EggTrack 2025, CIWF: in Italia andamento positivo verso l’eliminazione delle gabbie dalle filiere di uova
Secondo il report EggTrack 2025, in Italia la transizione nella GDO appare ormai consolidata, mentre restano margini di miglioramento e alcuni ritardi nella ristorazione collettiva e commerciale, soprattutto sul fronte della trasparenza e dell’estensione degli impegni alle uova usate come ingrediente
EggTrack 2025, CIWF: in Italia andamento positivo verso l'eliminazione delle gabbie dalle filiere di uova (foto Pixabay)
Prosegue positivamente il processo di eliminazione delle gabbie dalle filiere di uova: è quanto emerso dall’edizione 2025 di EggTrack, il report globale di Compassion in World Farming (CIWF), che monitora i progressi delle principali aziende alimentari globali verso l’eliminazione delle gabbie.
Quest’anno il report assume una particolare rilevanza: il 2025, infatti, rappresenta la scadenza che centinaia di aziende si erano date pubblicamente, quasi un decennio fa, per tradurre le proprie promesse in realtà.
CIWF sottolinea che alcune realtà di rilievo restano escluse dall’analisi di EggTrack, non avendo ancora reso pubblica una posizione sul superamento delle gabbie nelle proprie filiere di approvvigionamento di uova.
EggTrack 2025, i dati emersi dal report
Quest’anno il report ha monitorato 852 impegni assunti da 602 aziende operanti in Europa, Nord America e nella regione Asia-Pacifico, registrando un incremento della percentuale media di transizione verso sistemi alternativi alle gabbie, che è passata dal 75% del 2023 all’85% del 2025. Quasi il 30% delle aziende analizzate (168 entità globali) ha completato con successo la transizione su tutto il proprio approvvigionamento.
Tuttavia, l’analisi approfondita rivela che il completamento della transizione entro i tempi stabiliti rappresenta ancora una sfida commerciale complessa: dei 415 impegni globali che scadevano nel 2025, solo il 48% (198 impegni) è stato interamente soddisfatto.
Inoltre desta allarme la retromarcia di 50 aziende che hanno rimosso i propri impegni dalle comunicazioni pubbliche nell’ultimo anno, interrompendo una rendicontazione trasparente.
In questo scenario, “le aziende europee incluse nel report continuano a fare da apripista, con una percentuale media di transizione verso i sistemi senza gabbie che raggiunge il 94% (rispetto all’80% del 2023), un risultato – sottolinea CIWF – sostenuto da una forte maturità del mercato e dall’attesa evoluzione della normativa”.
La situazione in Italia
Anche l’Italia conferma questo andamento positivo: le 36 aziende monitorate, per un totale di 70 impegni, registrano una percentuale media di transizione del 98,8%. Di queste, 16 hanno già completato il passaggio al 100% di uova da sistemi non in gabbia sul totale delle proprie filiere di approvvigionamento.
In particolare – si legge – emerge che “la GDO italiana guida la transizione. Nel 2025, Carrefour, Esselunga e Iper (già al 100% senza gabbie per le uova in guscio) hanno completato il passaggio al 100% di uova usate come ingrediente nei prodotti a marchio senza gabbie, raggiungendo Aldi, Bennet, Conad, Coop, Despar, Gruppo Selex, Lidl e Unes, che avevano già eliminato le gabbie da tutta la loro offerta. Nell’ultimo anno, Lidl ha inoltre finalizzato con successo l’eliminazione dei sistemi combinati”.
Mentre “Eurospin, Gruppo Pam e IN’S Mercato, pur avendo eliminato le gabbie per le uova in guscio, rimangono gli unici supermercati a non avere esteso i propri impegni alle uova usate come ingrediente“.
Il settore della ristorazione mostra ancora ampi margini di miglioramento. “Gli impegni formali – spiega CIWF – restano limitati sul territorio nazionale, dove solo due catene di ristorazione commerciale nazionali, Chef Express e Flunch Italia, dispongono di una policy pubblica”.
Per quanto riguarda la ristorazione collettiva, “solo Markas e CIRFOOD risultano aver raggiunto, ormai da qualche anno, il 100% dei rispettivi impegni su uova in guscio e ovoprodotti, senza tuttavia includere le uova usate come ingrediente. Gruppo Pellegrini si distingue positivamente per aver esteso il proprio impegno anche a questa categoria, avendo già raggiunto il 100% per le uova in guscio e il 99% per gli ovoprodotti”.
Al contrario, diverse realtà presentano ritardi nel raggiungimento dei propri obiettivi: “CAMST ha mancato la scadenza formale del 2025 prevista inizialmente per il proprio impegno. L’azienda ha tuttavia eliminato l’uso delle gabbie per gli acquisti gestiti direttamente dalla propria piattaforma distributiva, attestandosi su un avanzamento complessivo dell’82% per le uova in guscio e del 55% per gli ovoprodotti. Marr non rendiconta pubblicamente i dati sull’avanzamento della transizione e ha posticipato la propria scadenza dal 2025 al 2030, senza presentare una tabella di marcia”.
Quanto alle aziende italiane della trasformazione incluse nel report, “la maggior parte ha completato la propria transizione, mentre le rimanenti si trovano nella fase finale di completamento. Si tratta di un segnale positivo, trattandosi di uova “nascoste” in dolci, paste all’uovo e prodotti da forno”.
Sul fronte dei produttori, invece, “solo tre realtà italiane hanno finora assunto un impegno pubblico: l’ultimo report ha visto l’ingresso di Cascina Italia, mentre Sabbatani appare ormai prossima al completamento del proprio percorso. Eurovo continua invece la transizione negli allevamenti di proprietà in Italia e in Europa, seppure con tempistiche più lunghe rispetto all’impegno iniziale”.
