Caldo umido, i bambini sono i più esposti: fino a 560 milioni già colpiti

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Uno studio internazionale guidato dalla climatologa italiana Rosa Pietroiusti mostra che i bambini tra 0 e 9 anni affrontano più stress da calore rispetto agli anziani. Con l’aumento delle temperature, il fenomeno è destinato a peggiorare.

caldo umido

Proteggere i bambini dal caldo, cinque regole dai pediatri (Foto Ketut Subiyanto per Pexels)

In tutto il mondo i bambini tra 0 e 9 anni sono la fascia d’età maggiormente esposta allo stress da caldo umido legato ai cambiamenti climatici. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Science Advances e guidato dalla climatologa italiana Rosa Pietroiusti, della Libera università di Bruxelles.

La ricerca è la prima a quantificare su scala globale quanto l’aumento delle temperature influenzi l’esposizione al calore nelle diverse fasce d’età. L’attenzione si concentra in particolare sul caldo umido, più pericoloso rispetto a quello secco perché l’elevata umidità ostacola l’evaporazione del sudore, impedendo al corpo di raffreddarsi efficacemente.

Un rischio maggiore per i bambini

I più piccoli sono particolarmente vulnerabili perché il loro organismo si riscalda più rapidamente e la capacità di sudare e disperdere calore è meno efficiente rispetto a quella degli adulti. A questo si aggiunge la dipendenza dalle cure degli adulti, che può rendere più difficile riconoscere e gestire tempestivamente i segnali di surriscaldamento.

Le conseguenze possono essere importanti: dalla disidratazione ai colpi di calore, fino a possibili ripercussioni sull’apprendimento e sullo sviluppo cognitivo. Lo stress termico prolungato rappresenta quindi non soltanto un problema legato al benessere immediato, ma anche un potenziale fattore di rischio per la salute e la crescita dei bambini.

Centinaia di milioni già coinvolti

Secondo i dati dello studio, fino a 560 milioni di bambini tra 0 e 9 anni, pari al 43% del totale mondiale di questa fascia d’età, vivono almeno un mese aggiuntivo all’anno, cioè 30 giorni o più, caratterizzato da stress da calore attribuibile al cambiamento climatico causato dall’uomo.

L’esposizione è superiore a quella di qualsiasi altra fascia d’età e risulta quasi tre volte maggiore rispetto a quella degli adulti tra 60 e 69 anni: circa 190 milioni di persone, pari al 30% della popolazione di quella fascia, sperimentano lo stesso mese aggiuntivo di stress termico.

Le aree più colpite sono l’Asia meridionale, il Sud-est asiatico e l’Africa occidentale, dove si concentra il maggior numero di bambini esposti a condizioni di caldo potenzialmente pericolose.

Con il riscaldamento la situazione peggiora

Le proiezioni indicano che il fenomeno è destinato ad ampliarsi con l’aumento della temperatura media globale. In uno scenario di riscaldamento di 1,5 gradi rispetto ai livelli preindustriali, il numero di bambini che subirebbero almeno un mese aggiuntivo di caldo pericoloso potrebbe raggiungere i 620 milioni, pari al 49% della popolazione mondiale tra 0 e 9 anni.

Con un aumento di 2 gradi, la cifra salirebbe ulteriormente a circa 650 milioni, il 59% dei bambini della stessa fascia d’età.

Una vulnerabilità destinata a crescere

I risultati mostrano quindi come gli effetti del cambiamento climatico non siano distribuiti in modo uniforme tra le generazioni. I bambini, proprio per le caratteristiche fisiologiche che li rendono più vulnerabili al calore, rischiano di essere tra i principali destinatari di un aumento delle temperature.

Limitare il riscaldamento globale resta dunque una priorità, ma lo studio evidenzia anche la necessità di preparare le comunità a gestire condizioni di caldo sempre più frequenti e intense, con particolare attenzione alla protezione dei più piccoli.

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