Natura e biodiversità, Legambiente: in Italia 58 gli ecosistemi italiani a rischio (foto credit Angelina Iannarelli)
Natura e biodiversità, Legambiente: in Italia 58 gli ecosistemi italiani a rischio
In vista della Cop16 sulla biodiversità a Roma e della Giornata Mondiale della natura selvatica, Legambiente presenta il report “Natura selvatica a rischio in Italia”
Natura e biodiversità rappresentano un capitale naturale prezioso quanto l’oro, eppure sono sempre più a rischio. Nel mondo, secondo le stime, sono oltre 1 milione le specie animali e vegetali a rischio estinzione (studi IPBES), a causa di crisi climatica, attività antropiche, perdita di frammentazione e habitat naturali, inquinamento e specie aliene che accelerano il passo.
Legambiente, con il nuovo report “Natura selvatica a rischio in Italia”, delinea il quadro della situazione, a livello globale e nazionale, in vista della sessione supplementare della Cop16 sulla biodiversità a Roma e della Giornata Mondiale della Natura Selvatica (World Wildlife Day del 3 marzo) per lanciare un monito ai governi della Terra.
Natura e biodiversità, in Italia ecosistemi a rischio
Ad oggi in Italia sono 58 gli ecosistemi naturali a rischio, segnalati nelle liste rosse IUCN: tra questi 7 sono in pericolo critico di estinzione (CR), 22 in pericolo (EN) e 29 vulnerabili (VE), con una superficie nazionale a rischio pari al 19,6%, che corrisponde a quasi la metà di quella coperta dagli ecosistemi naturali e seminaturali (46,3%) in Italia.
“Numeri – sottolinea Legambiente – a cui si affiancano le difficoltà e i gravi ritardi dell’Italia nell’applicare la Strategia Europea per la Biodiversità 2030 (SEB) e incisive politiche di tutela della natura, nonostante negli anni abbia anche raggiunto importanti traguardi nella conservazione della natura”.
“Per proteggere e tutelare la natura, preservare il valore economico delle specie selvatiche e garantire la sostenibilità economica e ambientale – commenta Stefano Raimondi, responsabile nazionale biodiversità Legambiente – sono necessarie efficaci politiche di conservazione in situ ed ex situ, monitoraggi costanti sulle specie a rischio, e investimenti mirati adottando strategie di conservazione e gestione sostenibile delle risorse naturali. Nel nostro Paese, così come nel resto del mondo, la perdita di biodiversità e di servizi ecosistemici non rappresenta solo una grave crisi ambientale, ma comporta anche un importante danno economico e impatti a più settori”.
L’appello di Legambiente
L’associazione ambientalista, dunque, in vista del summit internazionale in programma a Roma, lancia un monito ai governi della Terra: “ogni ritardo e ogni mancato accordo internazionale è un danno che facciamo al Pianeta, all’ambiente e alla biodiversità”.
All’Italia Legambiente indirizza un doppio appello, chiedendo a livello nazionale di: velocizzare il passo nella tutela e conservazione della biodiversità, recuperando i ritardi rispetto ai target 2030 della SEB e lavorando su 10 dieci azioni chiave di intervento; aumentare la protezione del territorio e del mare; adottare soluzioni basate sulla natura per frenare la perdita di biodiversità; garantire la pianificazione e la gestione integrata dei territori protetti; migliorare la conoscenza scientifica e dei fattori di rischio per la natura selvatica; realizzare i Piani di azione e di adattamento contro i cambiamenti climatici; sostenere l’economia della natura per combattere la crisi climatica; migliorare la tutela degli ecosistemi marini e costieri e la fauna acquatica; creare aree rifugio per la fauna e gli ecosistemi a rischio; tutelare il capitale naturale per garantire più servizi ecosistemici; contenere le specie aliene invasive dannose per la biodiversità e le persone.
A livello internazionale, l’associazione chiede all’Italia di fare pressing affinché si arrivi ad un accordo finanziario ambizioso, accompagnato da adeguati monitoraggi e verifiche.

