito la dicitura “Pasta di semola di grano duro coltivato in Italia e Paesi UE e non UE. Macinato in Italia“, prevedendo sul proprio sito web l’inserimento di una chiara indicazione circa la provenienza del grano.

Il problema: packaging, visibilità, richiamo all’italianità

Il problema, secondo Codacons e Adusbef, è che le confezioni di pasta Divella attualmente presenti sul mercato non sembrano conformi allo spirito di questi impegni.

“L’indicazione relativa all’origine del grano – si legge nell’esposto all’Antitrust – risulta infatti collocata in una posizione marginale del packaging, con caratteri grafici di dimensioni particolarmente ridotte, con scarso contrasto cromatico e con una visibilità significativamente inferiore rispetto agli elementi promozionali che enfatizzano l’italianità del prodotto. Per contro, la confezione continua a presentare elementi grafici e testuali di forte impatto visivo che richiamano immediatamente l’idea di una provenienza integralmente italiana. Tra questi, assumono particolare rilievo: il richiamo cromatico al tricolore; la presenza di simboli evocativi della tradizione italiana; l’enfatizzazione della dicitura “Made in Italy“; l’utilizzo di espressioni idonee a valorizzare l’origine nazionale del prodotto trasformato. La percezione complessiva del consumatore medio continua, pertanto, ad essere orientata verso l’erronea convinzione che anche il grano impiegato nella produzione sia integralmente italiano”.

In questi caso, prosegue l’esposto, la comunicazione commerciale “appare strutturata in modo tale da attribuire massima evidenza ai richiami all’italianità e minima evidenza alle informazioni che consentirebbero al consumatore di comprendere l’effettiva origine della materia prima. Ciò determina una evidente asimmetria informativa che rischia di compromettere la libertà di scelta economica del consumatore”.

Le due associazioni hanno chiesto all’Antitrust di fare tutti i controlli necessari e verificare eventuali illeciti e responsabilità.

Divella: rispettati tutti gli obblighi di comunicazione

La diffusione della notizia sulla stampa ha portato Divella a una risposta ufficiale in cui rivendica di aver risposto a tutti gli obblighi di comunicazione necessari.

Divella precisa che “le questioni sollevate risalgono ad un procedimento dinanzi all’AGCM del 2020, rivolto anche ad altri marchi, riguardanti una diversità di interpretazione tecnica sulla chiarezza informativa delle confezioni di pasta, relativa alla provenienza dei grani utilizzati. La vicenda per la Divella si è ampiamente, definitivamente e positivamente conclusa da oltre 6 anni, senza avere ulteriori e successivi strascichi legali o di altra natura”.

L’azienda ribadisce dunque di aver “adempiuto integralmente a tutti gli obblighi di comunicazione previsti dalla normativa di settore eurounitaria e nazionale e dagli impegni assunti con AGCM, operando nel pieno rispetto delle norme sulla concorrenza e, soprattutto, a tutela del fondamentale diritto all’informazione del consumatore”.

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