Aree naturali protette, la denuncia: tagli in arrivo, altro colpo alla natura

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Le associazioni ambientaliste denunciano tagli in arrivo alle aree naturali protette dello Stato, aree marine e parchi nazionali. “Un altro duro colpo alla natura italiana”

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Prossimi tagli alle aree naturali protette (Foto Federico Galassi per Pexels)

Tagli alle aree naturali protette, è il nuovo colpo in arrivo contro la natura. Nei giorni in cui va avanti in Parlamento la riforma della legge sulla tutela della fauna, quel ddl caccia ribattezzato “sparatutto” da associazioni animaliste e ambientaliste, arriva una nuova denuncia: “Il governo infligge un altro duro colpo alla natura italiana accanendosi contro le aree naturali protette dello Stato”.

A raccontarlo è un insieme di associazioni (Blue Marine Foundation, Greenpeace Italia, Italia Nostra, Lipu, Marevivo, Mountain Wilderness, ProNatura, WWF Italia e Worldrise) che parlano di un taglio di fondi di circa il 23%, che arriva ad anno in corso ed è l’effetto di tagli al Ministero dell’Ambiente.

Tagli su aree marine protette, parchi nazionali e riserve statati

“In questi giorni aree marine protette, parchi nazionali e riserve statali stanno ricevendo comunicazioni dal Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica di un consistente taglio per l’esercizio finanziario in corso nelle assegnazioni dei fondi per le spese di natura obbligatoria”, raccontano le associazioni.

La riduzione dei fondi per le aree naturali protette deriverebbe da un taglio che ha colpito il Ministero dell’Ambiente nella legge di Bilancio 2026. Non si tratta di un taglio lineare su tutte le aree protette, ma di tagli “variabili a seconda del singolo parco, riserva o AMP: in ogni caso, il taglio complessivo per le aree protette si aggira intorno al 23% dei fondi assegnati lo scorso anno. Si tratta – denunciano le associazioni – di tagli cospicui che nel caso di alcuni parchi nazionali supera i 700.000 euro e che colpiscono i trasferimenti per le spese di funzionamento ordinario incidendo sulle principali funzioni di conservazione e valorizzazione che le aree protette svolgono sui territori”.

Il taglio inciderà sui servizi essenziali, come monitoraggio e azioni di conservazione, apertura al pubblico, educazione ambientale, manutenzione ordinaria e straordinaria e prevenzione antincendio boschivo, avrà effetto sul personale incaricato e le ditte affidatarie. Arriva poi a metà anno, quando i fondi sono stati già impegnati se non spesi.

Servirebbero più risorse, non meno

“È molto grave che l’Italia scelga di penalizzare in generale il Ministero dell’ambiente e le aree protette in particolare – denunciano le organizzazioni – Il nostro Paese, infatti, avrebbe bisogno esattamente del contrario: maggiori investimenti sulla conservazione della natura, in linea con l’obiettivo di 30% di territorio efficacemente protetto a terra e a mare entro il 2030, perché abbiamo un territorio fragile, sottoposto agli effetti del cambiamento climatico e con uno spaventoso incremento annuale di terreno cementificato: le aree protette sono strumenti efficaci per contrastare questi pericoli e dovrebbero essere gestite al meglio”.

Il taglio alle aree naturali protette dello Stato, concludono le associazioni, rappresenta “l’ennesima prova di una politica che non vuole ritenere la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi un grande investimento, anche per le future generazioni, come stabilisce la nostra Costituzione. Si tratta di una scelta miope che non solo danneggerà i nostri tesori naturali, a farà anche perdere tante occasioni di sviluppo economico e sociale”.

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