Mappa dei rischi umani e ambientali, Fairtrade: ecco i diritti violati dietro caffè, cacao e banane (Crediti foto: Angela Ponce/Fairtrade/Fairpicture)

Mappa dei rischi umani e ambientali, Fairtrade: ecco i diritti violati dietro caffè, cacao e banane

Fairtrade ha pubblicato la Mappa globale sui rischi di violazione dei diritti umani e ambientali presenti nella catena di fornitura di importanti commodities: caffè, cacao, banane, uva e miele. Alle radici dei problemi, povertà, disuguaglianze e iniqua distribuzione del valore, insieme all’impatto dei cambiamenti climatici

Quante violazioni dei diritti umani ci sono in una tazzina di caffè, o in una bevanda al cioccolato? È un tema difficile da affrontare e spesso poco visibile, ma dietro le catene di fornitura di prodotti agricoli di base (commodities) quali caffè, cacao, banane, uva e miele, ci sono violazioni dei diritti umani e ambientali.

Alla radice di tutto questo ci sono spesso povertà, disuguaglianze, sfruttamento e iniqua distribuzione del reddito nella catena di valore – con i guadagni che vanno a pochi grandi traders e non ai piccoli agricoltori e ai lavoratori. Ci sono anche i rischi legati al cambiamento climatico, che ha un impatto considerevole su molte coltivazioni. Queste a loro volta usano grandi quantità di acqua e pesticidi.

La mappa dei rischi umani e ambientali di Fairtrade

Fairtrade ha presentato una nuova Mappa dei rischi umani e ambientali nei settori in cui lavora. Molte filiere di approvvigionamento hanno infatti grandi criticità a partire dal contesto globale: nel mondo un lavoratore su cinque vive in povertà, la produzione agricola è responsabile del 70 per cento dei prelievi di acqua dolce nel pianeta e il lavoro minorile sta aumentando. La mappa dei rischi a oggi copre caffè, cacao, banane, uva e miele, e i principali paesi produttori di queste commodities. Nei prossimi mesi saranno aggiunti molti altri prodotti.

Cosa si trova nella mappa dei rischi? I dati sui principali rischi legati alla violazione dei diritti umani e ambientali e le cause alla radice di questi fenomeni. I rischi possono essere analizzati sia a partire dal prodotto che dai paesi. Non riguardano solo i contesti in cui lavora Faitrade e la mappa, spiega la sigla che nasce per ridurre le ingiustizie del commercio internazionale attraverso pratiche di scambio più eque nei confronti di contadini e dei lavoratori, “è pensata affinché chiunque, dagli agricoltori alle organizzazioni dei lavoratori, dai Marchi (e le aziende) alle ONG, possa individuare le criticità più significative per le comunità e per le catene di approvvigionamento”.

La Mappa – prosegue Fairtrade – rientra nel lavoro di monitoraggio e valutazione del rischio lungo le filiere di Fairtrade. Considera anche il punto di vista degli agricoltori e dei lavoratori, in quanto portatori di diritti. Nel sito ci sono dunque informazioni dettagliate su rischi specifici identificati nelle commodities trattate, come il lavoro minorile, i diritti di genere e il reddito dignitoso, ma anche rischi ambientali legati al cambiamento climatico, all’acqua e alla biodiversità.

Sostiene Marike de Peña, Presidente della CLAC, organizzazione che raggruppa i produttori Fairtrade in America Latina: «La mappa dei rischi servirà a facilitare un dialogo trasparente tra gli attori delle filiere e aiuterà le aziende a costruire risposte efficaci per affrontare i rischi maggiori, evitando ulteriori danni alle comunità agricole e al pianeta».

Nelle diverse produzioni, molte criticità sono radicate nella povertà, nella disuguaglianza e nello sfruttamento.

La mappa dei rischi umani e ambientali “costituisce – spiega Fairtrade – un primo step di un processo di due diligence per i diritti umani, cioè identifica i rischi lungo la filiera, e cataloga quelli più comuni. Grazie alla propria esperienza Fairtrade affianca le aziende nell’implementazione dei propri doveri di diligenza, o due diligence, e le aiuta specialmente ad identificare, prevenire e mitigare i danni e i rischi”.

I rischi umani e ambientali nella filiera delle banane

Ma cosa si trova nel dettaglio? Si prenda il mercato delle banane. Sono il frutto più consumato e commercializzato al mondo e sono fonte di nutrimento e reddito in oltre 150 paesi. I piccoli agricoltori producono solo il 5% delle banane commercializzate a livello internazionale, ma svolgono un ruolo importante nello sviluppo rurale.

I rivenditori spesso fanno affidamento sull’attrattiva di banane economiche per attirare gli acquirenti nei negozio. Questo causa una pressione sui prezzi e sui produttori e contribuisce al basso reddito per i coltivatori e ai bassi salari per i 600 mila lavoratori coinvolti nelle catene di approvvigionamento.

Uno dei primi problemi della filiera riguarda i bassi redditi: i produttori di banane devono affrontare prezzi molto bassi; i piccoli proprietari lottano per competere con le grandi piantagioni; ma né i piccoli coltivatori di banane né i lavoratori delle piantagioni di banane in genere guadagnano abbastanza per uno standard di vita dignitoso.

A livello ambientale, l’uso di fungicidi, la contaminazione delle acque e l’alto consumo di acqua alterano la disponibilità idrica per le comunità locali e gli ecosistemi. Le condizioni di lavoro variano da paese a paese ma sono pratiche comuni il ricorso a straordinari eccessivi, ad accordi di lavoro informali e a condizioni difficili per i lavoratori migranti. I rischi per la salute sono legati all’esposizione ai pesticidi che colpisce i coltivatori di banane, i lavoratori e la popolazione locale.

