Biologico, i consumi crescono (i campi no)
Il biologico si conferma centrale nel mercato italiano. Nel 2025 i consumi crescono di oltre il 9% mentre c’è una flessione delle superfici biologiche
Biologico, i consumi crescono (i campi no) (Foto Pixabay)
Il biologico si conferma centrale nel mercato italiano. I consumi crescono, ma diminuiscono i campi coltivati a bio. E se la produzione nazionale dovesse arretrare, i consumi verrebbero intercettati dai prodotti provenienti dall’estero. Nella Giornata europea del biologico, che si è svolta ieri, i dati sulla produzione e sui consumi biologici confermano la solidità del bio nel mercato e le sfide che il biologico deve affrontare. La transizione agroecologica ha un ruolo strategico per il contrasto alla crisi climatica e alla tutela della biodiversità. Ma anche il bio risente delle crisi multiple, geopolitiche e climatiche, e le piccole aziende scontano il peso della burocrazia.
Bio in Italia: salgono i consumi
Secondo il rapporto “Bio in Cifre 2026”, curato da ISMEA per il Masaf e rilanciato da Federbio, nel 2025 c’è una contrazione del 5,4% delle superfici biologiche, dovuta soprattutto a un calo delle aree in conversione (-24,4%), che riguarda in particolare i prati pascoli. Le superfici già certificate bio restano invece sostanzialmente stabili (-0,5%). In leggera diminuzione anche il numero degli operatori ( -1,8%).
La dinamica è invece positiva sul fronte dei consumi, che nel 2025 crescono del 9,2% sia a valore sia a volume. Nei primi sei mesi del 2026 le vendite di prodotti biologici registrano un incremento del 4%, con performance superiori a quelle del comparto agroalimentare convenzionale.
Le crisi che pesano sul bio
“I dati fotografano una fase di sostanziale stabilità dal punto di vista delle produzioni biologiche mentre i consumi continuano a crescere – ha detto Maria Grazia Mammuccini, presidente FederBio –. Sicuramente incide l’incertezza del quadro normativo relativamente al futuro della PAC, ma ci sono anche segnali chiari che devono spingere ad affrontare in maniera decisa il nodo relativo alle difficoltà delle piccole e medie aziende agricole biologiche. Queste realtà sono penalizzate, come l’intero settore agricolo, dall’aggravarsi dei conflitti geopolitici e della crisi climatica, con ricadute significative sui costi di produzione, mentre sul mercato, anche nel bio, in molti casi sono calati i prezzi pagati ai produttori. Sebbene il biologico abbia una maggiore capacità di resilienza, risente comunque delle crescenti criticità che stanno mettendo a dura prova l’intero settore agricolo. A questa pressione si aggiunge il peso significativo degli adempimenti burocratici, amministrativi e dei costi di certificazione, che per le piccole e medie aziende agricole sta diventando insostenibile”.
Per la presidente di Federbio “è quindi urgente aggiornare e rafforzare le politiche di sostegno alle piccole e medie realtà biologiche, offrendo agli agricoltori strumenti e soluzioni concrete, a partire dalla semplificazione e dalla promozione di filiere bio al “giusto prezzo”. Tanto più in una fase in cui la domanda di prodotti bio continua a crescere, se la produzione nazionale dovesse arretrare, il rischio concreto è che una quota crescente di questa domanda venga soddisfatta dalle importazioni”.
Il logo nazionale
“I dati presentati confermano una crescita dei consumi, premiando un settore che continua a essere il fiore all’occhiello dell’agroalimentare italiano – ha detto la presidente di AssoBio Nicoletta Maffini – A fronte di una lieve contrazione delle superfici, l’Italia mantiene una leadership produttiva di cui siamo orgogliosi, e che oggi trova un ulteriore strumento di valorizzazione nel nuovo Marchio Biologico Italiano”.
In questo scenario si è infatti inserito il debutto ufficiale del nuovo Marchio Biologico Italiano, che identifica i prodotti bio da materia prima 100% nazionale. Il logo, caratterizzato dall’intreccio di tre foglie – verde, bianca e rossa – affiancherà la fogliolina europea con l’obiettivo di valorizzare le produzioni del territorio e offrire trasparenza ai consumatori. Si tratta di un logo volontario che, per FederBio, rappresenta “un importante strumento di riconoscibilità che rafforza la trasparenza verso i cittadini e sostiene il posizionamento delle produzioni biologiche Made in Italy sul mercato nazionale e internazionale”.
