Agcom, Consumatori: Rete arretrata, i soldi delle multe tornino agli utenti
Nella relazione dell’Autorità per le garanzie delle comunicazioni ci sono “due gravi carenze”: manca un riferimento ai comportamenti delle aziende che stanno rendendo a pagamento servizi prima gratuiti e si trascura lo stato di arretratezza delle Rete, lenta rispetto al resto d’Europa, per non parlare del fatto che ancora l’11% della popolazione non è coperto dall’Adsl ad almeno 2MB. Lo denunciano Federconsumatori e Adusbef di fronte all’odierna relazione dell’Agcom, che – dichiarano i due presidenti Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti – “ha suscitato una profonda delusione relativamente a due importanti aspetti che riguardano questo delicato settore in Italia”. Adiconsum, da parte sua, chiede che i proventi delle sanzioni tornino ai consumatori.
In primo luogo, spiegano Federconsumatori e Adusbef, “è mancata dal tutto una chiara denuncia dei gravi ed inammissibili comportamenti assunti recentemente da alcuni operatori, che hanno reso a pagamento alcuni servizi prima gratuiti. Ci riferiamo a TIM e Vodafone che applicando dei costi ai servizi “Chiama ora” (TIM) “Chiamami” e “Recall” (Vodafone) hanno scaricato sugli utenti possibili ricadute complessive di 500 milioni di euro”. Si tratta di un comportamento lecito, ma c’è da considerare che i servizi che diverranno a pagamento, in genere, sono attivati in automatico su ogni Sim o abbinati al proprio piano tariffario e fino a ad ora non costavano nulla all’utente e in molti neanche sanno se questi servizi sono attivi o no sulla propria utenza, per il semplice motivo che non li hanno mai utilizzati.
L’altra carenza denunciata riguarda lo sviluppo effettivo delle telecomunicazioni in Italia e lo stato della Rete. Affermano Federconsumatori e Adusbef: “Non si parla mai del penoso stato in cui si trova la rete nel nostro Paese.Definirla arretrata è quasi un complimento: per velocità di connessione siamo al ventunesimo posto in Europa. La media della velocità di connessione in Italia è di 5,2 Mb al secondo. Il 40% di Olanda, Svizzera e Repubblica Ceca; la metà di Svezia, Irlanda, Belgio, Danimarca e Regno Unito; molto al di sotto di Finlandia, Austria, Norvegia, Germania, Polonia, Russia Romania; meno di Ungheria, Spagna, Slovacchia, Francia e Portogallo. Appena un po’ meglio della Turchia (4,3 Mb/s)”. C’è inoltre da considerare che ancora l’11% della popolazione non è coperta da banda larga fissa (Adsl) ad almeno 2 Mb (dati Between – Osservatorio Banda Larga) mentre la copertura della banda ultra larga (30 – 100 Mb) raggiunge appena il 10% della popolazione. Per non parlare dei disservizi e dei guasti, nonché delle frequenti interruzioni delle connessioni.
“Di fronte a tali dati appare evidente che per rendere realmente efficace, utile e fruibile la digitalizzazione della PA e per incrementare la produttività di sistema grazie allo sviluppo della rete, è indispensabile avviare un serio piano di investimenti nel settore strategico delle telecomunicazioni”, concludono Federconsumatori e Adusbef.
“La relazione dell’Agcom – dichiara Pietro Giordano, presidente nazionale di Adiconsum – rivela come si siano abbattuti i costi della telefonia, ma al contempo il divario digitale si sia solo minimamente ridotto. L’Italia è un Paese con una copertura internet veloce del 50%. Ciò significa che una grandissima parte di popolazione italiana è impossibilitata ad utilizzare questo strumento importantissimo per l’economia, per la democrazia e anche per una riforma reale della pubblica amministrazione”. Adiconsum si sofferma sull’attività sanzionatoria dell’Autorità ma, aggiunge Giordano, “i 3 milioni di euro recuperati devono tornare ai consumatori. Ricordiamo all’Agcom l’impegno economico di 500.000 euro dichiarato al CNCU (Consiglio nazionale consumatori e utenti) per incrementare e potenziare la conciliazione paritetica a favore dei consumatori vessati dalle aziende telefoniche. Impegno a tutt’oggi non mantenuto”.
L’associazione punta inoltre il dito nei confronti dei recenti disservizi subiti dai consumatori, dal black out di Wind ai problemi legati agli operatori mobili BipMobile e Italiacom fino ad arrivare all’ecommerce di Prezzofelice.it, che ha sospeso i servizi dal 12 giugno lasciando i consumatori senza merce. Tutti questi disservizi, argomenta Giordano, “impongono la realizzazione di un Fondo alimentato dalle multe dell’Autorità e dalle compagnie telefoniche capace di intervenire in tali casi e in casi similari che certamente si realizzeranno, vista la profonda trasformazione che sta avvenendo tutto il settore delle tlc”.
