Colombe pasquali, Essere Animali chiede più impegno per uova senza gabbia

0

Essere Animali pubblica un report che rivela quali aziende hanno adottato politiche pubbliche per abbandonare le uova provenienti da allevamenti in gabbia per la preparazione delle colombe pasquali

https://pixabay.com/it/photos/colomba-pasquale-colomba-pasqua-4594020/

Uova senza gabbie per le colombe pasquali (Foto Pixabay)

Uova senza gabbia per le colombe pasquali, si può fare di più. Con l’avvicinarsi della Pasqua, l’associazione Essere Animali ha pubblicato il report “Colombe e gabbie” che rivela quali aziende hanno adottato politiche pubbliche per abbandonare le uova provenienti da allevamenti in gabbia per la preparazione delle colombe pasquali.

Galline in Italia

In Italia vengono allevate ogni anno oltre 40 milioni di galline e il Paese è fra i principali produttori europei insieme a Francia, Germania e Spagna.

“Negli ultimi anni, anche grazie al crescente interesse dei consumatori e agli impegni di molte aziende alimentari, abbiamo assistito alla progressiva diminuzione delle galline allevate in gabbia e oggi più della metà è tenuta in sistemi alternativi (a terra, all’aperto o in biologico) – si legge nel report – Tuttavia, circa il 35% si trova ancora in gabbia: più di 17 milioni di galline che vivono l’intero ciclo produttivo confinate in spazi ristretti”.

Colombe pasquali, quali uova?

Nel report Essere Animali traccia una panoramica delle politiche pubbliche dei principali produttori di colombe, differenziando tra quelle che hanno già smesso di impiegare uova in gabbia, quelle che si sono poste questo obiettivo per il futuro e quelle che invece non hanno ancora assunto nessun impegno pubblico.

Su otto aziende prese in considerazione, si legge nel report, cinque “hanno già in essere politiche che prevedono l’impiego di uova da galline non allevate in gabbia: Balocco, Galup, Paluani, Tre Marie Ricorrenze e Vergani. Maina invece dovrebbe raggiungere l’obiettivo entro Pasqua 2026. Le note dolenti per il settore arrivano da Melegatti e Bauli: entrambe le aziende non hanno un impegno pubblico per tutti i prodotti ma solo per i croissant a proprio marchio”.

«Aziende come Bauli, che da sola detiene circa un terzo delle quote di mercato delle colombe pasquali, possono fare una grande differenza per centinaia di migliaia di galline che ancora oggi sono allevate in gabbia – spiega allora Simone Montuschi, presidente di Essere Animali – Non si tratterebbe solo di migliorare le condizioni di allevamento e di benessere animale, ma di andare incontro anche alle richieste dei consumatori che vogliono vedere una transizione a sistemi cage-free anche in Italia e verso i quali le aziende possono fare molto grazie alla pubblicazione di politiche aziendali chiare e trasparenti».

Verso l’eliminazione delle gabbie

L’associazione ricorda poi i passi europei verso l’eliminazione delle gabbie, il principale ostacolo per il benessere degli animali da allevamento. In Europa i successi principali ci sono stati soprattutto per le galline ovaiole. Nel 2012 la legislazione comunitaria ha vietato l’utilizzo delle gabbie convenzionali per le galline ovaiole in tutta l’Unione Europea, mentre Paesi come Austria e Lussemburgo hanno introdotto un divieto anche per quelle arricchite. In Germania è prevista un’eliminazione completa entro il 2026–2029. Pur non avendo ancora introdotto un divieto formale, in Svezia non vengono più allevate galline in gabbia grazie alla transizione del settore produttivo, mentre Repubblica Ceca e Slovenia hanno entrambe introdotto il divieto che entrerà in vigore rispettivamente nel 2027 e nel 2029.

Proposta di legge di iniziativa popolare

C’è un generale consenso nell’opinione pubblica per il divieto di allevamento di animali in gabbia. E forte di questo, Essere Animali ha lanciato una proposta di legge di iniziativa popolare per vietare l’allevamento in gabbia in Italia per tutte le specie.

L’obiettivo è raccogliere almeno 50 mila firme entro settembre in modo da chiedere formalmente al Parlamento di discutere e avviare un percorso legislativo su questo tema. Sulla piattaforma dedicata del Ministero della Giustizia è già possibile firmare per chiedere l’introduzione del divieto all’uso delle gabbie per tutte le specie allevate su tutto il territorio italiano.

Non basta dunque l’azione virtuosa delle aziende e l’attenzione dei consumatori. «Firmare la proposta di legge di iniziativa popolare che abbiamo lanciato – prosegue Montuschi – è più importante che mai, affinché la politica si faccia carico delle istanze dei cittadini anche quando le aziende le ignorano o i processi sono troppo lenti rispetto alle esigenze e alle richieste dei cittadini e delle cittadine italiane ed europee».

About The Author

What do you feel about this?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *