Fauna selvatica, Legambiente: Italia acceleri il passo nella tutela delle specie (foto grifone - credit Irene I. Forcellini Legambiente)

Fauna selvatica, Legambiente: Italia acceleri il passo nella tutela delle specie (foto grifone - credit Irene I. Forcellini Legambiente)

Fauna selvatica, Legambiente: Italia acceleri il passo nella tutela delle specie

In occasione del World Wildlife Day, Legambiente fa il punto sulla fauna selvatica in Italia: dal ritorno in Appennino del grifone  all’aumento delle berte nelle isole pontine, per arrivare alla grande sfida della convivenza tra uomo e grandi predatori, come orso e lupo. SOS nel Mediterraneo

In occasione del World Wildlife Day, dedicato alla “Partneship for Wildlife Conservation”, Legambiente presenta il report “Natura Selvatica a rischio in Italia e fa il punto sulla fauna selvatica in Italia, incrociando storie di tutela di successo, studi e casi territoriali, e analizzando le sfide e le difficoltà da affrontare.

Se da un lato alcune specie a rischio estinzione o in pericolo, grazie a numerosi progetti di tutela avviati negli ultimi 30 anni, stanno ripopolando lentamente la Penisola, dall’altra parte non mancano le criticità. Tra queste la convivenza tra uomo e grandi predatori, come lupo e orso.

Fauna selvatica in Italia, SOS nel Mediterraneo

Secondo l’analisi di Legambiente, torna a crescere in Appennino la popolazione del Grifone, con ben 64 coppie nidificanti contate nel 2022, così come quella del lupo, che raggiunge in tutta la Penisola quota 3.300 esemplari. Buone notizie arrivano anche dalle isole pontine, dove si registra un successo riproduttivo delle berte nidificanti, berta maggiore e berta minore, anche se restano tra le specie in pericolo insieme all’uccello della tempesta.

Preoccupa, invece, la situazione dei pesci cartilaginei nel Mar Mediterraneo. L’impatto maggiore delle attività umane sulle popolazioni di squali, razze e chimere deriva dalle catture accidentali durante le attività di pesca professionale. Tra le specie in pericolo critico, anche il Palombo Mustelus mustelus, la Manta mediterranea e il Palombo stellato.

Desta preoccupazione, inoltre, la norma sulla fauna selvatica che favorisce nella Penisola la caccia libera nelle aree urbane e in quelle protette.

“La crisi climatica – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, in una nota – sta contribuendo alla perdita di biodiversità e alcuni fattori indotti dal cambiamento climatico, come ad esempio la riduzione e la disponibilità di acqua o l’aumento della siccità e il rischio incendi, influiscono sempre di più sulla vita di animali e piante. L’Italia che, che in questi anni ha raggiunto diversi risultati positivi, deve ora accelerare il passo aggiornando, attraverso un percorso di partecipazione e condivisione tra le istituzioni, il sistema della ricerca e i vari portatori di interesse, le strategie e le norme per tutelare meglio le specie a rischio e ridurre i conflitti che si possono creare nella convivenza tra l’uomo e le specie selvatiche”.

Di fronte a questo quadro, per Legambiente sono tre le parole chiave su cui l’Italia, il Paese che ospita una fauna tra le più ricche d’Europa, con il 10% di specie endemiche, deve lavorare, puntando su: una maggiore tutela, a partire dall’aumento delle aree protette; una migliore collaborazione tra le diverse istituzioni per garantire la conservazione di fauna e flora selvatiche; una corretta convivenza tra uomo e animali, anche attraverso un nuovo patto di collaborazione tra aree naturali protette e comunità locali. A tal riguardo, nel report l’associazione ambientalista sintetizza anche un vademecum, composto da 20 regole-consigli per rispettare gli animali selvatici.

L’associazione ambientalista critica, inoltre, la norma approvata dal Governo Meloni in finanziaria e che apre la possibilità di abbattimenti di fauna selvatica per motivi di sicurezza stradale, anche nelle aree protette e nelle città: “Una scelta dannosa, che aggrava i problemi anziché risolverli, ignorando del tutto le buone regole della gestione faunistica suggerite dalla scienza, e in contrasto con la Direttiva Habitat e con gli orientamenti emersi dalla recente COP15″.

Per Legambiente, quindi, la gestione della fauna, alla luce anche della crisi climatica, richiede un approccio basato su conoscenza, monitoraggio delle attività e interventi integrati.


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