Testamento biologico, ai Comuni nessuna discrezionalità. Il caso di un cittadino campano

Testamento biologico, Tribunale di Napoli: ai Comuni nessuna discrezionalità

Il Tribunale di Napoli si è espresso in materia di testamento biologico e ha ribadito, tramite un’ordinanza, che l’Ufficiale di Stato Civile non può rifiutarsi di ricevere le disposizioni anticipate di trattamento. L’Ass. Luca Coscioni riferisce il caso di un cittadino campano

Il Tribunale di Napoli si è espresso in materia di testamento biologico e ha ribadito, tramite un’ordinanza, che l’Ufficiale di Stato Civile non può rifiutarsi di ricevere le disposizioni anticipate di trattamento. È quanto si apprende dall’Associazione Luca Coscioni, alla quale si era rivolto un cittadino campano.

Testamento biologico, la vicenda di un cittadino di Napoli

Un cittadino di Napoli che si era visto rifiutare dall’Ufficiale di Stato Civile del suo Comune il ricevimento di una Disposizione Anticipata di Trattamento (D.A.T.) si è rivolto, con il patrocinio dell’Associazione Luca Coscioni – realtà attiva a livello internazionale a tutela del diritto alla Scienza e alla Salute – al Tribunale di Napoli e ha ottenuto l’annotazione della D.A.T. nel Registro dei Testamenti Biologici.

“La decisione che interviene dopo più di due anni dall’entrata in vigore della legge 219/2017 (Norme in materia di consenso informato e disposizioni anticipate di trattamento) costituisce un importante precedente – spiega l’Associazione Luca Coscioni – perché riconosce che l’Ufficiale di Stato Civile non può rifiutare il ricevimento di una Disposizione Anticipata di Trattamento, in quanto la materia “non è connotata da alcuna discrezionalità della P.A.” e “il rifiuto di adempiere” incidendo “nella sfera giuridica del destinatario” contrasterebbe con il suo diritto ad autodeterminarsi”.

Cosa prevede la norma

L’Associazione spiega che la norma cui all’art. 4 comma 1,  L. 219/2017  prevede infatti che “ogni persona maggiorenne, capace di intendere e di volere, in previsione di una eventuale futura incapacità di autodeterminarsi può, attraverso disposizioni anticipate di trattamento (DAT), esprimere le proprie convinzioni e preferenze in materia di trattamenti sanitari, nonché il consenso o il rifiuto rispetto a scelte diagnostiche o terapeutiche e a singoli trattamenti sanitari, comprese le pratiche di nutrizione e idratazione artificiali, e può procedere alla nomina di un fiduciario che ne faccia le veci e la rappresenti nella relazione con il medico e con le strutture sanitarie”.

Testamento biologico
Testamento biologico

 

Il comma 6 del predetto articolo, inoltre, dispone che “le DAT devono essere redatte per atto pubblico o per scrittura privata autenticata. Ovvero per scrittura privata consegnata personalmente dal disponente presso l’ufficio dello stato civile del Comune di residenza del disponente medesimo che provvede all’annotazione in apposito registro ove istituito oppure presso le strutture sanitarie, quando ricorrono i presupposti di cui al comma 7”.

Testamento biologico, un precedente importante

“L’assenza assoluta di campagne informative ha determinato in questi mesi anche situazioni in cui gli uffici preposti in alcuni comuni non hanno accettato il deposito delle DAT, in piena violazione di legge, e casi in cui gli ostacoli dovuti all’accesso agli uffici causa COVID determinano ritardi per persone che hanno necessità di un deposito immediato”, dichiara Filomena Gallo, segretario Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica.

“Ci siamo rivolti ai tribunali e una prima decisione ha condannato il Comune di Napoli – prosegue Filomena Gallo – poiché l’Ufficiale di stato civile non può apporre nessun rifiuto al ricevimento di una disposizione anticipata di volontà, in quanto la materia non è connotata da nessuna discrezionalità della Pubblica Amministrazione. Questa decisione è un precedente importante, perché a distanza di tre anni dall’entrata in vigore di una legge di portata fondamentale nelle scelte di fine vita, afferma che la legge va applicata per garantire esercizio di diritti fondamentali tutelati dalla legge sulle DAT“.

“Siamo pronti – conclude – a dare seguito ad altre azioni con le persone che ci segnalano singoli aspetti di mancata applicazione delle DAT fin dal deposito, inserimento nella Banca Dati nazionale e osservanza delle DAT da parte di medici e personale medico. Il periodo di organizzazione per la piena applicazione della Legge 219/17 dopo tre anni è ampiamente superato.”

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