Istat, a marzo retribuzioni reali inferiori dell'8% rispetto al 2021. UNC: gap vergognoso (foto Pixabay)
Istat, a marzo retribuzioni reali inferiori dell’8% rispetto al 2021. UNC: gap vergognoso
Secondo i dati Istat, si registra un ulteriore recupero rispetto alla perdita di potere d’acquisto che si è verificata nel biennio 2022-2023, che tuttavia rimane ancora ampia: le retribuzioni contrattuali reali di marzo 2025 sono ancora inferiori di circa l’8% rispetto a quelle di gennaio 2021
L’Istat ha pubblicato ieri i dati su Contratti collettivi e retribuzioni contrattuali – I trimestre 2025, secondo cui l’indice delle retribuzioni contrattuali orarie a marzo 2025 segna un aumento dello 0,4% rispetto al mese precedente e del 4,0% rispetto a marzo 2024; l’aumento tendenziale è stato del 4,9% per i dipendenti dell’industria, del 4,3% per quelli dei servizi privati e dell’1,7% per i lavoratori della pubblica amministrazione.
“In termini reali – ha commentato l’Istat – si registra un ulteriore recupero rispetto alla perdita di potere d’acquisto che si è verificata nel biennio 2022-2023, che tuttavia rimane ancora ampia: per il totale economia, le retribuzioni contrattuali reali di marzo 2025 sono ancora inferiori di circa l’8% rispetto a quelle di gennaio 2021“.
Retribuzioni, UNC: rialzo degli stipendi illusione ottica
“Il rialzo del 4% degli stipendi, apparentemente superiore all’inflazione registrata nello stesso periodo di riferimento, è solo un’illusione ottica, dato che vi è sempre un ritardo di mesi tra l’adeguamento delle retribuzioni e l’andamento dell’indice dei prezzi al consumo”: così Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, nel commentare i dati Istat.
“Purtroppo – prosegue Dona – se prendiamo un periodo di riferimento temporale più ampio, siamo ben lungi dall’aver recuperato quando perso con l’inflazione record del 2022 e del 2023. Non per niente la stessa Istat denuncia che le retribuzioni contrattuali reali di marzo 2025 sono ancora inferiori di circa l’8% rispetto a quelle di gennaio 2021. Un gap a dir poco vergognoso che attesta l’urgenza di una legge che preveda, in caso di mancato rinnovo dei contratti oltre i due anni, il ripristino automatico della scala mobile all’inflazione programmata dal Governo, magari solo per chi ha un reddito inferiore a 35 mila euro, così da evitare il rischio di una spirale salari – inflazione”.
Assoutenti: italiani pagano il conto del caro-prezzi scoppiato tra 2022 e 2023
Secondo Assoutenti “gli italiani pagano ancora oggi il conto del caro-prezzi scoppiato in Italia tra il 2022 e il 2023″.
“I servizi privati e la pubblica amministrazione sono quelli più colpiti dalla perdita di potere d’acquisto, e nonostante la crescita nominale dei salari registrata a marzo la situazione non appare rosea – spiega il presidente Gabriele Melluso – L’inflazione ha infatti rialzato la testa nell’ultimo mese, e tensioni si registrano sul fronte dei beni alimentari, che registrano un aumento dei listini più sostenuto. I maggiori costi a carico delle famiglie per l’acquisto di beni primari rischiano di aggravare il gap con il passato, una situazione su cui incombe la spada di Damocle dei dazi. In caso di guerra commerciale tra Usa e Ue, infatti, i prezzi al dettaglio potrebbero subire un ulteriore scossone con ripercussioni dirette sulla capacità di spesa dei cittadini”.

