Commissione Ue in via preliminare: Meta ha violato la legge sui servizi digitali

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Secondo la Commissione Ue Meta ha violato la legge sui servizi digitali, a causa di alcune funzioni del design di Instagram e Facebook che creano dipendenza

Commissione Ue in via preliminare: Meta ha violato la legge sui servizi digitali

Commissione Ue in via preliminare: Meta ha violato la legge sui servizi digitali (Foto di <a href="https://pixabay.com/it/users/geralt-9301/?utm_source=link-attribution&utm_medium=referral&utm_campaign=image&utm_content=6217838">Gerd Altmann</a> da <a href="https://pixabay.com/it//?utm_source=link-attribution&utm_medium=referral&utm_campaign=image&utm_content=6217838">Pixabay</a>)

La Commissione europea ha accertato in via preliminare che Meta ha violato la legge sui servizi digitali a causa delle caratteristiche del design di Instagram e Facebook che, secondo il suo parere, “crea dipendenza”. L’indagine – si legge in una nota della Commissione – si concentra su funzioni come scorrimento infinito, riproduzione automatica, notifiche push e sistemi di raccomandazione altamente personalizzati delle piattaforme.

Meta, l’indagine della Commissione Ue

Secondo la Commissione Ue, “Meta non ha valutato adeguatamente i rischi per il benessere fisico e mentale degli utenti, compresi i minori e gli adulti vulnerabili, legati al suo design”.

Ad esempio – spiega – “Meta non ha tenuto conto delle caratteristiche di alcune funzioni di Instagram e Facebook, come consigli altamente personalizzati, riproduzione automatica e scorrimento infinito, che mostrano costantemente agli utenti nuovi contenuti. Queste caratteristiche alimentano l’impulso dell’utente a continuare a scorrere la pagina e inducono il cervello a passare alla «modalità pilota automatico», favorendo abitudini malsane e un uso compulsivo delle piattaforme”.

Inoltre – prosegue la Commissione – “Meta ha ignorato le informazioni disponibili sul tempo che i minori trascorrono su Instagram o Facebook durante la notte e su come l’ottimizzazione di alcune funzioni – come Reels e Storie – potrebbe portare a un uso eccessivo o compulsivo dei servizi”.

Le misure di mitigazione dei rischi

La Commissione Ue evidenzia anche “che le attuali misure di mitigazione adottate da Meta non sono riuscite ad affrontare efficacemente i rischi derivanti dal design delle sue piattaforme”. Ad esempio, “gli strumenti di gestione del tempo di Instagram e Facebook, compresi quelli attivati di default per gli adolescenti, possono essere facilmente disattivati“.

Inoltre, secondo la Commissione “il parental control di Meta è efficace solo se i genitori possiedono adeguate competenze tecniche” e i consigli e i link a risorse sulla salute mentale non sono sufficienti.

In questa fase dell’indagine la Commissione ritiene, dunque, che Meta debba apportare modifiche al design sia di Instagram che di Facebook. Ad esempio, “disattivando per impostazione predefinita alcune funzioni che creano dipendenza, come la “riproduzione automatica” e lo “scorrimento infinito””.

Come spiegato dalla Commissione Ue, Meta ha ora la possibilità di esercitare il proprio diritto di difesa. Parallelamente verrà consultato il Comitato europeo per i servizi digitali.

Se il parere della Commissione verrà confermato, questa “potrà emettere una decisione di non conformità, che potrà comportare l’irrogazione di un’ammenda proporzionata alla natura, alla gravità, alla ricorrenza e alla durata dell’infrazione, con un limite massimo pari al 6% del fatturato annuo mondiale complessivo del fornitore”.

Indagine su Meta, UNC: si faccia chiarezza

“Si faccia subito chiarezza” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

“I minori e i soggetti vulnerabili vanno sempre protetti, senza se e senza ma. Non è un caso se queste app, come chiesto dal Garante della Privacy, sono vietate ai minori di 13 anni. Le piattaforme possono fare di più sul fronte dell’age verification system. A maggior ragione lo si deve fare su piattaforme così popolari tra i giovani. Vanno potenziati gli strumenti per monitorare il tempo trascorso sulle piattaforme e i controlli parentali e bisogna investire di più sulla consapevolezza dei consumatori. Anche sul fronte delle impostazioni predefinite si possono fare passi avanti”, conclude Dona.

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