Inquinamento atmosferico, della terra e dell’acqua e veleni causati dall’industria. Gestione inefficiente dei rifiuti. Clima, con tutte le sue emergenze. Sono i tre ambiti che confermano l’attenzione degli italiani alle questioni ambientali, preoccupazioni sentite, diffuse e accompagnate anche da una buona conoscenza degli sviluppi dell’attualità, se si considera che i cittadini sono informati degli accordi di Parigi sul clima e soprattutto dallo strappo internazionale degli Stati Uniti.

Sembra diffusa anche una buona consapevolezza delle promesse insite nell’economia circolare: per l’88% degli italiani questa rappresenta un modello economico vantaggioso in termini di energia e risparmio di risorse.  E non a caso all’economia circolare dei rifiuti è dedicato l’EcoForum organizzato da Legambiente, La Nuova Ecologia e Kyoto Club in corso a Roma. Dopo aver evidenziato la presenza in Italia di filiere virtuose che producono nuova materia prima e nuove risorse dai rifiuti ma che rischiano di chiudere o di bloccarsi non per problemi tecnologici ma perché le norme non sono adeguate e al passo coi tempi, oggi è stata presentata una ricerca, realizzata da Lorien Consulting, che fa il punto sulla sensibilità ambientale degli italiani.

La preoccupazione rimane alta soprattutto nei confronti dell’inquinamento atmosferico, della gestione inefficiente dei rifiuti e dei cambiamenti climatici. I cittadini sono informati degli Accordi sul clima di Parigi e degli sviluppi di queste ultime settimane, segnate dai due G7 di Taormina e Bologna e dallo strappo definitivo degli Usa di Donald Trump. E credono nell’economia circolare. “Analizzando le tendenze degli italiani – ha detto Antonio Valente, Amministratore Delegato Lorien Consulting – emerge come l’Italia sia un Paese sempre più attento e partecipante alle tematiche ambientali. Lo si può notare anche a livello contingente: il 44% conosce bene la Conferenza e l’Accordo di Parigi e il 77% ne ricorda la recente uscita da parte degli Stati Uniti. Non solo, vi è anche un’importante sensibilità sia nei confronti dell’economia circolare, ritenuta molto vantaggiosa dal 35% degli intervistati, sia nei confronti del tema rifiuti su cui il 62% afferma di ritenersi ben informato. Si riconfermano infine la centralità e l’impegno individuale, ma si chiede una forte partecipazione da parte delle istituzioni, locali e nazionali”.

Per gli italiani le principali minacce ambientali sono legate all’inquinamento atmosferico (39%), a quello industriale, delle acque e dei terreni (33%), alla gestione inefficiente dei rifiuti (32%). Il 62% dei cittadini si informa il più possibile su come fare bene la raccolta differenziata dei rifiuti, il 26% su come risparmiare nei consumi domestici, il 25% sull’acquisto di prodotti alimentari con etichette e tracciabilità ambientale e il 21% si informa su come acquistare prodotti con limitato uso di imballaggi.

Cittadini e istituzioni devono lavorare entrambi : per gli intervistati i principali responsabili della salvaguardia dell’ambiente sono i cittadini (72%) ma anche le istituzioni (78%) devono fare la loro parte. Attenzione c’è anche nei confronti del clima, non solo di quei cambiamenti climatici ormai sotto gli occhi di tutti, ma anche nei confronti delle politiche internazionali e degli ultimi sviluppi che hanno visto l’uscita degli Stati Uniti dagli accordi di Parigi: il 77% degli intervistati sa dello strappo degli Usa e il 60% dichiara che questa scelta comporterà impatti negativi.  

Spiega Stefano Ciafani, direttore generale di Legambiente : “Negli ultimi anni è cresciuta l’attenzione dei cittadini ai temi ambientali, e nel nostro Paese sono stati compiuti importanti passi avanti. L’Italia è stato il primo paese in Europa a mettere al bando i sacchetti di plastica, ha finalmente una avanzata legge sugli ecoreati e in questi ultimi anni sta dimostrando di essere la culla della nascente economia circolare europea al centro dell’importante pacchetto votato dall’Europarlamento. Sulla scia di questi successi, la Penisola deve però lavorare per superare quegli ostacoli non tecnologici che frenano l’economia circolare e chiudere con l’emergenza rifiuti, da quella sulle discariche non bonificate a quelle della Sicilia e di Roma. Purtroppo non vediamo ancora segnali univoci in questa direzione da parte delle istituzioni nazionali e locali”.


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