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Come spiegare la guerra ai bambini, i consigli dell’Unicef
Ascolto, protezione, condivisione, attenzione, supporto: sono alcune parole chiave contenute nei consigli dell’Unicef per spiegare la guerra a bambini/e e ragazzi/e
Con il protrarsi della guerra in Ucraina crescono anche ansia, preoccupazione, paura e incertezza nei genitori, che si domandano quali possono essere le attenzioni, le cautele e i comportamenti più utili per aiutare bambini/e e ragazzi/e nel prendere atto della sofferenza degli altri e nel gestire le proprie emozioni.
L’Unicef ha redatto, quindi, alcuni suggerimenti per affrontare con i propri figli un momento tanto complesso.
Spiegare la guerra ai bambini, Unicef: proteggere i più piccoli
Il primo consiglio è quello tutelare i più piccoli. Nella prima infanzia – spiega l’Unicef – bambine e bambini dovrebbero essere protetti dalla visione di immagini violente e dalle narrazioni di vicende dolorose di cui è molto difficile la comprensione. Non dovrebbero mai essere lasciati soli di fronte alla televisione, né ad un PC o un cellulare.
È importante ricordarsi, inoltre, che nelle diverse fasi del percorso di crescita i figli hanno competenze diverse. Pertanto è importante utilizzare un linguaggio adatto all’età, osservare le loro reazioni ed essere attenti al loro livello di ansia.
“Cerchiamo di contenere le nostre paure – consiglia l’Unicef – e di non condividerle con i nostri figli come se si trattasse di amici o persone adulte. Parliamo con calma e prestiamo attenzione al linguaggio del nostro corpo e all’espressività della nostra comunicazione“.
Attenzione alle informazioni
Di fronte ad una crisi umanitaria di tale gravità, inoltre, è molto importante monitorare l’accesso alle fonti e l’utilizzo di internet e dei social.
È utile proporre di condividere le informazioni, e valutarne insieme l’attendibilità. Chiedere in modo semplice ai propri figli cosa provano e come si sentono, in momenti in cui si ha il tempo di ascoltarli, dedicando loro tutta l’attenzione necessaria. Non esprimere giudizi sulle loro emozioni e sentimenti, non deriderli, né minimizzare ciò che esprimono.
Inoltre, prosegue l’Unicef, con bambine e bambini tra i 6 e i 10 anni può essere di supporto utilizzare un libro, un racconto, un cartone animato, un silent book da leggere insieme, per permettere loro di riconoscersi nelle emozioni dei personaggi e legittimare paure, ansia, disorientamento, dolore.

Diffondere comprensione e disponibilità
Il conflitto può spesso portare con sé pregiudizio e discriminazione, sia nei confronti di un popolo che di un paese. Quando parliamo con i bambini, quindi, è bene evitare l’utilizzo di semplificazioni e di etichette come “persone cattive” o “malvagi”.
“Cogliamo invece l’opportunità di riconoscere ovunque e in ognuno l’umanità e la sofferenza – afferma l’Unicef. – Anche se un’emergenza colpisce un Paese lontano può alimentare la discriminazione accanto a noi. Facciamo attenzione che i nostri figli non subiscano o contribuiscano al bullismo”.
È importante che i più piccoli sappiano che le persone possono scegliere di aiutarsi a vicenda con atti di coraggio e gentilezza. L’Unicef suggerisce, quindi, di cercare vicende positive, come le storie dei soccorritori che assistono le persone o dei giovani che chiedono la pace.
L’Unicef raccomanda, inoltre, di supportare i propri figli qualora mostrino il desiderio di partecipare ad azioni positive, come scrivere o disegnare ciò che sentono per condividerlo con la propria classe, o aderire ad una raccolta fondi o ad una petizione. In momenti di difficoltà, proporre giochi, attività o progetti da condividere – differenti in relazione alle diverse fasce di età – può essere di grande aiuto.
Come spiegare la guerra, attenzione ai comportamenti dei bambini
Col perdurare dell’emergenza, è importante continuare a porre attenzione ai propri figli, per capire come stanno e se hanno nuove domande o cose di cui vorrebbero parlare. L’Unicef consigli, quindi, di monitorare eventuali cambiamenti nel modo in cui si comporta o si sente, come l’insorgere di mal di stomaco, mal di testa, incubi o difficoltà a dormire.
I bambini – spiega – hanno reazioni differenti agli eventi avversi e alcuni segni di angoscia potrebbero non essere così evidenti. I più piccoli possono diventare più bisognosi della vicinanza dei genitori, mentre gli adolescenti potrebbero mostrare intenso dolore o rabbia.
Al termine di ogni momento di dialogo e confronto, inoltre, è importante assicurarsi che non vivano uno stato di angoscia.
L’ultimo consiglio, infine, è per gli adulti: prendersi cura di se stessi, delle proprie emozioni, dei propri sentimenti. “Bambine, bambini, ragazze e ragazzi – spiega l’Unicef – percepiscono la nostra risposta emotiva di fronte alle notizie e lo scarto tra ciò che sentiamo e ciò di cui vorremmo convincerli. Ci può aiutare, quindi, mantenere la calma e non perdere il controllo di noi stessi”.

