Direttiva UE ambiente, Legambiente: “Decreto incompleto, servono correzioni in Parlamento”

0

L’associazione ambientalista riconosce l’impegno del governo nel recepire la direttiva UE, ma denuncia gravi lacune su sanzioni, nuovi reati ambientali e diritti procedurali delle ONG.

Ambiente

Earth Overshoot Day, da oggi siamo in debito con il Pianeta (Foto di <a href="https://pixabay.com/it/users/geralt-9301/?utm_source=link-attribution&utm_medium=referral&utm_campaign=image&utm_content=6768751">Gerd Altmann</a> da <a href="https://pixabay.com/it//?utm_source=link-attribution&utm_medium=referral&utm_campaign=image&utm_content=6768751">Pixabay</a>) https://pixabay.com/it/illustrations/continenti-riserva-naturale-ambiente-6768751/

È positivo l’impegno del governo a recepire entro il 19 maggio la direttiva europea sulla tutela penale dell’ambiente, ma lo schema di decreto legislativo approvato dal Consiglio dei ministri presenta gravi lacune. È la posizione espressa da Legambiente, che chiede modifiche sostanziali attraverso il confronto parlamentare per garantire un recepimento pieno ed efficace delle norme europee.

Sanzioni insufficienti per i reati contro la biodiversità

Tra i principali punti critici, Legambiente segnala il mancato recepimento delle disposizioni della direttiva che impongono sanzioni penali adeguate, con pene detentive di almeno tre anni, per l’uccisione, la distruzione, il prelievo, il possesso o la commercializzazione di specie animali e vegetali selvatiche protette. Si tratta di reati diffusi anche in Italia e spesso collegati, come evidenziato da Interpol, agli interessi della criminalità organizzata.

Analoghe criticità riguardano la mancata previsione del delitto relativo all’estrazione illecita di acque superficiali o sotterranee che provochi danni rilevanti agli ecosistemi idrici, per il quale la direttiva europea stabilisce una pena massima di almeno tre anni di reclusione.

Risulta inoltre assente il nuovo reato legato all’immissione o esportazione sul mercato dell’Unione di materie prime o prodotti connessi alla deforestazione, in violazione del regolamento europeo 2023/1115. In questo caso la direttiva prevede una pena fino a cinque anni di reclusione, a fronte di pratiche ancora largamente diffuse.

Sanzioni incoerenti su ozono ed effetto serra

Dal punto di vista sanzionatorio, Legambiente evidenzia un’ulteriore incoerenza: mentre è correttamente previsto il delitto di commercializzazione di prodotti dannosi per lo strato di ozono, punito con pene da due a cinque anni di reclusione, il traffico illegale di gas fluorurati, responsabili dell’effetto serra e sanzionati dalla direttiva con la stessa pena, viene declassato a reato contravvenzionale, con sanzioni molto meno efficaci.

Accesso alla giustizia: il ruolo delle ONG

Un’altra lacuna riguarda l’assenza di norme che recepiscano l’articolo 15 della direttiva europea, che impegna gli Stati membri a garantire adeguati diritti procedurali alle organizzazioni non governative impegnate nella tutela ambientale. Secondo Legambiente, è fondamentale assicurare l’accesso gratuito alla giustizia per superare l’ostacolo dei costi elevati, che spesso limita la possibilità di azione legale a difesa dell’ambiente.

Secondo Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, l’Italia ha compiuto un passo decisivo nel 2015 con l’introduzione dei delitti ambientali nel Codice penale. Il recepimento della direttiva europea rappresenta un’ulteriore occasione per rafforzare la lotta all’ecomafia e alla criminalità ambientale, anche attraverso la definizione di una strategia nazionale di prevenzione e contrasto.

Un obiettivo condivisibile, conclude Legambiente, che però deve essere perseguito senza lacune, con norme coerenti e sanzioni efficaci, affinché la tutela dell’ambiente sia realmente all’altezza delle sfide attuali.

About The Author

What do you feel about this?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *