Crisi climatica, dal caldo estremo in Europa oltre 1300 morti in eccesso

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Secondo l’OMS, In Europa ci sono stati oltre 1300 decessi in eccesso dal 21 giugno per il caldo estremo. Mentre le città non sono costruite per temperature così alte. Greenpeace e Cgil: 1,5 milioni di lavoratori a rischio. WWF: serve una seria campagna di informazione rivolta ai cittadini

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Crisi climatica, dal caldo estremo oltre 1300 morti in eccesso in Ue (Foto di <a href="https://pixabay.com/it/users/geralt-9301/?utm_source=link-attribution&utm_medium=referral&utm_campaign=image&utm_content=9626655">Gerd Altmann</a> da <a href="https://pixabay.com/it//?utm_source=link-attribution&utm_medium=referral&utm_campaign=image&utm_content=9626655">Pixabay</a>)

Non si può più sottovalutare la crisi climatica. Contro le ondate di calore e il rischio di salute e mortalità che queste comportano, serve una strategia nazionale che vada oltre l’emergenza. L’Europa è il continente che si sta scaldando molto più velocemente degli altri, a oggi ci sono 150 milioni di persone che vivono sotto ondate di caldo estremo.

“Sono stati registrati più di 1300 decessi in eccesso dal 21 giugno legati alle alte temperature in Europa”, ha scritto su X il direttore generale dell’Organizzazione mondiale della sanità Tedros Adhanom Ghebreyesus.

Caldo estremo, killer silenzioso

Il direttore dell’OMS ha spiegato che “l’Europa è il continente che si sta riscaldando più rapidamente sulla Terra, con un riscaldamento doppio rispetto alla media globale. In questo momento 150 milioni di persone vivono sotto ondate di caldo estremo, centinaia sono morte, le scuole sono chiuse, le reti elettriche stanno cedendo”.

Il fenomeno delle ondate di calore è spinto dal cambiamento climatico e dal riscaldamento, non si verifica più “una volta ogni generazione”. E, ha proseguito Ghebreyesus, ci sono già oltre 1300 decessi in eccesso dal 21 giugno legati alle alte temperature in Europa, con quello stress da caldo che “è spesso chiamato il killer silenzioso”. E, aggiunge il direttore dell’OMS, “le case, i luoghi di lavoro e le scuole europee non sono state costruite per queste temperature”.

Il rischio in Italia

L’Italia sta messa male. E non solo per la quantità di bollini rossi che si registrano in questi giorni nelle città italiane.

“Nel contesto internazionale dei paesi di più antica industrializzazione, l’Italia è il Paese che già oggi presenta il più alto rischio di mortalità aggiuntiva legato alle ondate di calore e all’aumento complessivo delle temperature – ricorda il WWF – Nell’estate del 2024, in Europa si sono registrati più di 620.00 decessi legati al caldo in Europa, di cui circa 19000 in Italia. Secondo stime dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, in Italia i giorni di ondata di calore potrebbero aumentare drasticamente entro il 2100, passando dai 10 giorni del 1990 fino a 250 giorni all’anno, secondo lo scenario di maggiore aumento delle emissioni”.

1 milione e mezzo di lavoratori a rischio

I rischi ormai investono tutti. Non solo anziani e persone fragili ma anche chi lavora all’aperto, nei settore dell’edilizia, della manutenzione del verde, nel trasporto merci, nei servizi di consegna e fra i rider.

Secondo un’analisi di Greenpeace e Cgil, in questi giorni di caldo estremo 1 milione e e mezzo di lavoratori e lavoratrici potrebbero essere esposti a condizioni di caldo tali da rappresentare un serio rischio per la salute. Un monitoraggio svolto a Roma con una telecamera a infrarossi che rilevava la temperatura in superficie ha evidenziato valori altissimi.

Ad esempio nella zona della Stazione Termini sono stati trovati picchi superiori agli 80° C di temperatura superficiale; in due cantieri, uno dei pressi di Piazza Bologna e l’altro dell’Università La Sapienza, i lavoratori operavano nelle ore centrali della giornata, e in entrambi i casi le temperature superficiali erano molto elevate, con picchi che oscillavano fra i 60° C e i 100° C. Sono valori altissimi e pericolosi perché le superfici surriscaldate influenzano la temperatura dell’aria circostante e possono aumentare sensibilmente l’esposizione al calore di chi lavora per molte ore in quelle condizioni. Servono misure che proteggano i lavoratori, anche chi non rientra nelle ordinanze sul caldo.

Per Greenpeace, inoltre, “è indispensabile investire nella prevenzione, nell’adattamento climatico e in una rapida transizione energetica che riduca la dipendenza dai combustibili fossili, a partire da un piano di uscita dal gas entro il 2035. Dobbiamo tassare le aziende fossili che continuano a registrare profitti record mentre alimentano la crisi climatica, in modo da recuperare le risorse necessarie a realizzare interventi di protezione delle persone, a partire dalle più vulnerabili, adattamento climatico — anche dei luoghi di lavoro — e transizione energetica”.

Una seria campagna di informazione

Il WWF a sua volta denuncia che “il modo in cui le istituzioni italiane, soprattutto il Governo, trattano i fenomeni estremi, a partire dalle ondate di calore, denota ancora una profonda sottovalutazione del problema e l’incapacità di coordinare e indirizzare gli sforzi”.

L’associazione in questi mesi è impegnata in un’indagine pubblica per capire gli effetti della crisi climatica. E denuncia che manca un indirizzo politico, mentre “sembra di vedere la versione istituzionale dello slogan dei troll sui social, “ha sempre fatto caldo”.

Anche quando si agisce, come sta facendo il Ministero della Salute, il WWF rileva un limite nell’aver posto enfasi sui grandi eventi, cosa condivisibile ma “molto limitata rispetto alla portata del problema” e che “potrebbe rivelare un approccio meramente emergenziale”.

Servono invece provvedimenti strutturali e meccanismi automatici per le misure di emergenza, strutture di aiuto ai più fragili e la capacità di raggiungere tutti i cittadini.

Per il WWF “è importantissimo prevedere una massiccia e seria campagna di informazione per mettere i cittadini nella condizione di sapere quando e come intervenire, sia nella quotidianità (prescrizione o revisione delle terapie in atto) sia in presenza dei primi sintomi di patologie serie legate al caldo (esaurimento e colpo di calore, tra le altre) o dell’aggravamento di patologie preesistenti”.

Va inoltre rafforzato il Servizio Sanitario Nazionale, che continua a essere in sofferenza. “In Italia, come in altri Paesi europei colpiti dalla cupola di calore in atto, le strutture sanitarie, in alcune regioni, fanno fatica a star dietro all’aumento della domanda”.

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