Big Tech sotto esame dell’UE: fermare le frodi digitali
Bruxelles chiede chiarimenti a Microsoft, Google, Apple e Booking sull’applicazione del Digital Services Act: focus su truffe online e tutela degli utenti.
(foto Pixabay)
La Commissione europea ha inviato una richiesta ufficiale di informazioni a quattro Big Tech (Microsoft, Google, Apple e Booking) per monitorare come le piattaforme prevengono l’uso improprio dei loro servizi da parte dei truffatori.
L’iniziativa rientra nel quadro del Digital Services Act (DSA), la normativa Ue che impone alle grandi piattaforme online obblighi più stringenti per individuare e rimuovere contenuti illegali.
“È un passaggio essenziale per proteggere gli utenti europei e garantire che le piattaforme svolgano pienamente il loro ruolo”, ha dichiarato un portavoce della Commissione, precisando che al momento non si è ancora nella fase di indagine formale.
Cos’è il Digital Services Act
Il DSA è il regolamento europeo entrato in vigore nel 2023 per rendere l’ambiente digitale più sicuro e trasparente. La legge introduce obblighi di controllo più severi per le cosiddette Very Large Online Platforms (VLOP), imponendo procedure per la segnalazione e la rimozione di contenuti illegali, maggiore trasparenza sugli algoritmi di raccomandazione e controlli rafforzati contro la disinformazione e le frodi online.
Il tema è sempre più urgente: secondo la commissaria europea per la Sovranità tecnologica, Henna Virkkunen, le perdite legate alle frodi digitali superano i 4 miliardi di euro l’anno. L’avvento dell’intelligenza artificiale, ha spiegato, sta rendendo le truffe più sofisticate e difficili da intercettare. “Vediamo un aumento costante delle azioni criminali online. È fondamentale che le piattaforme facciano tutto il possibile per identificare e prevenire i contenuti illegali”, ha aggiunto Virkkunen.
Possibili indagini e sanzioni pesanti
La richiesta di Bruxelles non è un’indagine formale, ma potrebbe rappresentare il primo passo verso procedimenti più incisivi. Se le risposte non fossero soddisfacenti, la Commissione potrebbe aprire un’inchiesta e applicare sanzioni fino al 6% del fatturato globale delle società coinvolte, come previsto dal DSA.
Tensione tra Bruxelles e Washington
La decisione arriva in un momento di frizione diplomatica con gli Stati Uniti. Il presidente Donald Trump ha recentemente accusato l’Ue di “discriminare” le Big Tech americane e ha minacciato ritorsioni commerciali.
La mossa europea rischia dunque di alimentare ulteriormente le tensioni transatlantiche, pur mantenendo come priorità la protezione degli utenti e l’applicazione rigorosa delle regole del mercato digitale europeo.
