Dalla multa pagata mancano 40 cent. Dopo tre anni, diventano quasi 80 euro
Paga la multa, ma mancano 40 centesimi. Dopo tre anni diventano 78 euro
Un automobilista paga una multa da cui mancano 40 centesimi. Dopo tre anni e nessun avviso bonario, gli arriva una cartella Equitalia di quasi 80 euro. Lo racconta MDC che spiega: “Un Fisco amico dovrebbe avvertire il cittadino”
Dalla multa pagata mancano 40 centesimi. Non c’è verso di pagarli, non ci sono avvisi bonari o pec che riescano a sbloccare la vicenda, e dopo tre anni i 40 centesimi diventano quasi 80 euro che il cittadino deve pagare. O meglio, ripagare.
La vicenda è stata raccontata e resa pubblica dal Movimento Difesa del Cittadino e parla di una burocrazia che non risponde e non aiuta, neanche quando si trova davanti un cittadino che paga regolarmente la multa, si sbaglia (anche perché deve decifrare una scritta fatta a mano) e invece di riuscire a versare i centesimi che mancano, si trova costretto a rincorrere comunicazioni e email per ritrovarsi con una cartella multa di 78 euro che gli arriva da Equitalia.
Da 40 centesimi a 78 euro
Il contribuente, racconta MDC, aveva regolarmente pagato la multa ad aprile 2019 ma per un ammanco di 40 centesimi, il cittadino si è visto iscrivere dall’Ufficio Contravvenzioni di Roma nei Ruoli Esattoriali: per lui è pronta una cartella di Equitalia di 78,43 euro. In questi tre anni, nessun avviso bonario, nessuna pec o mail, nessuna segnalazione dell’importo insufficiente della sanzione. In percentuale, deve pagare quasi il 20mila % in più.
L’automobilista ha reso pubblica la vicenda al Movimento Difesa del Cittadino spiegando che «la trasparenza, il dialogo tra amministrazione e cittadini non possono essere solo belle parole. Oggi succede che paghi regolarmente una multa e per pochi centesimi ti ritrovi bastonato nuovamente per la stessa contravvenzione».
«In nessun paese civile il mancato pagamento di 0,40 € può provocare una cartella di quasi 80 – ha detto Antonio Longo, Presidente del Movimento Difesa del Cittadino – Ci deve essere sempre proporzionalità tra violazione e sanzione. E una Pubblica Amministrazione amica o un Fisco amico dovrebbe avvertire “bonariamente” il cittadino dell’errore o dimenticanza, o addirittura annullare la sanzione, visto l’esiguità della cifra. Sottoporremo il caso ai ministri Franco e Brunetta chiedendo un cambiamento della norma”.
Multa da 29 euro? No, erano 29,40 euro. Inizia l’odissea…
Ma come sono andate le cose? Il 18 aprile 2019 l’auto del contribuente è parcheggiata in uno spazio riservato al mercato, viene multata alle 07:10 del mattino e rimossa. Il cittadino, meno di due ore dopo, ossia alle 09:00 dello stesso giorno, va a ritirare l’automezzo pagando le spese del carro-attrezzi e del deposito, per un totale di 250,00 euro. Il giorno seguente salda in tabaccheria anche la multa scritta a mano lasciatagli sul parabrezza dai vigili urbani del Comando Aurelio. Entro 5 giorni c’è infatti la possibilità di pagare l’infrazione ridotta, così il cittadino decide di versare subito i 29,00 euro.
Attenzione, la multa è invece di 29,40 euro. «Quella minima differenza, tra l’altro giustificata dalla ben poco chiara grafia del vigile urbano, adesso è costata al cittadino l’iscrizione al Ruolo Esattoriale, in attesa che gli venga poi notificata la cartella dall’Agenzia della Riscossione», spiega MDC.
Il cittadino comincia a scrivere pec prima all’ufficio contravvenzioni, poi alla direzione generale dei vigili, al protocollo risorse economiche, fino ai dirigenti responsabili, per richiedere l’annullamento dell’iscrizione ai ruoli esattoriali e di pagare il dovuto, riconoscendo l’ammanco dei 40 centesimi e mettendosi a disposizione per saldare immediatamente la differenza.
Dalla pec alla risposta che non risolve
Una prima pec viene spedita il 31 gennaio, una seconda pec di sollecito il 7 febbraio, una terza, l’ultima, il 1° marzo. In essa, il contribuente domanda «come mai è così complicato, difficile, rispondere alla richiesta di un cittadino? Vi sarei davvero grato per un riscontro».
Risponde il funzionario che dirige l’Ufficio Avviso Bonario. Con una risposta che, invece di comunicare come saldare la differenza, è molto burocratica. «Il legislatore, non fa distinguo per l’importo rimasto scoperto dal pagamento effettuato nei termini, pertanto a ruolo viene iscritta la metà del massimo edittale meno la somma già versata», risponde al cittadino. E al perché non sia stato mandato un avviso bonario, visto che la multa risultava regolarmente pagata, la risposta del dirigente responsabile dell’ufficio suona così: «Attualmente non è in vigore la procedura dell’invio avviso bonario, che comunque è un atto di pura informazione non impugnabile e non sospende alcun termine perentorio».
In realtà, sottolinea MDC, quello che è mancato è proprio l’informazione: dire al cittadino che c’era un problema con la multa, che mancavano 40 centesimi, e indicare come pagarli e mettersi in regola.
«Quello che percepisco da parte vostra – ha scritto allora in risposta il contribuente – non è certo un atteggiamento amichevole, come si declama da anni da parte dei vari ministri; non si viene incontro al cittadino ma sembra che si cerchi in tutti i modi di vessarlo».

