Nuovo Dpcm e cultura, le nuove misure e le proteste dal mondo dello spettacolo

Nuovo Dpcm e cultura, le nuove misure e le proteste dal mondo dello spettacolo

Stop agli spettacoli nei teatri e nelle sale da concerto, sale cinematografiche, anche all’aperto, e chiusi anche i centri culturali, i centri sociali e quelli ricreativi. Sono alcune delle disposizioni contenute nel nuovo Dpcm, in vigore fino al 24 novembre. Misure che hanno da subito suscitato proteste da parte del mondo della cultura e dello spettacolo.

Il nuovo Dpcm e la cultura, stop anche ai parchi di divertimento

Il decreto stabilisce, quindi, la sospensione di “spettacoli aperti al pubblico in sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche e in altri spazi anche all’aperto” e di “centri culturali, centri sociali e centri ricreativi”.

Stop anche alle “attività dei parchi tematici e di divertimento”, mentre resta consentito “l’accesso di bambini e ragazzi a luoghi destinati allo svolgimento di attività ludiche, ricreative ed educative, anche non formali, al chiuso o all’aria aperta, con l’ausilio di operatori cui affidarli in custodia e con obbligo di adottare appositi protocolli di sicurezza predisposti in conformità alle linee guida del Dipartimento per le politiche della famiglia di cui all’allegato 8”.

I musei rimangono aperti

Assicurato, invece, “il servizio di apertura al pubblico dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura di cui all’articolo 101 del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42”, ma a condizione che vengano rispettate le misure di sicurezza anti Covid: “modalità di fruizione contingentata o comunque tali da evitare assembramenti di persone e da consentire che i visitatori possano rispettare la distanza tra loro di almeno un metro”.

Le proteste del mondo della cultura e dello spettacolo

“Un dolore la chiusura di teatri e cinema”, ha scritto ieri su Twitter Dario Franceschini, Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.

 

 

Una dichiarazione che non è servita ad arginare le proteste da parte di artisti, teatri, cinema, operatori del settore, i quali rivendicano i diritti di tutti i lavoratori del settore ed anche il ruolo fondamentale della cultura come essenziale per il benessere di tantissime persone.

“Come evidenziato dai dati di una ricerca da noi effettuata e trasmessa alle Istituzioni ed agli organi di informazione, i luoghi di spettacolo si sono rivelati tra i più sicuri spazi di aggregazione sociale. Ha scritto l’AgisAssociazione Generale Italiana dello Spettacolo in una lettera indirizzata al Presidente Conte e al Ministro Franceschini. – Riteniamo, pertanto, che la misura prevista sia ingiustamente penalizzante rispetto al nostro settore. Una nuova chiusura delle attività del settore comporterebbe un colpo difficilmente superabile ed una drammatica ricaduta sulle decine di migliaia di lavoratori ed artisti”.

L’appello degli artisti

“I lavoratori dello spettacolo dal vivo hanno messo il loro straordinario e personale impegno per riaprire Teatri e Cinema nel pieno rispetto dei protocolli per la tutela della salute”, si legge nell’appello firmato da 79.339 artisti.

Un appello che sottolinea come teatri e cinema siano “luoghi sicuri dove il pubblico è seduto con mascherina e non parla durante la rappresentazione”, dove “l’uscita e l’entrata sono regolati e rispettano il distanziamento”, luoghi che rappresentano oggi “un esempio virtuoso di gestione degli spazi pubblici in epoca di pandemia”.

“Chi opera nel settore della cultura è consapevole dell’importanza che essa ricopre soprattutto in momenti difficili come quello che ci troviamo ad affrontare. Sarebbe un grave danno per i cittadini privarli della possibilità di sognare e di farsi trasportare lontano oltre i confini della propria quotidianità”.

 

 

Codacons: rischio contrazione consumi per oltre 5,5 miliardi di euro

Secondo il Codacons, l’impatto complessivo delle nuove misure contenute nell’ultimo Dpcm varato dal Governo raggiungerà in totale una quota di 6,8 miliardi di euro.

“Ipotizzando la chiusura per un solo mese di teatri e cinema, la perdita per il settore degli spettacoli sfiorerà quota 90 milioni di euro totali”, afferma l’associazione.

Inoltre, “le nuove disposizioni varate dal Governo avranno effetti sulla spesa delle famiglie, determinando una possibile ulteriore riduzione dei consumi per circa 5,5 miliardi di euro, corrispondente ad una minore spesa di circa -210 euro a famiglia”, aggiunge il Codacons.

Proteste anche dai parchi divertimento

Una chiusura immotivata, per l’Associazione Parchi Permanenti Italiani, che annuncia una dura protesta, a difesa dei suoi 60.000 posti di lavoro, tra occupati fissi, stagionali e indotto.

“Pur nel rispetto e nella massima comprensione della gravità del contesto che ha condotto le Istituzioni a prendere una decisione così drastica – dichiara il presidente dell’Associazione Parchi Permanenti Italiani e presidente del parco a tema Leolandia, Giuseppe Ira – il trattamento riservato alle aziende del comparto ancora una volta è ricco di contraddizioni: la visita dei parchi divertimento si svolge sempre all’aria aperta ed è illogico vietarla, quando si permette di svolgere sport all’aperto, nei parchi e nei giardini pubblici”.

Confindustria Cultura Italia chiede tempestività per le misure annunciate

Anche Confindustria Cultura Italia dichiara la sua preoccupazione per gli effetti che questa nuova chiusura di cinema, sale concerti e teatri e la sospensione degli eventi avrà sull’intera filiera e sui lavoratori.

“Questa nuova chiusura, che arriva a distanza di pochi mesi dalla precedente, rischia di intaccare fortemente il sistema anche alla luce degli investimenti fatti dalle industrie per mettere in sicurezza le attività“, dichiara Innocenzo Cipolletta, presidente di Confindustria Cultura Italia (CCI), Federazione Italiana dell’Industria Culturale.

“Auspichiamo quindi – conclude Cipolletta – che il Governo metta in campo fin da subito gli interventi volti a limitare gli effetti che queste chiusure avranno sull’intera filiera e sui lavori”.

Scrive per noi

Francesca Marras
Francesca Marras
Mi sono laureata in Scienze Internazionali con una tesi sulle politiche del lavoro e la questione sindacale in Cina, a conclusione di un percorso di studi che ho scelto spinta dal mio forte interesse per i diritti umani e per le tematiche sociali. Mi sono avvicinata al mondo consumerista e della tutela del cittadino nel 2015 grazie al Servizio Civile. Ho avuto così modo di occuparmi di argomenti diversi, dall'ambiente alla cybersecurity e tutto ciò che riguarda i diritti del consumatore. Coltivo da anni la passione per i media e il giornalismo e mi piace tenermi sempre aggiornata sui nuovi mezzi di comunicazione. Una parte della mia vita, professionale e non, è dedicata al teatro e al cinema.

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