Alluvioni, Legambiente: Italia sempre più fragile davanti alla crisi climatica (Foto Pixabay)

L’Italia è sempre più fragile e impreparata davanti alla crisi climatica. E uno dei fenomeni che lo testimonia è la frequenza con cui viene sferzata e danneggiata da piogge intense e alluvioni. Uno speciale “Rapporto Città Clima 2023 Speciale Alluvioni” realizzato da Legambiente, con il contributo del Gruppo Unipol, fa il punto sulle alluvioni e denuncia i tagli che ci sono stati alle risorse destinate alla prevenzione del dissesto idrogeologico.

Alluvioni in Italia, 2010-2023

Negli ultimi 14 anni- dal 2010 al 31 ottobre 2023 – sono stati registrati dall’Osservatorio Città Clima di Legambiente ben 684 allagamenti da piogge intense, 166 esondazioni fluviali e 86 frane sempre dovute a piogge intense, che rappresentano il 49,1% degli eventi totali registrati. L’Italia spende in media oltre 1,25 miliardi/anno per la gestione delle emergenze mentre il Governo Meloni, denuncia Legambiente, dimezza le risorse destinate a contrastare il dissesto idrogeologico, da 2,49 miliardi a 1,203 miliardi.

«Le drammatiche emergenze registrate negli ultimi anni nelle Marche, a Ischia, in Romagna e da ultima l’alluvione in Toscana – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – ci devono far riflettere sul modello di gestione del territorio. Non è solo un problema di risorse economiche, come spesso si vuole far credere, o di mancanze nella manutenzione ordinaria, pratica corretta e condivisibile ovviamente, se inserita in un contesto più ampio. Il problema principale sta nel voler rispondere alla logica della “messa in sicurezza”, che ha visto nel corso dei decenni provare a difendere l’indifendibile, alzando solamente argini e ragionando in maniera idraulica, con calcoli e tempi di ritorno delle piene che la crisi climatica sta spazzando via più velocemente di quanto si pensasse».

Alluvioni e allagamenti in Italia, dove colpiscono di più

Nei 14 anni considerate, le regioni più colpite per allagamenti da piogge intense sono state la Sicilia, con 86 casi, seguita da Lazio (72), Lombardia (66), Emilia-Romagna (59), Campania e Puglia (entrambe con 49 eventi), Toscana (48). Per le esondazioni fluviali al primo posto la Lombardia con 30 casi, seguita dall’Emilia-Romagna con 25 e dalla Sicilia con 18 eventi. Va segnalato anche il numero di frane da piogge intense che hanno provocato danni in particolare in Lombardia, Liguria, Calabria e Sicilia.

Vanno in sofferenza soprattutto le grandi città a partire da Roma, per gli allagamenti da piogge intense, e poi Bari, Agrigento, Palermo, Ancora, Genova e Napoli. Milano spicca per le esondazioni fluviali, almeno 20, dei fiumi Seveso e Lambro in questi anni, di cui l’ultima a fine ottobre.

 

Infografica CittàClima Legambiente

 

Gestione delle emergenze e fondi per la prevenzione

Numeri preoccupanti se si considera poi che l’Italia è un paese a elevato rischio idrogeologico con 1,3 milioni di persone che vivono in aree definite a elevato rischio di frane e smottamenti e oltre 6,8 milioni di persone sono a rischio medio o alto di alluvione (dati Ispra). Dal punto di vista economico, ricorda Legambiente, il Paese ha speso dal 2013 al 2023, oltre 13,8 miliardi di euro in fondi per la gestione delle emergenze meteo-climatiche (dati Protezione civile).

“Eppure – denuncia l’associazione – nonostante tutto ciò, il Governo Meloni nel rimodulare il PNRR ha scelto di dimezzare le somme destinate a contrastare il dissesto idrogeologico, passate a livello nazionale da 2,49 miliardi a 1,203 miliardi, in un Paese dove si sono spesi in media oltre 1,25 miliardi/anno per la gestione delle emergenze, mentre dal 1999 al 2022, per la prevenzione del rischio, sono stati ultimati 7.993 lavori per un importo medio di 0,186 miliardi/anno (fonte Rendis- Ispra)”.

Legambiente lancia il suo report a pochi giorni dall’apertura della COP28 sul clima a Dubai e del suo XII congresso nazionale dal titolo “L’Italia in cantiere” incentrato su crisi climatica e transizione ecologica. E ricorda quelli che devono essere i due pilastri cardine della buona gestione del territorio: “la convivenza con il rischio, che si attua con la giusta attenzione ai piani di emergenza comunali, all’informazione e formazione dei cittadini e la consapevolezza che un territorio come quello italiano non ha bisogno di essere ulteriormente ingessato, cementificato, impermeabilizzato, ma dell’esatto opposto, ovvero dell’adattamento”.

Per Legambiente sono quattro le priorità da cui ripartire: serve approvare il PNAC –  Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici, approvare una legge contro il consumo di suolo ormai attesa da undici anni, superare la logica dell’emergenza agendo sulla prevenzione, definire una regia unica da parte delle Autorità di bacino distrettuale che preveda anche una maggiore collaborazione tra enti.


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