Istat: economia non osservata vale 201,6 mld. UNC: dati sconfortanti (foto Pixabay)
Istat: economia non osservata vale 201,6 mld. UNC: dati sconfortanti
Massimiliano Dona commenta i dati Istat sull’economia non osservata: dati non degni di un Paese civile. Battaglia persa contro lavoro nero
Secondo i dati resi noti oggi dall’Istat, nel 2022 il valore aggiunto generato dall’economia non osservata, ovvero dalla somma di economia sommersa e attività illegali, si è attestato a 201,6 miliardi di euro, segnando una crescita del 9,6% rispetto all’anno precedente (quando era 184,0 miliardi). L’economia sommersa, in particolare, si attesta a circa 182 miliardi.
“Dati sconfortanti e demoralizzanti, non degni di un Paese civile. L’evasione resta una voragine, un burrone dal quale non si vuole uscire, un problema irrisolto di questo Paese. Il lavoro nero è una battaglia persa, dato che nessuno ha mai voluto ancora combatterla”, afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
Economia non osservata, UNC: bisogna contrastare il lavoro nero
Secondo Dona “non basta qualche assunzione in più all’Ispettorato nazionale del lavoro per contrastare la piaga sociale del lavoro nero. Bisogna cambiare le regole, creando un contrasto di interessi tra datore di lavoro e lavoratore. Fino a che il dipendente che denuncia di aver lavorato in nero rischia di essere perseguito come evasore e di dover pagare le tasse arretrate, non si andrà da nessuna parte. Anche i termini per impugnare un licenziamento illegittimo, appena 60 giorni, sono assurdi per un lavoratore in nero, che deve trovare le prove di essere stato un lavoratore di quell’azienda e di certo non facilitano l’emersione del fenomeno”.
Secondo i dati resi noti oggi – ricorda l’UNC – nel 2022 il valore aggiunto generato dal lavoro irregolare è pari a 69 mld e 189 mln contro i 65 mld e 509 mln del 2021.
“Insomma, invece di migliorare si peggiora, con un rialzo di quasi 4 miliardi (3,680). Il fatto che il dato sia in lievissimo calo rispetto al Pil è solo una magra consolazione, dovuta al rialzo del Pil e non ad un contrasto al fenomeno, visto che nel 2022 sono 2 milioni e 986 mila le unità di lavoro a tempo pieno (Ula) in condizione di non regolarità, contro i 2 mln e 983 mila del 2021 “, conclude Dona.

