Esenzione bollo auto, la misura non convince le associazioni dei consumatori

Le associazioni dei consumatori esprimono dubbi sulla misura approvata dal Consiglio dei Ministri. Il Codacons chiede chiarimenti sulla platea realmente interessata dal provvedimento

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Esenzione bollo auto, la misura non convince le associazioni dei consumatori

Il Consiglio dei Ministri ha approvato, per il 2027, l’esenzione dal pagamento del bollo per un veicolo, a determinate condizioni.

Ma la misura adottata dal Governo non convince del tutto le associazioni dei consumatori.

Esenzione bollo auto, i dubbi delle associazioni

“La scelta nefasta di non frenare più i rincari dei carburanti, sostituendo la misura con il taglio del bollo, avrà pesanti ricadute sull’inflazione, dato che il bollo è ininfluente rispetto alla dinamica dei prezzi. Il che vuol dire che la scelta del Governo colpirà soprattutto i ceti più bassi e, aggiungiamo noi, il ceto medio visto l’impoverimento di quest’ultimo dall’introduzione dell’euro a oggi”, afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.

Secondo i calcoli dell’UNC “il risparmio sul bollo auto sarà pari in media a poco meno di 163 euro a veicolo. Peccato che – sottolinea Dona – l’inflazione di ieri, +3,3%, su base annua costi mediamente 882 euro a famiglia, ossia 719 euro in più. Se calcoliamo il caso di famiglie con 2 veicoli intestati a persone diverse, il taglio del bollo arriva a 325 euro. Ma se confrontiamo questo beneficio con la famiglia che per logica è più probabile abbia due auto, ossia una coppia con 1 figlio, allora si ha una maggior stangata pari a 795 euro. Infine, se consideriamo il caso limite di una famiglia con 3 veicoli intestati a 3 persone diverse, a fronte di uno sgravio fiscale di 488 euro, escono comunque dalle tasche 711 euro in più, visto il rialzo del costo della vita di 1199 euro”.

Assoutenti accoglie positivamente l’annuncio del Governo relativo all’esenzione dal bollo automobilistico prevista per il 2027. Tuttavia, per l’associazione, la discussione sulla fiscalità legata alla mobilità dovrebbe essere l’occasione per affrontare anche un altro tema strategico: il costo dei carburanti sostenuto dalle aziende, pubbliche e private, che effettuano servizi di trasporto pubblico locale sulla base di contratti di servizio affidati dagli enti pubblici.

“Esistono già strumenti di riduzione dell’accisa sul gasolio commerciale e sono stati introdotti anche interventi straordinari per compensare parte dell’aumento dei carburanti – afferma Gabriele Melluso, Presidente nazionale di Assoutenti. – Ma occorre iniziare a ragionare su un sistema strutturale, stabile e specificamente calibrato sul trasporto pubblico locale. Defiscalizzare o ridurre in maniera strutturale la componente fiscale dei carburanti utilizzati per il TPL significherebbe sostenere non semplicemente le aziende di trasporto, ma milioni di cittadini che ogni giorno utilizzano autobus e mezzi pubblici per andare al lavoro, a scuola, all’università o per accedere ai servizi essenziali.”

Sulla questione è intervenuta anche Anna Rea, Presidente nazionale di Adoc: “ci auguriamo che questo sgravio non si trasformi nell’ennesima beffa: il timore concreto è che il mancato gettito regionale venga compensato da nuovi rincari o dall’aumento delle addizionali e dei tributi locali, già pesantissimi per le famiglie. Abolire la tassa di possesso su mezzi di piccola cilindrata è un passo equo solo se diventa un provvedimento strutturale. Se dovesse rivelarsi la solita misura spot della durata di appena un anno, non produrrebbe alcun reale beneficio duraturo. Inoltre, dobbiamo essere onesti: il risparmio sul bollo rappresenta solo una goccia nel mare rispetto all’emorragia economica causata dal carovita, dall’impennata dei carburanti e dalla morsa dei rincari energetici”.

“Mentre i cittadini faticano ad arrivare a fine mese, c’è chi continua a registrare guadagni record. Le risorse vanno reperite lì dove ci sono: tassando gli extraprofitti delle società petrolifere e dell’energia per redistribuirle ai consumatori. Al contempo – conclude Anna Rea – non è più tollerabile alcun freno sulla transizione ecologica”.

