Booking.com, Codici: “Allarme truffe dopo il furto di dati dei mesi scorsi”
L’allerta di Codici: dopo il furto di dati segnalato da Booking.com lo scorso aprile, ci sarebbe un aumento dei tentativi di truffa attraverso messaggi WhatsApp che sembrano arrivare dalle strutture ricettive e invitano a fare pagamenti urgenti o a confermare la prenotazione
Booking.com, Codici: “Allarme truffe dopo il furto di dati dei mesi scorsi" (Foto di <a href="https://pixabay.com/it/users/geralt-9301/?utm_source=link-attribution&utm_medium=referral&utm_campaign=image&utm_content=3914809">Gerd Altmann</a> da <a href="https://pixabay.com/it//?utm_source=link-attribution&utm_medium=referral&utm_campaign=image&utm_content=3914809">Pixabay</a>)
Il messaggio WhatsApp sembra arrivare direttamente dalla struttura ricettiva prenotata attraverso Booking.com e invita a fare un pagamento urgente o a confermare la prenotazione attraverso un link. Ma potrebbe essere un tentativo di truffa. Per questo l’associazione Codici ha invitato i consumatori a fare attenzione a messaggi di questo tipo. Si inoltre rivolta al Garante Privacy, cui chiede di aprire un’istruttoria per verificare il rispetto degli obblighi previsti dal Regolamento europeo sulla protezione dei dati (GDPR), l’adeguatezza delle misure di sicurezza adottate da Booking.com e l’eventuale collegamento tra il furto di dati comunicato ad aprile e la campagna di phishing che ha interessato numerosi consumatori nelle settimane successive.
Dal furto di dati al rischio di truffa
Il contesto di partenza è appunto quello di un furto di dati che è stato comunicato dalla piattaforma lo scorso aprile, quando Booking.com è stata oggetto di un data breach con un accesso non autorizzato a una serie di informazioni personali e a quelle legate alle ultime prenotazioni. A essere investite dall’attacco sono stati i dettagli della prenotazione e nome, email, indirizzi, numeri di telefono associati alla prenotazione; non risulterebbero invece compromessi i dati finanziari, come carte di credito o informazioni bancarie.
Booking ha inviato ai suoi utenti un’email per informare dell’accesso non autorizzato. Secondo Codici, dopo questo episodio sono aumentate segnalazioni di tentativi di truffa costruiti utilizzando informazioni reali sulle prenotazioni degli utenti. Per questo l’associazione ha inviato una diffida a Booking.com e ha chiesto l’intervento del Garante per la protezione dei dati personali.
Episodi di questo tipo, con i dati reperiti, sono infatti alla base di campagne di phishing mirate e personalizzate, particolarmente insidiose per le potenziali vittime.
Messaggi WhatsApp personalizzati
Secondo le segnalazioni raccolte da Codici, numerosi utenti hanno ricevuto messaggi WhatsApp apparentemente inviati dalle strutture presso cui avevano prenotato il soggiorno. Le comunicazioni riportavano dati estremamente precisi, come il nome dell’ospite, la struttura ricettiva, le date del soggiorno e il numero della prenotazione, invitando a effettuare un pagamento urgente o a confermare la prenotazione attraverso un link. Una volta cliccato, però, l’utente veniva reindirizzato a un sito fraudolento, realizzato per sottrarre dati bancari e credenziali di accesso.
“L’aspetto più preoccupante di questa vicenda è l’elevato livello di personalizzazione dei messaggi – ha detto Davide Zanon, segretario regionale di Codici -. I truffatori conoscono dettagli che normalmente sono in possesso soltanto dell’utente e della piattaforma di prenotazione. Ricevere un messaggio con il nome della struttura, le date del soggiorno e il numero della prenotazione induce facilmente ad abbassare la guardia. È quindi fondamentale accertare come questi dati siano finiti nelle mani dei criminali informatici e verificare se esista un collegamento diretto con il furto di dati comunicato da Booking.com”.
L’associazione invita i consumatori a “non effettuare pagamenti tramite link ricevuti via WhatsApp, SMS o e-mail e a verificare sempre ogni richiesta accedendo esclusivamente all’app o al sito ufficiale della piattaforma oppure contattando direttamente la struttura ricettiva attraverso i recapiti ufficiali“.
Nella diffida inviata a Booking.com, Codici ha chiesto di chiarire quando la società abbia avuto effettiva conoscenza dell’attacco informatico, quanti utenti siano stati coinvolti, quali dati siano stati compromessi e quali misure siano state adottate per impedire il successivo utilizzo fraudolento delle informazioni sottratte. “Vogliamo poi spiegazioni sul fatto che alcuni utenti abbiano ricevuto la comunicazione relativa al furto dei dati pur non avendo prenotazioni attive – ha aggiunto Zanon – mentre altri, successivamente bersaglio dei tentativi di truffa, non abbiano ricevuto alcun avviso”.