Alla radice dei problemi ci sono prezzi e pratiche di acquisto sleali: ai produttori va una percentuale dal 7-17% del valore delle vendite di banane mentre ai lavoratori rimane solo il 7-9%. Dominano le produzioni in monocultura e i metodi di produzione intensivi di sostanze chimiche determinano la perdita di biodiversità e l’inquinamento delle acque, le emissioni di gas serra e i rischi per la salute.

 

Fairtrade risk map, cocoa, 2023. Fonte: https://riskmap.fairtrade.net/

Dentro la filiera del cacao

Non meno problematica la filiera del cacao. Si stima che 5-6 milioni di famiglie di piccoli proprietari producano il 90% del cacao mondiale. Circa 50 milioni di persone in tutto il mondo dipendono dalla filiera del cacao, che ha una forma a clessidra: comprende un’ampia base di agricoltori, solo pochi esportatori e trasformatori e milioni di consumatori. Solo 9 traders controllano il 75% del commercio mondiale di cacao e hanno una grande influenza sui prezzi del cacao e sulla sostenibilità del settore.

Molti coltivatori di cacao e lavoratori agricoli vivono in condizioni di estrema povertà. In quattro dei cinque paesi produttori più grandi del mondo – Ghana, Costa d’Avorio, Camerun, Indonesia e Nigeria – i guadagni della maggior parte dei coltivatori di cacao sono al di sotto della soglia internazionale di estrema povertà.

Nella filiera del cacao c’è un grande problema di lavoro minorile. In Ghana e Costa d’Avorio, i bambini costituiscono un terzo della forza lavoro totale nella produzione di cacao: circa 1,56 milioni di bambini, il 45% dei minori che vivono nell’area, lavorano nella produzione di cacao. Nell’ambito sanitario, i problemi principali nella produzione del cacao riguardano l’esposizione a pesticidi e fertilizzanti, la malnutrizione e lo scarso accesso ai centri sanitari. Ci sono discriminazioni di genere, per cui le donne coltivatrici di cacao sono svantaggiate nell’accesso al credito, alla formazione, ai servizi di divulgazione, alle posizioni di leadership nelle organizzazioni di agricoltori e ai gruppi di lavoratori del cacao. Le donne lavoratrici guadagnano meno degli uomini.

Alla radice delle violazioni nella filiera del cacao c’è ancora l’iniqua distribuzione del valore. I coltivatori di cacao hanno scarso potere contrattuale. Marchi e rivenditori catturano il 90% del valore nelle catene di approvvigionamento del cacao, mentre solo il 7,5% va agli esportatori, ai piccoli agricoltori e ai lavoratori.

La causa alla base di tutti i problemi è poi la povertà in cui versano le famiglie contadine. Il cacao è anche una coltura altamente sensibile alla siccità quindi risente dei cambiamenti climatici.

 

Fairtrade risk map, coffee, 2023. Fonte: https://riskmap.fairtrade.net/

 

Quello che si nasconde dentro una tazzina di caffè

Circa il 95% delle piantagioni di caffè ha una superficie inferiore a 5 ettari (pari a 7 campi da calcio). Le piccole aziende agricole producono circa i tre quarti del caffè mondiale. Il restante quarto è prodotto da grandi piantagioni di caffè. I piccoli proprietari hanno però scarso potere negoziale nelle filiere del caffè, dominate da grandi torrefattori e commercianti. Nel 2019 solo cinque commercianti di caffè controllavano la metà del caffè verde globale, mentre più di un terzo del caffè mondiale era tostato dai primi 10 torrefattori.

I piccoli coltivatori di caffè faticano a guadagnare abbastanza per uno standard di vita dignitoso. In 17 paesi produttori di caffè c’è lavoro minorile. Le aree di coltivazione del caffè sono fra gli ecosistemi più ricchi al mondo di biodiversità, minacciata però dal cambiamento climatico che spinge le piantagioni verso nuove aree. Entro il 2050 si prevede così che i principali paesi produttori di caffè perderanno dal 30 al 60% della terra adatta alla coltivazione del caffè.

Ancora una volta, uno dei problemi è il basso reddito. I prezzi del caffè sono molto volatili. Nel periodo 2016-2019, il calo dei prezzi del caffè ha spinto nella povertà diversi coltivatori di caffè mentre, più di recente, i produttori si sono scontrati con l’aumento dei costi di produzioni e le condizioni meteo avverse, come il gelo in Sud America. La maggioranza dei lavori nelle piantagioni di caffè sono stagionali, informali, pagati a giornata e pagati meno del salario minimo.

A livello ambientale, la ricerca di aree di coltivazione del caffè sta causando deforestazione e perdita di biodiversità. Le coltivazioni di caffè possono contribuire al riscaldamento globale attraverso l’uso di fertilizzanti azotati, la deforestazione. Dopo la pandemia, sono aumentate le criticità legate al lavoro minorile e al mancato rispetto dei diritti dei bambini.

Anche nella filiera del caffè, alla radice dei problemi ci sono l’iniqua distribuzione del valore – con i guadagni che vanno soprattutto a torrefattori, rivenditori e commercianti – e la suscettibilità al cambiamento climatico. In molte regioni, i coltivatori di caffè sono alle prese con una crescente scarsità d’acqua, con eventi meteorologici estremi, parassiti e malattie delle piante che riducono i raccolti di caffè e riducono i mezzi di sussistenza dei coltivatori.


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