Lehman Brothers, Corte d'appello di Brescia si pronuncia in favore di un risparmiatore

Lehman Brothers, Corte d'appello di Brescia si pronuncia in favore di un risparmiatore

Konsumer, associazione per la tutela dei consumatori, vince in Tribunale in favore dei consumatori traditi da Lehman Brothers, la società finanziaria fallita nel 2008, che fece perdere milioni di dollari ai consumatori di tutto il mondo.

“La Corte d’appello di Brescia – spiega Konsumer – ha ribaltato la precedente sentenza del Tribunale di Mantova, depositata nel 2013, che aveva rigettato una domanda risarcitoria, proposta da 3 cittadini del bresciano che avevano acquistato da Banca Fideuram delle obbligazioni Lehman Brothers per un valore nominale di € 50.000, che erano poi stati condannati a rifondere le spese di lite”.

Lehman Brothers, la vicenda dei consumatori di Brescia

Dopo la decisione del Tribunale di Mantova, i 3 bresciani si sono rivolti agli avvocati Giovanni Franchi, Presidente della Regione Emilia-Romagna di Konsumer, e Marina Peschiera, Presidente di Konsumer Brescia.

La Corte d’appello ha accertato l’errore del tribunale di Mantova, errore commesso anche con altri risparmiatori che non avevano avuto il coraggio di ricorrere in appello, consistito – spiega ancora Konsumer – nel non essersi reso conto che l’istituto di credito era venuto meno ai propri obblighi informativi, relativi, tra l’altro, alla natura del titolo, alla situazione della società emittente, compreso il suo rating.

È questa per la Corte la prova che l’intermediario che deve fornire, ai sensi dell’art. 21 TUF e dell’art. 28 Reg. Consob n. 11522/98, e che nel caso specifico sarebbe mancata.

 

Lehman Brothers

 

La sentenza del giudice d’appello

Sulla base di tali considerazioni il giudice d’appello, dunque, ha pronunciato la risoluzione del contratto d’acquisto, condannando Fideuram, oggi Fideuram Intesa San Paolo Private Banking S.p.A., alla restituzione del capitale investito: detratta la somma di € 20.548,85 ricevuta dalla procedura concorsuale statunitense, ossia € 23.451,15 oltre interessi e rivalutazione monetaria, decorrenti dalla data dell’investimento e spese di lite.

Così, a fronte di un investimento di 48.399,64, dopo che è già stata ricevuta la somma di € 23.451,15, competono oggi ai risparmiatori € 31.319,91.

Secondo l’avvocato Giovanni Franchi questa sentenza “è di notevole importanza per due principi che costituiscono una novità giurisprudenziale. In primo luogo, è stato affermato che sono soggetti a risoluzione, ai sensi dell’art. 1453 c.c., non solo il contratto generale d’investimento, ma anche i singoli acquisti. Inoltre, è stato riconosciuto il fatto che interessi e rivalutazione monetaria devono essere fatti decorrere non dalla domanda, ma dall’acquisto“.

“Se i giudici in questi anni, dal disastro Parmalat ad oggi, avessero deciso sempre così, i risparmiatori avrebbero avuto, come in questo caso, notevoli ristori. Il risparmio tradito avrebbe avuto un’altra storia”, conclude Franchi.

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