Congedo di paternità, Inps-Save The Children: più di 3 padri su 5 lo utilizzano

Congedo di paternità, Inps-Save The Children: più di 3 padri su 5 lo utilizzano (fFoto di StockSnap da Pixabay)

In Italia il tasso di utilizzo del congedo di paternità è più che triplicato fra il 2013 e il 2022: sono più di 3 padri su 5 ad utilizzarlo, ma con marcate differenze a seconda del territorio o del tipo di contratto aziendale. Tra le regioni del Nord troviamo un numero maggiore di padri che ne usufruisce, ridotto invece tra chi lavora in aziende piccole e ha un reddito più basso.

È quanto emerge dai dati diffusi da Inps e Save The Children, in occasione della Festa del Papà 2025.

Tale strumento – ricordano Inps e Save The Children – è stato introdotto in Italia nel 2012. Negli anni il tempo del congedo si è gradualmente allungato fino ad arrivare agli attuali 10 giorni per i padri.

Il congedo di paternità in Italia

Come detto, l’utilizzo del congedo di paternità è cresciuto nel tempo, passando dal 19,2% dei padri aventi diritto nel 2013 al 64, 5% nel 2023. I padri che utilizzano il congedo di paternità sono più di 3 su 5, ma con notevoli differenze che dipendono sia dal territorio dove si risiede, sia dalla dimensione aziendale, che dal tipo di contratto lavorativo.

In particolare, ad usufruire maggiormente del congedo sono i padri che hanno un contratto di lavoro a tempo indeterminato, circa il 70%, a fronte di quanti ne hanno uno a tempo determinato, il 40%, o di quelli con contratti a termine, come gli stagionali, il 20%.

Inoltre il tasso di utilizzo più alto si osserva tra i padri che hanno un reddito compreso tra i 28.000 e i 50.000 euro (83%), mentre cala leggermente tra quanti hanno un reddito annuo superiore ai 50mila euro (80%). Tra i redditi più bassi scende ulteriormente, attestandosi al 66% tra quanti hanno un reddito compreso tra i 15.000 e i 28.00 euro annui.

Anche la dimensione aziendale sembra influire sull’utilizzo del congedo di paternità: la percentuale dei padri che ricorrono a tale strumento è infatti doppia tra quanti lavorano in aziende con più di 100 dipendenti (80%), rispetto a chi lavora in aziende con meno di 15 dipendenti (40%).

“Nonostante i segnali positivi, c’è ancora molto da fare per favorire un’equa condivisione della cura tra madri e padri. È essenziale investire nel rafforzamento di questa misura per tutti i lavoratori, non solo quelli dipendenti. Un congedo più lungo, inoltre, contribuirebbe al bilanciamento tra responsabilità genitoriali, promuovendo una visione più paritaria tra uomini e donne e favorendo il consolidarsi di modelli culturali liberi da stereotipi di genere”, ha sottolineato Daniela Fatarella, Direttrice Generale di Save the Children.

Le differenze territoriali

L’uso del congedo di paternità – sottolineano Inps e Save The Children – non è omogeneo sul territorio nazionale.

Nelle regioni del Nord viene utilizzato dal 76% dei padri aventi diritto, una percentuale quasi doppia rispetto quella osservata al Sud e nelle Isole (44%), mentre al Centro lo utilizza il 67% di loro. A livello regionale, la sua fruizione va dalla percentuale più bassa della regione Calabria a quella più alta della regione Veneto.

In particolare al Nord le regioni presentano tutte tassi di utilizzo uguali o superiori al 70% (Veneto 79%, Friuli Venezia-Giulia 78%, Emilia-Romagna 76,5%, Lombardia 76,4%, Trentino A.A. 75,9%, Piemonte 74,6%, Valle d’Aosta 70%), ad eccezione della Liguria che registra il 64,3%. Al Centro è il Lazio la regione che segna il tasso più basso (63,2%), mentre Umbria (73,7%), Marche (71,6%) e Toscana (70,8%) presentano percentuali vicine a quelle delle regioni settentrionali.

Mentre al Sud e nelle isole l’uso del congedo di paternità supera il 50% in Abruzzo (64,9%), Sardegna (58,1%), Basilicata (56,5%), Molise (54,1%), Puglia (51%), mentre tassi decisamente più bassi si osservano in Sicilia (39,4%), Campania (39,1%) e Calabria, con quest’ultima fanalino di coda (35,1%).

 

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