Vendite al dettaglio, Istat: nel 2025 calano i volumi
Vendite al dettaglio, Istat: volumi in calo. Associazioni: carrello sempre più vuoto
I dati sulle vendite al dettaglio diffusi dall’Istat preoccupano le associazioni dei consumatori. Assoutenti: consumatori costretti a cambiare le proprie abitudini
A dicembre 2025 le vendite al dettaglio registrano, rispetto al mese precedente, un calo sia in valore sia in volume (rispettivamente -0,8% e -0,9%): è quanto emerso dai dati diffusi dall’Istat.
Nel complesso del 2025 – commenta l’Istat – le vendite al dettaglio in valore crescono dello 0,8% rispetto all’anno precedente, mentre sono in calo i volumi (-0,6%). In particolare le vendite dei beni alimentari in valore sono in crescita mentre quelle dei beni non alimentari restano stazionarie; per i volumi si registra una diminuzione per entrambi i comparti.
Nella media dell’anno appena concluso, tra le forme distributive, vi è un aumento delle vendite in valore nella grande distribuzione, soprattutto nei discount alimentari, e nel commercio elettronico, mentre sono in diminuzione quelle relative agli altri canali di vendita.
Vendite al dettaglio, i dati preoccupano le associazioni dei consumatori
Si tratta di “dati sconfortanti“, secondo Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori. “Gli italiani hanno mangiato meno – afferma Dona. – Nel 2025, infatti, le vendite alimentari in volume sono scese dello 0,8% rispetto al 2024, anche se poi l’inflazione crea l’illusione ottica di un rialzo del 2%”.
“Insomma, le famiglie hanno pagato di più per mangiare di meno. Per far fronte all’inflazione e al caro bollette gli italiani sono stati costretti a una dieta forzata e a stringere la cinghia, riducendo persino il cibo acquistato, ossia la spesa obbligata per definizione“.
Secondo l’analisi dell’UNC, rispetto al 2024 una coppia con 2 figli ha acquistato 74 euro in meno di cibo a prezzi del 2024, mentre le spese non alimentari sono diminuite di 137 euro, per un totale di 211 euro. Una famiglia media ha speso 51 euro in meno per gli alimentari e 94 euro per i non alimentari, per una cifra complessiva di 145 euro, mentre per una coppia con un figlio sono 65 euro in meno per mangiare, 190 euro in totale.
“Pessimi anche i valori delle vendite su base congiunturale – prosegue Dona -. Finito l’effetto Black Friday gli acquisti sono precipitati, segnando tutti andamenti negativi, sia in valore che in volume. Insomma, non si salva nessuno!”
Secondo Dona, dunque, il Governo dovrebbe intervenire, “riducendo ad esempio le imposte sulle spese obbligate, come le bollette di luce e gas, varando il famoso decreto che è sparito della circolazione e che – conclude – non vorremmo contenesse zero stanziamenti per la riduzione degli oneri di sistema a carico delle famiglie”.
Secondo l’analisi del Codacons “al netto dell’inflazione, le vendite al dettaglio nel 2025 sono crollate in Italia per complessivi 5,1 miliardi di euro, con una contrazione dei volumi pari a -198 euro a famiglia“. L’associazione sottolinea come i forti rincari abbiano costretto le famiglie a “ridurre gli acquisti, portando a tagli che, al netto dell’inflazione, valgono 5,1 miliardi di euro.
“In sostanza – conclude il Codacons – gli italiani nell’anno appena concluso hanno speso di più per acquistare sempre meno, con il carrello della spesa più vuoto complessivamente del -0,6%, ma più caro del +0,8%”.
Assoutenti: per risparmiare gli italiani cambiano abitudini
“I dati Istat sulle vendite al dettaglio dimostrano in modo inequivocabile come gli italiani, per difendersi dal caro-prezzi, abbiano modificato profondamente le proprie abitudini di spesa”, lo afferma Assoutenti, che lancia l’allarme sulle vendite alimentari in Italia.
Secondo l’analisi di Assoutenti quantitativamente il carrello alimentare delle famiglie è stato più vuoto nel 2025 del -0,8%, equivalente ad un taglio di spesa da complessivi 1,3 miliardi di euro. Nonostante ciò, la spesa per cibi e bevande ha subito in valore una abnorme crescita pari al +2%, a causa dei rincari che hanno interessato il comparto.
“Ma dai numeri dell’Istat arriva un messaggio evidente – commenta il presidente Gabriele Melluso -: l’impossibilità di reperire sul mercato prodotti di qualità ad un prezzo giusto ha portato gli italiani a modificare profondamente le proprie abitudini, non solo tagliando la quantità di cibi e bevande in tavola, ma dirottando gli acquisti presso i discount alimentari, esercizi che nel 2025 registrano la più forte crescita delle vendite, +3,2% su anno”.
Secondo Melluso si tratta di “un segnale che dimostra anche come la qualità degli alimenti non sia più una priorità delle famiglie, che mettono il prezzo come elemento prioritario per orientare le proprie scelte d’acquisto”.

