Autostrade, Adoc: con il sistema “Free Flow” si rischia nuova stangata per gli automobilisti

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Adoc chiede una revisione del modello “Free Flow”, al momento attivo su alcune tratte del Nord: “rischia di trasformarsi in un incubo per chi viaggia, minando l’effettiva esigibilità del diritto alla mobilità e rendendolo più oneroso”

Autostrade, Adoc: con il sistema "Free Flow" si rischia nuova stangata per gli automobilisti

Da giorni si parla del sistema “Free Flow”, al momento attivo su alcune tratte autostradali del Nord, e dell’obiettivo di estenderlo a tutta la rete autostradale nazionale. Ma di cosa si tratta?

Come funziona il sistema “Free Flow”

Il sistema prevede l’eliminazione dei caselli con sbarre e barriere, permettendo all’automobilista di attraversare il tratto autostradale senza fermarsi.

L’auto viene quindi identificata attraverso “portali installati sopra la carreggiata, che registrano il suo passaggio, e l’importo viene calcolato sulla base della percorrenza e delle caratteristiche del veicolo. Il sistema – spiega un approfondimento su sky tg24 – può identificare l’auto attraverso l’apparato di bordo del telepedaggio oppure attraverso la targa, acquisita dalle telecamere. In questo modo il concessionario può associare il transito al veicolo, determinare la categoria a cui appartiene e calcolare il pedaggio dovuto“.

Attualmente il sistema “Free Flow” è attivo “su circa 200 chilometri della rete nazionale, concentrati prevalentemente al Nord: la A36 (Pedemontana Lombarda, prima apripista in Italia), la A33 Asti-Cuneo, le tangenziali di Como (A59) e Varese (A60) e il raccordo Ospitaletto-Montichiari. L’obiettivo è estendere progressivamente la tecnologia lungo l’intera rete autostradale per azzerare i tempi di attesa e ridurre le emissioni inquinanti causate dalle continue ripartenze”. (RaiNews)

Il pagamento del pedaggio non avviene al momento dell’uscita dall’autostrada, ma “deve essere effettuato entro 15 giorni solari e consecutivi dal transito attraverso le app ufficiali dei gestori, i siti web dedicati o gli sportelli fisici abilitati”.

Adoc chiede una revisione di questo modello

L’associazione Adoc è intervenuta sulla questione, spiegano quelle che sono – secondo il suo parere – le criticità di questo sistema, a partire dal nome. Secondo l’associazione, infatti, “il termine free risulta fortemente fuorviante“, non trattandosi di un pedaggio libero o gratuito, ma della sola eliminazione dei caselli fisici a fronte dell’obbligo continuativo di pagamento.

“Il vero nodo critico – commenta Adoc – resta però la totale assenza di un’informazione adeguata verso gli utenti, sui quali ricadrà l’intero onere di gestione con il rischio concreto di pesanti rincari“.

“L’esperienza maturata sulle tratte già attive dimostra che pedaggi minimi, ad esempio di soli 2 euro, lievitano rapidamente a 6 o 10 euro a causa dei costi di recupero e notifica – spiega l’associazione -. Il meccanismo prevede la lettura automatica della targa tramite telecamere: chi non dispone di dispositivi di telepedaggio a bordo (come Telepass, UnipolMove o simili) non riceve alcuna ricevuta immediata. L’automobilista deve quindi ricordarsi autonomamente di saldare l’importo entro 15 giorni attraverso app dedicate – spesso poco intuitive o soggette a malfunzionamenti – oppure recandosi presso i rari punti fisici abilitati“.

Adoc ricorda che in caso di mancato pagamento entro i 15 giorni scattano immediatamente more e costi amministrativi; persistendo l’omissione, si applicano sanzioni che variano da 87 a 344 euro.

“Tutto ciò viene giustificato con la necessità di ridurre le code ai caselli e semplificare il traffico, ma le criticità restano evidenti, ad esempio chi proviene dall’estero difficilmente sarà a conoscenza di queste procedure, con forti dubbi sull’effettiva capacità di riscuotere i crediti oltreconfine – sottolinea ancora l’associazione. – Inoltre, il peso economico e burocratico ricadrà sui residenti, in particolare sui pendolari costretti a monitorare continuamente pagamenti e scadenze via app per evitare sanzioni”.

L’Adoc chiede, quindi, “una revisione immediata di questo modello: così strutturato, il “Free Flow” rischia di trasformarsi in un incubo quotidiano per chi viaggia, minando l’effettiva esigibilità del diritto alla mobilità e rendendolo più oneroso, a rischio truffe e inaccessibile”.

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