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(Foto Pixabay)

Si sono attivati la Procura della Repubblica, la Direzione antimafia, il Garante Privacy: il caso Revolut, con la violazione dei dati personali dei clienti, circa 700, ceduti dalla fintech a una falsa richiesta governativa, ha fatto scoppiare un polverone soprattutto per le modalità con cui è stata effettuata – una richiesta partita da una email istituzionale compromessa, che secondo le ricostruzioni apparterrebbe alla Prefettura di Reggio Calabria. Secondo quanto scrive il Financial Times, il gruppo di hacker responsabile dell’attacco chiede all’azienda il pagamento di un riscatto di 3 milioni di dollari.

I dati personali ceduti

Secondo International Cyber Digest, Revolut ha assicurato ai clienti che conti, fondi e beni rimangono al sicuro e che non sono stati condivisi i dati biometrici di telemetria facciale. Ma la falsa richiesta governativa ha portato alla divulgazione dei passaporti dei clienti e della cronologia delle transazioni in Bitcoin (fra i dati personali investiti ci sono nome e cognome, data di nascita e professione; indirizzo postale, indirizzo email e numero di telefono; una copia del passaporto o della patente di guida e un selfie per la verifica del volto; e estratti conto contenenti IBAN, stato del conto, data di apertura e numero di riferimento del portafoglio, insieme a registri dei prelievi e cronologia completa delle transazioni, inclusi i Bitcoin).

Secondo il Financial Times, un gruppo di hacker che si fa chiamare “iamnotavillain”, contattato attraverso Telegram, ha rivendicato la violazione della banca digitale britannica Revolut; il gruppo afferma di avere circa 147 gigabyte di dati interni delle forze dell’ordine italiane e avrebbe chiesto a Revolut il pagamento di un riscatto di 3 milioni di euro entro 24 ore altrimenti minaccia di vendere i dati ad altri gruppi criminali.

Si indaga sulla vicenda

La Procura della Repubblica di Reggio Calabria ha aperto un’inchiesta (SkyTg24). Si è attivata poi la Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo che interviene quando la violazione riguarda un ente governativo. E si è attivato, spiega l’Ansa, il Garante Privacy, che ha avviato una verifica immediata su eventuali falle nella sicurezza degli accessi delle banche italiane, sia per appurare se vi siano stati altri casi di tentata infiltrazione, come nella vicenda Revolut, sia per richiamare gli istituti bancari a un controllo efficace al proprio interno. La richiesta fatta ai responsabili di protezione dati delle banche è quella di verificare i propri sistemi e, nel caso di falle accertate, prendere contatto con l’Autorità.

Sicurezza e violazione di dati

Quanto funzionano insomma i sistemi di sicurezza?

Commenta Martina Donini, presidente nazionale Udicon (Unione per la Difesa dei Consumatori): “Se una truffa basata su una Pec compromessa può trarre in inganno una banca che gestisce dati sensibili e informazioni finanziarie di un elevato numero di clienti, è necessario capire se tutti i sistemi di sicurezza e le procedure di verifica adottati siano adeguati”.

I cittadini, ricorda Donini, sono presi di mira da continui tentativi di frode.

“Se ai consumatori viene richiesto di essere sempre diligenti e di riconoscere i falsi appartenenti alle Forze dell’Ordine, ci chiediamo come sia possibile che una banca sia caduta vittima della stessa frode. A prescindere dal grado di complessità della truffa, non è ammissibile che ciò possa verificarsi in un istituto di credito che gestisce dati bancari e informazioni personali. È necessario capire se nelle mail vi erano incongruenze o altri indici di frode che, con maggiore attenzione, avrebbero potuto consentire di individuare la truffa. La durata e la modalità delle richieste, inoltre, proseguite per mesi, aggravano ulteriormente la vicenda”.

L’associazione chiede al Garante Privacy e alla Banca d’Italia di verificare i sistemi di sicurezza adottati dalla banca.

L’intervento del Garante Privacy è apprezzato anche dal Codacons, che ipotizza future azioni risarcitorie.

“Si tratta di una vicenda molto grave che si unisce ai numerosi furti di dati avvenuti nell’ultimo periodo a danno di grandi aziende, da Booking a Trenitalia, e che dimostra le troppe falle sul fronte della sicurezza e la fragilità dei sistemi informatici di chi raccoglie e gestisce i dati personali degli utenti – spiega il Codacons – Al termine dell’attività di verifica del Garante vogliamo siano resi pubblici i nomi di banche o aziende che abbiano subito attacchi informatici o il furto di dati personali dei clienti, e quanti utenti siano stati coinvolti dalla violazione della privacy. Ciò al fine di avviare le dovute azioni risarcitorie contro istituti di credito e aziende che non hanno adeguatamente protetto i dati dei clienti cedendoli ai criminali informatici, e a tutela della privacy dei consumatori interessati”.

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