Capacità di spesa delle famiglie, Altroconsumo: casa e salute pesano sul bilancio (foto Pixabay)
Ricchezza delle famiglie, Istat: in aumento solo sulla carta
Il report Istat sulla ricchezza nel 2024 fotografa una crescita nominale, ma l’effetto dell’inflazione continua a erodere il patrimonio reale degli italiani.
Secondo i dati diffusi dall’Istat, alla fine del 2024 la ricchezza netta delle famiglie italiane ha raggiunto i 11.732 miliardi di euro, registrando un aumento del 2,8% rispetto al 2023 a prezzi correnti. Al netto dell’inflazione, però, il patrimonio delle famiglie risulta ancora inferiore di oltre il 5% rispetto ai livelli del 2021, a causa del forte incremento dei prezzi registrato nel 2022. Un quadro che evidenzia come la crescita nominale della ricchezza non sia stata sufficiente a compensare la perdita di potere d’acquisto accumulata negli ultimi anni.
Il ruolo delle abitazioni e delle attività finanziarie
Nel 2024 l’aumento delle attività non finanziarie delle famiglie (+1,9% a prezzi correnti) è stato trainato soprattutto dal comparto delle abitazioni, cresciuto in modo significativo per il terzo anno consecutivo. Anche le attività finanziarie hanno mostrato un andamento positivo (+3,6%), sostenute dall’incremento dei prezzi delle quote di fondi comuni, dei titoli e delle riserve assicurative. Le passività finanziarie, invece, sono aumentate solo marginalmente, principalmente per effetto della crescita degli altri conti passivi, in particolare dei debiti commerciali.
Il confronto internazionale: Italia stabile, altri Paesi in calo
Nel confronto con le principali economie avanzate, il rapporto tra la ricchezza netta e il reddito lordo disponibile delle famiglie è rimasto stabile in Italia e in Canada, mentre ha registrato una diminuzione per il terzo anno consecutivo in Francia e nel Regno Unito. Un dato che, pur mostrando una certa tenuta relativa, non cancella il divario accumulato negli ultimi anni a causa dell’inflazione e della debolezza dei redditi reali.
Imprese: cresce il patrimonio, cala l’indebitamento
Nel 2024 la ricchezza netta delle società non finanziarie è risultata pari a 1.015 miliardi di euro. Le attività reali, che rappresentano oltre la metà della ricchezza lorda, hanno beneficiato soprattutto dell’aumento del valore degli immobili, seguiti da impianti e macchinari. Dal lato finanziario si segnala un sensibile incremento del valore di mercato delle azioni detenute in portafoglio, insieme alla crescita di titoli e depositi. In parallelo, l’indebitamento in rapporto alle attività non finanziarie è diminuito, in linea con quanto osservato per le imprese britanniche e canadesi, mentre risulta in aumento per quelle francesi.
Società finanziarie e conti pubblici
Dopo due anni di contrazione, nel 2024 la ricchezza lorda delle società finanziarie è tornata a crescere (+1,2%), grazie soprattutto all’aumento delle azioni e delle quote di fondi comuni. Anche le passività hanno registrato un incremento (+0,9%), con una riduzione della raccolta di depositi compensata dalla crescita di azioni, fondi e titoli. Rimane invece critico il quadro delle amministrazioni pubbliche: la ricchezza netta è negativa per 1.522 miliardi di euro, in peggioramento rispetto al 2023 a causa dell’aumento delle passività, mentre le attività sono rimaste sostanzialmente stabili.
Le reazioni delle associazioni dei consumatori
I dati Istat hanno suscitato forti critiche da parte delle associazioni dei consumatori. Per Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, il report conferma un progressivo impoverimento degli italiani: l’inflazione viene indicata come una “tassa occulta” che colpisce in modo sproporzionato i redditi più bassi, ma che finisce per penalizzare anche il ceto medio e chi investe in attività finanziarie.
Sulla stessa linea il Codacons, che parla di un impatto devastante del caro-prezzi sulla ricchezza delle famiglie e sulla salute economica del Paese. Secondo l’associazione, la ricchezza degli italiani resta tra le più basse dell’intero periodo 2005-2024 in rapporto al reddito disponibile e risulta nettamente inferiore rispetto a quella di altri Paesi europei, come Germania e Francia. A pesare, sottolinea il Codacons, è soprattutto l’anomalo andamento dei prezzi, al centro dell’indagine conoscitiva avviata dall’Antitrust dopo le denunce sulle presunte speculazioni sui listini al dettaglio.

