caffè

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Per molti italiani il caffè non è solo una bevanda, ma un rito quotidiano, un gesto che scandisce le giornate. Eppure, quella che fino a poco tempo fa era “la tazzina da un euro” rischia di diventare presto un piccolo lusso. Il prezzo del caffè verde vola ai massimi storici e, tra dazi, cambiamenti climatici e costi energetici, la corsa dei listini sembra inarrestabile. Risultato? Al bar il conto continua a salire e, secondo le previsioni, entro fine 2025 una tazzina potrebbe arrivare a costare fino a 2 euro.

Al Meeting di Rimini, l’amministratrice delegata di Illycaffè, Cristina Scocchia, ha parlato di una vera e propria “tempesta perfetta” per il settore.

La tazzina al bar: prezzi in salita e disparità territoriali

Gli effetti si riflettono direttamente sui consumatori. Secondo Scocchia, il prezzo medio della tazzina al bar è in crescita del +19% rispetto al 2021 e del +3,4% rispetto al 2024, con forti differenze tra città: 1,5 euro a Benevento e Bolzano, contro 1 euro a Catanzaro. Le prospettive non sono rassicuranti: il trend rialzista delle materie prime potrebbe spingere ulteriormente verso l’alto i listini.

Unimpresa: consumi stabili, ma spese in aumento

Un report del Centro studi di Unimpresa conferma che la corsa non si fermerà presto. Entro la fine del 2025 il prezzo medio della tazzina potrebbe toccare i 2 euro, segnando un aumento del 50% rispetto al 2020.

Il mercato italiano, però, resta solido: i consumi annuali ammontano a 327 milioni di chili di caffè verde, per un valore di 5,2 miliardi di euro, destinati a superare i 6 miliardi entro il 2030. Per i consumatori italiani il caffè pesa meno dell’1% sul bilancio familiare, ma il suo valore simbolico resta enorme. Per produttori e distributori, invece, la sfida è difendere i margini, puntando su segmenti premium e monoporzionati, che garantiscono redditività fino al 60%.

Clima, energia, logistica e nuove regole: tutti i fattori dei rincari

L’impennata dei prezzi è frutto di una combinazione di cause. Il cambiamento climatico riduce i raccolti in Brasile e Vietnam, che insieme producono metà del caffè mondiale. Nel 2024 i chicchi grezzi hanno registrato aumenti fino all’80%, con i futures dell’Arabica e della Robusta a livelli record.

A ciò si sommano l’aumento dei costi energetici per la torrefazione, i noli marittimi raddoppiati, l’inflazione che incide su imballaggi e manodopera e la speculazione finanziaria, che ha reso i mercati ancora più volatili. Infine, le nuove normative Ue contro la deforestazione impongono certificazioni e tracciabilità, utili per la sostenibilità ma costose per i produttori, con inevitabili ricadute sui listini finali.

Un futuro dal gusto amaro?

Per Unimpresa, è la combinazione di tutti questi fattori a rendere concreta la corsa verso i 2 euro a tazzina entro fine 2025. Un rincaro che, seppur limitato in termini di peso sul bilancio familiare, rischia di cambiare le abitudini di consumo degli italiani e mettere ulteriormente sotto pressione la filiera del caffè.

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