Acqua minerale, dalla guerra in Medio Oriente arriveranno rincari?
Secondo il Codacons la guerra in Medio Oriente rischia di far salire il prezzo delle bottiglie di acqua minerale, anche di 5 o 6 centesimi in più, per i rincari di plastica e packaging
Acqua minerale, dalla crisi in Medio Oriente arriveranno rincari? (Foto Pixabay)
Si va verso il rincaro dell’acqua minerale? Fra i prodotti che potrebbero risentire degli aumenti sulla filiera produttiva, scatenati dalla guerra in Medio Oriente, ci sono le bottiglie di acqua minerale e le bevande in generale. Non per un rincaro della materia prima, ovvero dell’acqua, ma per l’aumento dei costi sulla plastica e sul packaging, a sua volta determinato da rincari nella logistica e nei trasporti.
Con il risultato che una bottiglia di acqua minerale da un litro e mezzo “potrebbe a breve costare fino a 5/6 centesimi di euro in più, determinando una stangata sui consumatori italiani da complessivi 606 milioni di euro annui, con un aggravio di costo del +20% rispetto agli attuali listini al dettaglio mentre per le altre bevande si stima un aumento del +10%”.
Rincari in vista nella filiera della plastica
La stima è del Codacons che, dopo essere entrato in possesso di alcune comunicazioni formali di aggiornamento al rialzo dei prezzi da parte di produttori di plastica per bottiglie, tappi, etichette e film utilizzati per l’acqua minerale e le bevande in generale, ha deciso di rivolgersi all’Autorità Antitrust. L’associazione ha infatti inviato un esposto all’Autorità garante della concorrenza per chiedere di accertare la legittimità di alcune richieste economiche ed eventuali rischi di speculazione che si riverserebbero sui consumatori.
Il Codacons, in particolare, spiega di avere documenti da cui emerge che negli ultimi giorni diversi operatori, attivi nelle materie plastiche e nel packaging, avrebbero trasmesso ai propri clienti comunicazioni con la richiesta di revisione delle condizioni economiche dei contratti già in essere mediante l’introduzione di sovrapprezzi, surcharge o clausole di adeguamento straordinario. Il tutto in pochi giorni. Queste comunicazioni, spiega ancora l’associazione, sarebbero di fondo simili, con il richiamo al contesto geopolitico legato alla guerra in Medio Oriente, all’aumento dei costi energetici e logistici e alla necessità di garantire la continuità delle forniture. E giungerebbero a una conclusione automatica: serve la modifica delle condizioni economiche già pattuite, quindi la rinegoziazione al rialzo dei contratti.
“In alcune di queste comunicazioni – afferma il Codacons – viene introdotta una specifica voce denominata “War Med Surcharge”, applicata in misura percentuale e con decorrenza immediata, sulla base dell’incremento del costo del carburante registrato nelle settimane successive all’inizio del conflitto. Analogamente, altri operatori del settore evidenzierebbero aumenti dei costi logistici e dei materiali plastici nell’ordine del 10-15%”.
Le ripercussioni sui consumatori
L’associazione chiede di fare chiarezza anche perché rincari su bevande e acqua minerale verrebbero poi trasferiti sui consumatori.
“È indubbio che il conflitto in Medio Oriente abbia determinato tensioni sui mercati energetici e logistici, con inevitabili riflessi sui costi di produzione e trasporto – spiega il Codacons – Tuttavia tali impatti risultano per loro natura progressivi, differenziati e non uniformemente distribuiti lungo l’intera filiera. Ne consegue che la traslazione immediata, generalizzata e standardizzata di aumenti sui clienti finali appare difficilmente giustificabile in termini di proporzionalità e causalità”.
Se l’aumento dei prezzi delle forniture e della plastica venisse scaricato sui consumatori, per il Codacons si arriverebbe a rincari nell’ordine del +20% per l’acqua minerale e del +10% per le bevande analcoliche. A questo si potrebbe poi aggiungere il rischio di non trovare l’acqua minerale preferita sugli scaffali per le carenze nella filiera della plastica.
