Divieto di gabbie negli allevamenti, c’è la proposta di legge di iniziativa popolare (Immagine Essere Animali)

Superamento e divieto di gabbie per tutti gli animali allevati a scopo alimentare. Per superare definitivamente un sistema “arcaico e crudele” e colmare le carenze dell’Europa, dove il passaggio a sistemi cage-free è rimasto in una situazione di stallo nonostante il sostegno dell’opinione pubblica. Essere Animali, associazione che lavora per la tutela degli animali allevati, ha depositato nei giorni scorsi in Cassazione una proposta di legge di iniziativa popolare per introdurre il divieto all’uso delle gabbie a livello nazionale per tutte le specie allevate, con l’obiettivo di chiedere formalmente al Parlamento di discutere e avviare un percorso legislativo su questo tema, come già avvenuto in altri Paesi membri dell’UE.

L’obiettivo è inoltre quello di sostenere la riconversione strutturale e tecnologica delle aziende zootecniche. Il divieto, si legge nella proposta di legge di iniziativa popolare, si rende necessario in quanto “l’allevamento in gabbia rappresenta uno dei principali problemi legati al benessere animale negli attuali sistemi intensivi di produzione alimentare: l’allevamento in gabbia è considerato infatti lesivo delle caratteristiche etologiche degli animali”.

Si può già firmare

Sulla piattaforma dedicata del Ministero della Giustizia è già possibile firmare per chiedere l’introduzione del divieto all’uso delle gabbie per tutte le specie allevate su tutto il territorio italiano.

L’allevamento in gabbia in Italia coinvolge ancora qualcosa come oltre 17 milioni di galline ovaiole, 13 milioni di conigli, quasi 600 mila scrofe, 1,5 milioni di vitelli. Essere Animali ha inoltre lanciato la sua nuova campagna Gabbie Vuote per promuovere la transizione a sistemi senza gabbie e ridurre le sofferenze di 40 milioni di animali che ancora oggi vivono rinchiusi in gabbia negli allevamenti italiani. La proposta di legge è stata depositata alla Corte Suprema di Cassazione lo scorso 12 marzo. L’obiettivo è ora raccogliere almeno 50 mila firme entro settembre.

 

Foto Essere Animali

 

Gabbie contro il benessere animale

Le gabbie sono il principale ostacolo al rispetto del benessere animale. Gli animali sono costretti in spazi ristretti. Non possono muoversi senza costrizioni, nidificare, scavare, socializzare. Sono soggetti a stress cronico, problemi fisici, lesioni, fenomeni documentati anche dai pareri scientifici dell’Autorità per la Sicurezza Alimentare in Europa (EFSA). Gli europei si sono espressi contro le gabbie già negli anni passati.

«Tra il 2018 e il 2020, 1,4 milioni di europei hanno firmato l’Iniziativa dei Cittadini Europei ‘End the Cage Age’, per chiedere di vietare l’uso delle gabbie negli allevamenti – spiega Chiara Caprio, responsabile relazioni istituzionali di Essere Animali – Le loro richieste sono state tradite dalle istituzioni europee, che ancora non hanno avviato un percorso preciso, pubblico e trasparente per vietare in tutta l’UE una pratica considerata incompatibile con il rispetto del benessere animale. Oggi, grazie all’avvio della raccolta firme promossa da Essere Animali, si apre in Italia una nuova strada in cui il nostro Parlamento potrà decidere di andare incontro alle istanze della collettività e sopperire alle mancanze dell’Europa. Riteniamo che in questa fase storica di incredibile stallo a livello europeo, sia importante che le singole nazioni inviino segnali importanti verso un cambiamento urgente e necessario anche nel nostro Paese, così come già fatto in altri Paesi europei».

Passi avanti contro le gabbie, ma…

L’Europa ha fatto passi avanti contro le gabbie negli allevamenti. I successi principali riguardano le galline ovaiole.

Essere Animali ricorda che nel 2012 la legislazione comunitaria ha vietato l’utilizzo delle gabbie convenzionali per le galline ovaiole in tutta l’Unione Europea, mentre Paesi come Austria e Lussemburgo hanno introdotto un divieto anche per quelle arricchite. Pur non avendo ancora introdotto un divieto formale, in Svezia non vengono più allevate galline per la produzione di uova in gabbia mentre in Germania è prevista una eliminazione completa entro il 2026–2029. La Francia ha vietato la costruzione di nuovi allevamenti con le gabbie per le galline ovaiole a partire dal 2018, mentre Repubblica Ceca e Slovenia hanno entrambe introdotto il divieto che entrerà in vigore rispettivamente nel 2027 e nel 2029.

Diversi paesi hanno vietato l’uso delle gabbie per le scrofe: la Svezia già nel 1994 mentre in futuro il divieto entrerà in vigore nel 2033 in Austria, nel 2035 in Finlandia e in Germania.

“In Italia oggi è davvero difficile sapere se un prodotto proviene da filiere cage-free o meno, a eccezione delle uova fresche per le quali è obbligatoria l’indicazione in etichetta”, ricorda l’associazione.

Molte aziende si sono impegnate a non usare più uova da galline allevate in gabbia. Ma nelle altre filiere i progressi sono molto più ridotti.

“Nessuno dei marchi più rinomati di salumi e affettati, ad esempio, vende sul mercato italiano prodotti da scrofe non in gabbia – spiega ancora Essere Animali – Per i conigli va ancora peggio, i quali per oltre il 90% sono allevati in gabbia”.

Gli italiani però sono in grande maggioranza favorevoli al divieto dell’allevamento in gabbia. Spiega ancora Caprio: «Il nostro Paese ha già dimostrato di poter fare da apripista su questioni etiche e innovative per gli animali – pensiamo al divieto degli allevamenti di pelliccia e al superamento dell’uccisione dei pulcini maschi – ci auguriamo dunque che anche sull’impiego delle gabbie l’Italia possa fare la storia e mettere la parola fine su questa pratica dolorosa e anacronistica».

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