Digitale e salute mentale, Eurispes: l’ansia da connessione colpisce soprattutto i più giovani
Una ricerca Eurispes analizza il rapporto degli italiani con il digitale e i rischi legati a un uso eccessivo e non consapevole delle tecnologie
Digitale e salute mentale, Eurispes: l'ansia da connessione colpisce soprattutto i più giovani (foto Pixabay)
Il digitale ormai fa parte della nostra quotidianità. Tra lavoro, scuola, relazioni e svago si trascorre online buona parte del tempo e benché siano tante le opportunità offerte dalle tecnologie digitali, non bisogna trascurare i rischi che un utilizzo non consapevole di queste tecnologie comporta.
Secondo una ricerca Eurispes, pur riconoscendo tali rischi, gli italiani monitorano raramente il tempo online e adottano poche strategie per tutelarsi.
Digitale, quanto tempo si trascorre online?
Secondo la ricerca, nei giorni feriali il tempo trascorso sui dispositivi combina uso nel tempo libero e uso obbligato. Per svago, il 93,3% utilizza lo smartphone almeno per una parte della giornata e il 24,1% supera le tre ore; per lavoro o studio lo usa il 66,7% e il 22,2% oltrepassa le tre ore.
Il computer è meno comune nel tempo libero, ma centrale nelle attività professionali e formative: il 64,8% lo usa almeno nei giorni feriali per lavoro o studio e il 39,8% per più di tre ore. Nei fine settimana l’uso dello smartphone coinvolge il 95,1% degli intervistati e quasi tre su dieci superano le tre ore.
La forte presenza dello smartphone nella vita quotidiana emerge anche dall’analisi dei contesti nei quali viene utilizzato. Secondo la ricerca, il 66,7% lo usa a letto al risveglio o prima di dormire, il 65,2% a tavola quando mangia da solo e il 63,3% mentre guarda la televisione. Il 55% lo porta in bagno, il 51,1% lo consulta mentre cammina, il 50,5% lo usa per motivi personali durante il lavoro e il 49,7% quando esce con gli amici, quasi tre persone su dieci lo usano a tavola in compagnia (29,3%), il 30,5% ai semafori e il 22,8% alla guida.
L’uso nei momenti di riposo e socialità è particolarmente diffuso fra i giovani: lo smartphone a letto riguarda l’87,2% dei 18-24enni, l’89% dei 25-34enni e l’83% dei 35-44enni; fra i più giovani il 79,1% lo consulta mentre cammina o durante le uscite con gli amici, il 51,2% a tavola con altre persone e il 40,7% alla guida.
Tra i rischi ansia da connessione e tecnostress
Sono soprattutto i più giovani ad essere colpiti dall’ansia da connessione, quell’impulso irrefrenabile di controllare il telefono e gli aggiornamenti in ogni momento della giornata.
Secondo l’indagine il 51,3% degli intervistati controlla le notifiche appena sveglio e la stessa quota verifica durante la giornata la presenza di novità anche in assenza di avvisi, il 46,8% legge subito le chat di gruppo per capire che cosa sta accadendo, il 36,2% controlla ciò che pubblicano le persone conosciute e il 29,9% interrompe altre attività per guardare notifiche o aggiornamenti. In particolare, tra i 18-24enni il controllo al risveglio raggiunge l’86%, la verifica senza notifiche l’80,3%, la lettura immediata delle chat il 73,2%, il monitoraggio dei post altrui il 65,1% e l’interruzione di altre attività il 58,1%.
Il tentativo di ridurre l’uso del telefonino senza riuscirvi riguarda il 26,6% della popolazione e supera il 40% fra i 18 e i 34 anni. “Si tratta di un indicatore rilevante – osserva Eurispes – perché misura lo scarto fra intenzione e comportamento: la persona riconosce l’eccesso, prova a limitarlo e non riesce a mantenere il controllo“.
Inoltre una parte degli utenti vive la pubblicazione online (ad esempio di un post sui social network) come uno spazio di valutazione sociale, esprimendo in qualche misura preoccupazione per il giudizio altrui nel 60,4% dei casi (26,2% in forma più intensa); il 55% teme valutazioni negative (22,3% “abbastanza” e “molto”), il 52,4% ha paura di esprimere la propria opinione (19,7% in modo marcato), il 63,6% controlla con frequenza i like ricevuti ai propri post e circa la metà del campione modifica i post per timore delle reazioni e prova disagio quando le interazioni sono poche.
I rischi legati a una connessione eccessiva riguardano anche la sfera lavorativa: “sul lavoro – osserva Eurispes – la cultura della reperibilità continua e della rapidità di risposta sembrano limitare il diritto alla disconnessione, portando a forme di tecnostress, specie nelle categorie professionali più “connesse” e digitalizzate, aggravate dalla difficoltà a gestire la rapida evoluzione delle tecnologie necessarie al lavoro”.
Digitale, servono tutele per i più vulnerabili
Secondo quanto emerso dall’indagine, dunque, la consapevolezza dei rischi è elevata, ma non sufficiente a modificare i comportamenti. “Pur riconoscendo i rischi di fake news, aggressività, privacy, modelli superficiali e uso eccessivo, gli italiani monitorano raramente il tempo online e adottano poche strategie strutturate”, commenta Eurispes.
Tuttavia, sottolinea, “la responsabilità non può essere attribuita soltanto agli utenti e ad una presunta incapacità di autoregolazione: l’architettura stessa delle piattaforme digitali – feed infiniti, notifiche, raccomandazioni personalizzate, metriche di approvazione – è progettata per massimizzare coinvolgimento e permanenza. Servono quindi trasparenza degli algoritmi, limiti alle pratiche persuasive, tutele rafforzate per minori e soggetti vulnerabili, strumenti di controllo semplici e predefiniti, responsabilità delle piattaforme rispetto ai contenuti dannosi e alle conseguenze dei propri sistemi di raccomandazione”.
“In un contesto in cui il digitale è destinato ad accrescere la sua pervasività nell’esperienza umana quotidiana – conclude l’Eurispes – l’obiettivo non può essere quello di limitare o contrastare la diffusione delle tecnologie digitali, ma di governarne l’impatto riducendo le disuguaglianze, tutelando le vulnerabilità e valorizzando le potenzialità. Non è una partita che si può giocare solo sul piano normativo, ma una sfida culturale ed educativa che richiede di ripensare il rapporto tra innovazione e benessere dotando le persone – in particolare le generazioni più immerse nell’ambiente digitale – degli strumenti cognitivi, emotivi e relazionali necessari per vivere la dimensione digitale con consapevolezza, dignità e libertà“.