Codacons: i numeri non tornano

Anche il Codacons esprime dubbi sulla misura approvata: “l’addio al bollo auto del 2027 produrrebbe un beneficio teorico da circa 2 miliardi di euro all’anno per la collettività e modificare il mercato dell’automotive, ma sui numeri forniti dal governo qualcosa non torna, e aspettiamo chiarimenti sul merito del provvedimento varato ieri dal Consiglio dei ministri”.

“In base ai dati forniti dall’Aci in Italia ai fini tributari i veicoli circolanti sono circa 51 milioni – spiega il Codacons. – Tra questi rientrano motocicli, autovetture, autocarri, autobus, tutti mezzi assoggettati al pagamento del bollo. Spulciando i numeri forniti dalla banca dati del Siope, nel 2025 la tassa automobilistica ha portato nelle casse delle Regioni entrate per complessivi 7.179.222.333 euro, per un valore medio nazionale del bollo auto di circa 140,8 euro a veicolo (e senza considerare la quota di evasione, ossia i proprietari che, pur essendo tenuti al pagamento della tassa, non versano il bollo)”.

Secondo i calcoli dell’associazione “questo significa che, sulla platea calcolata dal governo di 14,5 milioni di veicoli interessati dal 2027 allo stop al bollo auto, il risparmio per la collettività ammonterebbe a circa 2,04 miliardi di euro all’anno. Un taglio che, se divenisse strutturale, potrebbe avere effetti sul mercato dell’automotive italiano, spingendo una fetta crescente di cittadini a optare per vetture più piccole e con potenza inferiore agli 80 kW, così da godere dell’esenzione fiscale”.

“Tuttavia – afferma il Codacons – sui numeri forniti dal governo qualcosa non torna: il dato secondo cui il 70% delle automobili attualmente in circolazione sarà interessato nel 2027 dalla misura fiscale non appare corretto, perché si scontra con l’ampiezza del parco auto italiano. Oggi infatti nel nostro Paese circolano quasi 41,2 milioni di autovetture (e 7,9 milioni di motocicli): ciò comporta che il taglio del bollo, secondo le percentuali fornite dall’esecutivo, dovrebbe applicarsi a circa 28,8 milioni di veicoli, se si considerano solo le automobili. Per tale motivo attendiamo chiarimenti dal governo sulla reale platea di automobilisti che dal prossimo anno godrà dello stop al bollo auto“.

Federconsumatori: alleggerendo lo sconto sulle accise, ricadute sui prezzi dei beni di largo consumo

“Il Governo con una mano dà (o almeno annuncia di dare) e con l’altra toglie – commenta Federconsumatori. – Mentre riduce, inspiegabilmente, il taglio sulle accise, per calmare gli animi degli automobilisti infuriati annuncia l’abolizione del bollo auto (per le auto con potenza entro gli 80 kW) dal 2027. Mentre la Presidente del Consiglio trionfa, dichiarando di aver abolito “la tassa più odiata dagli italiani” (un refrain già sentito, per chi non ha memoria breve), le regioni già tuonano contro la misura, che danneggerà le loro casse e rischia di incidere su una serie di servizi pubblici il cui accesso è già fortemente compromesso e, in molto casi, più che critico (sanità e diritto allo studio in primis)”.

Secondo i calcoli dell’associazione, “a conti fatti le famiglie non ci guadagnerebbero così tanto: a fronte di un maggior esborso, rispetto allo scorso anno, di oltre 638,00 euro per la voce relativa ai carburanti, risparmierebbero mediamente 218,00 euro di bollo (con una spesa che in genere varia dai 150 ai 300 euro annui)”.

“Pur di non mettere mano agli extraprofitti delle aziende energetiche (e non solo quelle) per finanziare un taglio congruo e realmente efficace delle accise sui carburanti – prosegue l’associazione – decide di distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica, riducendo al contempo lo sgravio, con allarmanti ricadute dirette e indirette per i cittadini. Un pieno di gasolio, infatti, costerà agli automobilisti: +57,60 euro in termini diretti per i pieni di gasolio; +64,80 euro annui a famiglia per via delle ricadute sul trasporto dei beni di largo consumo. A questo, ad accrescere le preoccupazioni, si sommano i rincari previsti sul fronte energetico, che appesantiranno le bollette in modo ancora più grave di quanto avevamo previsto“.

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