Asili nido, l'inchiesta di Altroconsumo
Asili nido, da Nord a Sud il costo si dimezza. L’indagine di Altroconsumo
Altroconsumo ha visitato oltre 200 asili nido privati in cinque città italiane. La spesa delle famiglie arriva a raddoppiare passando da Nord a Sud
Dopo la nascita di un bambino, dopo i primi mesi passati insieme a conoscersi e a trovare una routine volte scompigliata, arriva il momento per molte madri di tornare a lavoro. Se non si ha una nonna a portata di mano o non ci si può permettere di sostenere il costo di una tata a tempo pieno o di una baby sitter “all’occorrenza”, è necessario pensare di lasciar il pargolo all’asilo nido.
Una scelta importante quella dell’asilo nido che rappresenta per molte famiglie il primo vero e proprio distacco dal proprio bambino.

Gli asili nido in Italia: l’offerta
Sono oltre 13.000 le strutture che nel nostro Paese erogano servizi socio-educativi per la prima infanzia. I quasi 355 mila posti, il 51% offerto da strutture pubbliche e il 49% da private, costituiscono un numero esiguo rispetto alle esigenze delle famiglie italiane, dal momento che si riesce a coprire solo il 24,7% del potenziale bacino.
Ma al di là di questi numeri, quanto ne sappiamo degli asili nido che ci sono nel nostro Paese?
Per scattare una fotografia di questo servizio, sempre più utilizzato dalle famiglie italiane, Altroconsumo ha condotto un’indagine – pubblicata su Altroconsumo Inchieste di febbraio 2020 – basata sull’analisi dei servizi offerti da oltre 200 asili nido privati (e che ospitano almeno 11 bambini) nelle città di Milano, Padova, Pescara, Bari e Reggio Calabria.
L’indagine ha considerato aspetti relativi ai costi, agli orari, agli spazi, alla modalità di preparazione dei pasti e alle attività proposte ai bambini, ma nei risultati non rientra la valutazione della qualità professionale degli educatori.
I risultati dell’indagine: da Nord a Sud costi dimezzati
Il risultato più eclatante è quello relativo ad uno dei punti più dolenti legati a questo servizio, ovvero il costo: da Nord a Sud le tariffe sono più che dimezzate. Nello specifico, per un bimbo che frequenta il nido tutti i giorni per almeno 5 ore di frequenza, si passa da un costo di 306 euro al mese a Reggio Calabria ai 690 euro di Milano. Dopo Milano, la città più cara è Padova (473 euro), seguita da Pescara (446 euro) e Bari (395 euro).

Le attività offerte
Al di là dei costi, per quanto riguarda le attività offerte, l’inglese è tra quelle più gettonate, con picchi del 74% a Milano e del 70% a Bari, mentre la percentuale più bassa è quella di Padova (35%). Tra i nidi visitati sono state riscontrate strutture in cui si utilizza esclusivamente la lingua inglese solo a Milano e Padova. In quasi tutti i nidi vengono proposti giochi espressivi, come ad esempio teatro o musica, mentre i giochi d’acqua sono frequenti a Milano e Padova (quasi 70%); proprio nella città veneta spesso c’è anche l’orto (oltre 50%).
All’interno di quasi tutti gli asili nido c’è una zona di accoglienza e le aree per mangiare e riposare sono separate e in alcuni casi uno stesso spazio viene dedicato a più momenti della giornata. Ad esempio, a Padova la mensa è separata dalle altre attività nell’86% dei casi, mentre a Pescara solo nel 33%. A Bari e Pescara invece viene privilegiata la zona riposo (89% e 86% dei casi). Milano risulta la città più carente per quanto riguarda gli spazi esterni: il 29% infatti non ne ha uno.

