Anziani non autosufficienti, Auser: "situazione allarmante, assistenza inadeguata"

Anziani non autosufficienti, Auser: "situazione allarmante, assistenza inadeguata"

“Gli anziani non autosufficienti esprimono una domanda di assistenza e bisogni molto complessi a cui si riesce a dare risposta a fatica, un peso che le famiglie portano sulle loro spalle spesso in solitudine”, questa la denuncia dell’Auser, che ha presentato oggi la ricerca “Anziani non autosufficienti e integrazione sociosanitaria nei Piani regionali”. Quello che emerge dall’analisi è una “situazione allarmante”, con “grandi ritardi nell’integrazione dei servizi sociali e sanitari”.

I non autosufficienti nel nostro Paese sono oggi 2milioni 996.000, un numero destinato a crescere nel futuro, nel 2045 potrebbero raggiungere una cifra variabile fra 4.296.000 e gli oltre 5milioni 500mila. Molto dipenderà dalle politiche di prevenzione che verranno realizzate.

L’Italia – spiega l’Auser – vede la compresenza di 21 sistemi sociosanitari diversi, con rilevanti disparità nella fruizione di servizi fondamentali da parte dei cittadini. In media i Piani regionali hanno un generico valore programmatico, spesso senza misurare, senza dire chi, come, quando, con quali risorse verranno realizzate le misure previste”.

Anziani non autosufficienti, le criticità riscontrate

Quanto emerge dalla ricerca e dall’analisi dei Piani regionali è “un sistema di assistenza per i non autosufficienti profondamente inadeguato e differenziato nei livelli di copertura dei servizi, sia a livello nazionale che all’interno delle singole regioni. Una realtà venuta alla ribalta in modo chiaro e drammatico nel corso dell’emergenza sanitaria”.

 

anziani non autosufficienti

 

Queste sono alcune tra le principali criticità riscontrate: piani privi di sostanza e approssimativi: solo in pochi casi vengono indicati specifici obiettivi, il soggetto responsabile, i tempi di attuazione, le risorse necessarie. In altri casi prevale un impianto troppo burocratico; limiti nella comprensione della complessità della domanda: si conosce poco e male il profilo sociosanitario della popolazione a cui si dovrebbe fornire risposte e servizi; una pesante frammentazione istituzionale centrale e periferica e una governance dispersiva ed eterogenea. E, ancora, un forte squilibrio tra strutture sanitarie e sociali.

RSA e assistenza domiciliare

L’Assistenza Domiciliare (ADI e SAD), secondo la ricerca, è fortemente insufficiente e inadeguata. I casi trattati in ADI (assistenza domiciliare integrata) sono il 6,2% over 65 e l’assistenza ADI significa 17 ore anno per caso trattato.

La SAD (servizio di assistenza domiciliare), gestita dai Comuni, è un servizio in progressiva regressione. A godere dei servizi di assistenza gestiti dai comuni sono percentuali minime della popolazione di riferimento e, nel caso del servizio con assistenza sanitaria, è solo il 41,3% dei comuni a garantirlo.

Le Residenza sanitarie Assistenziale RSA sono da riformare radicalmente e la semiresidenzialità, invece, del tutto assente in molte realtà.

Inoltre, l’attenzione al contesto abitativo dell’anziano è marginale: praticamente nessun Piano dedica attenzione alla qualità del contesto abitativo delle persone non autosufficienti. Il tema è richiamato solo nei Piani sociali di quelle regioni che considerano la casa tema di welfare. Ma anche in queste il tema – sottolinea l’Auser – è nettamente separato dall’ambito sociosanitario.

Inadeguato anche il numero di profili professionali essenziali (geriatri, infermieri di famiglia, assistenti sociali).

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